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D. Fusaro «la mascherina è il simbolo di una nuova religione»

Diego Fusaro, opinionista e saggista italiano, è laureato in Filosofia della storia con il massimo dei voti, ha proseguito la sua carriera con dottorati e ricerche nel campo, e ha tenuto anche un seminario sulla figura di Antonio Gramsci presso...

Image credit: Behance


Fusaro, lei ha definito la mascherina come una cosa sacra, cosa intende?

La mascherina è un emblema che appartiene a una nuova religione, persino se consideriamo il lato medico ci sono alcuni che ritengono la mascherina fondamentale, altri sia utile oppure medici che dicono sia inutile o dannosa, bisognerebbe discuterne. Personalmente, credo che sia diventata così importante da un punto di vista sociale, che in alcune città come Milano la si indossa anche nei luoghi aperti. Non è più solo un oggetto, ma è un simbolo di una nuova religione, che deve manifestare anche sofferenza: rende faticosa la respirazione, non puoi parlare correttamente e ti rende omologato agli altri, è un simbolo.

 

Cosa ne pensa di questo lockdown? Sul suo blog lei sostiene che probabilmente a ottobre si avrà una ritorno del Covid. 

Beh, mentre parliamo la Corea del Sud già è tornata alla fase 1, in Germania alcune zone sono in lockdown a causa dei mattatoi, mentre non distante da noi, a Mondragone c’è un’intera zona rossa. Per trovare un modo per rappresentare questa pandemia, è come uno yo-yo: questo virus va e ritorna.

Inoltre io sono convinto anche che la pandemia sia un metodo di governo, dietro questo virus si è creata una razionalità politica di tipo autoritario.

Lei ha chiamato “visconte” il premier Giuseppe Conte, per quale motivo?

Sì, l’ho nominato “visconte giallo-fucsia dimezzato”: giallo-fucsia perché sono i colori dell’attuale governo, “visconte dimezzato” perché è il titolo di una nota opera di Italo Calvino, nella quale il protagonista, ovvero il visconte, è diviso in due: ha una parte buona e una cattiva, come il nostro premier che da una parte si dichiarava “avvocato del popolo”, e dall’altra “avvocato dei mercati”. Era lui che prima dichiarava “mai e poi mai al MES”, e poi ha iniziato a sostenerlo, lui è praticamente spaccato in due.

Lei pensa quindi che continueremo con questo lockdown?

Secondo me sì, c’è il rischio di un ritorno al lockdown, e in ogni caso le misure emergenziali dureranno ancora a lungo. Longs ha detto che arriveranno nuove pandemie, e uno studio di Harvard ha sottolineato che non ce ne libereremo fino al 2025. In generale durerà fino a quando non saremo in grado di abituarci a tutto questo.

Ti dirò di più, se hai mai viaggiato negli aeroporti prima del 2001 e dopo avrai notato subito delle differenze, dovute a numerosi attentati. Prima del 2001 non c’erano molti controlli, dopo le emergenze terroristiche queste misure non sono mai scomparse, e oggi sono ancora attive. Il problema di queste misure emergenziali è che col tempo non scompaiono, si cronicizzano.

Cosa ne pensa della Chiesa che ha accettato l’idea di non fare funzioni?

Io sono stato ultimamente ad una celebrazione commemorativa che si è tenuta in un parco e non in Chiesa per rispettare le misure del distanziamento sociale, e all’ingresso non c’era più l’acqua Santa ma c’era il gel sanificante, è una scena incredibile. Il parroco, invece, passava con i guanti a dare le ostie rigorosamente nelle mani dei fedeli. A mio giudizio la Chiesa ormai è succube della nuova “religione scientifica”, perché nel momento in cui rinuncia alle funzioni, rispetta le norme del distanziamento sociale o quando lo stesso Papa Bergoglio annuncia che bisogna obbedire a quello che stabiliscono i governi, ha rinunciato a se stessa di fatto.

Quindi questa “nuova chiesa” si sta avvicinando molto di più a quella anglicana?

No, è molto peggio. La chiesa vuole la riduzione verso una ridefinizione come una ONG fra le tante. La fede di Bergoglio è una fede lowcost, puoi essere un consumatore e un cristiano, non c’è più alcuna contraddizione, anzi la tua fede si manifesta nell’adesione ai canoni del politicamente corretto. Sei un buon cristiano se accetti l’immigrazionismo che porta allo sfruttamento di manodopera a basso costo, se accetti la globalizzazione, se sei contro le sovranità nazionali allora sei un buon cattolico.

 

Sara Esposito

Direttore Editoriale

Sara Esposito. Nasce a metà degli anni ’90 in provincia di Napoli. Laureata in lingue e culture straniere presso l’”Orientale” di Napoli, ad oggi continua i suoi studi, dedicandosi all’informazione e all’editoria. Ama leggere e inventare, ha diversi hobby. Nella vita di tutti giorni è una ragazza intraprendente, con tanta voglia di mettersi in gioco, di imparare e di riuscire. Tutti i suoi obbiettivi devono diventare traguardi, e con essi la voglia di affrontare nuove sfide ed esperienze.

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