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Corriere del Mattino

Consumare meno e consumare meglio in nome della salvezza del pianeta

di Ronald Abbamonte 11/06/2020 14:30

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Da qualche tempo sentiamo sempre più spesso utilizzare termini come ecosostenibilità, impatto ambientale, energie alternative, scelte green. L’uso sempre più frequente nel lessico quotidiano testimonia un deciso interesse verso le tematiche ecologiche di sostenibilità dell’attuale sistema economico e produttivo e della necessità di armonizzarle alle chance di sopravvivenza del pianeta.
Sbirciando qua e là da diversi fonti autorevoli sembra indiscutibile che le istanze ecologiche sono non solo giustificate ma anche da tenere in primaria considerazione in tutte le scelte strutturali che riguarderanno il modo con cui sfruttare le risorse disponibili.
Il messaggio di fondo che si ricava leggendo alcuni dati è che l’attuale sistema di economia cosiddetta lineare non è sostenibile, sia perché le risorse naturali iniziano a scarseggiare, sia perché diventa sempre più complesso e dispendioso, in regime di scarsità, il loro utilizzo.
Un dato su tutti sembra allarmante. Secondo il Global Footprint Network, l'organizzazione di ricerca internazionale che tiene la contabilità dello sfruttamento delle risorse naturali (la cosiddetta"impronta ecologica" dell'uomo)nel 2019 già a Luglio il mondo avrebbe consumato tutte le risorse disponibili del pianeta. Da quel mese in poi l'umanità ha, in altri termini, cominciato a consumare più di quello che il pianeta riesce a riformare durante l'anno, bruciando così le risorse del futuro.
Secondo il Global Footprint Network, l'Italia ha raggiunto il suo Overshoot Day 2019 già il 15 maggio.Ciò significa che già a maggio il nostro paese avrebbe consumato tutte le risorse naturali che è in grado di riprodurre in un anno . Per soddisfare i consumi degli italiani, servono,cosi, le risorse di 4,7 paesi come l'Italia. In media, tutto il mondo nel 2019 ha consumato le risorse di 1,75 pianeti.
Per avere consapevolezza di quanto possa influire l’atteggiamento del singolo sulla salvaguardia del pianeta basta considerare che secondo un rapporto FAO, la sola alimentazione ha un impatto sull’ambiente superiore a quello del settore industriale e dei trasporti. La causa principale è legata al massiccio consumo di carni infatti la filiera produttiva dell’industria delle carni, contribuisce fino al 22 % dei gas serra prodotti annualmente dalla terra. In altre parole, ogni anno, la produzione e il consumo di carne emette circa 8 miliardi di tonnellate di CO2. Nella foresta amazzonica, l’88% della foresta abbattuta è stata adibita a pascolo. E la deforestazione continua a un ritmo sempre crescente. In soli 10 anni, la regione ha perso un’area pari a due volte il Portogallo. Gran parte di essa è diventata terra da pascolo. Le operazioni di taglio per il mercato del legno sono molto meno influenti sulla deforestazione rispetto alla produzione di carne.
Secondo il Programma di ricerca della fondazione Barilla pur parlando molto di sostenibilità a livello globale si commette l’errore di non associare il concetto all’alimentazione.La domanda di cibo rappresenta il 26% dell'impronta ecologica globale anche se, poi, ogni anno 1/3 di quel cibo, pari a 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti finisce sprecata o gettata. Solo in Italia, non vengono consumati 65 Kg/anno pro capite di alimenti.Una situazione che sta mettendo a rischio la sopravvivenza del nostro Pianeta rendendo indispensabile invertire il trend in nome di un approccio più sostenibile.
Sotto il profilo alimentare, grazie a semplici gesti quotidiani, sarebbe possibile attraverso la semplice riduzione del consumo di carne e con l’adozione di una dieta vegetariana contribuire a muovere in avanti di 15 giorni la data in cui l’umanità intera consuma l’interezza delle risorse prodotte dal pianeta in un anno. Se poi ogni cittadino del mondo riducesse del 50% gli sprechi alimentari quella data si sposterebbe di ulteriori 11 giorni. Questo trend virtuoso consentirebbe il raggiungimento del punto di parità tra consumo e produzione di risorse nel 2050.
Ma al di la della logica spietata dei numeri e delle poche rassicuranti proiezioni future è già un passo avanti, qualora si concretizzasse realmente, l’assunzione della consapevolezza di quanto possano incidere a livello globale le più semplici delle nostre abitudini quotidiane.
Assumere uno stile di vita in armonia con gli equilibri vitali del pianeta, oggi come oggi, non può considerarsi più una scelta discrezionale ma una vera e propria necessità inderogabile. Un primo passo avanti può sicuramente essere la responsabile consapevolezza generale di essere chiamati tutti a partecipare a un’inversione di tendenza in grado di consentire la sopravvivenza del pianeta. Questo vale molto di più del marketing ecologico delle aziende e del protagonismo, molte volte patetico,dei singoli.