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Delirio a Marassi dove è sufficiente lo 0-0 per conquistare la promozione, grazie al pareggio della Triestina a Piacenza

Image credit: Behance


Lacrime di felicità per Paolo Cannavaro e Marco Di Vaio.
10 giugno 2007 - Non ci credeva nessuno, e invece è successo. Genoa e Napoli salgono a braccetto in serie A come nel lontano 1962. E lo scontro fratricida che avrebbe costretto una delle due a rimettersi in gioco nei playoff si trasforma in una festa che durerà tutta la notte.

COPIONE - All’inizio c’è tensione. In campo e in tribuna, dove basta una notizia (falsa) del vantaggio della Triestina a Piacenza per scatenare un boato bipartisan, con maglie azzurre e rossoblù che s’intrecciano nel più illusorio degli abbracci. Il primo attacco è del Genoa ed era previsto, perché lo imponeva la classifica. Rossi trova spazi a destra, specie quando in zona arretra pure Leon per accompagnare l’azione. Savini arranca ma non si scompone, spalleggiato da Domizzi mentre il resto degli azzurri affonda i cingoli nella propria metà campo per ripartire in contropiede. Grava e Calaiò pizzicano più volte i tre centrali rossoblù, che sbandano quando in area c’è da coprire su Sosa, bravissimo a scegliere il tempo per lo stacco. Dalla testa del Pampa arriva la traversa del 19’; da Calaiò un’altra palla gol pulita (tiro di poco oltre la traversa al 25’). E’ il momento migliore del Napoli, che però non ne approfitta.

CAMBIO - La prima mossa la fa Gasperini. Non tanto per fermare l’emorragia a destra, ma per sostituire Coppola, infortunato, con Juric. Un cambio non previsto, che però capovolge l’inerzia della partita. In pochi minuti il Grifone guadagna equilibrio e assesta un paio di colpi pericolosi. Iezzo si salva sulla punizione di Leon e sul traversone basso di Masiello (su cui Di Vaio e Leon arrivano insieme, ostacolandosi), poi si fa aiutare dal palo quando De Rosa prova la deviazione su angolo.

EQUILIBRIO - Nell’intervallo Gasperini è costretto a togliere De Rosa, spostando Rossi in difesa con Galeoto esterno a destra. Reja aspetta, conosce il suo avversario (lo ha avuto come allievo a Pescara nel 1989) e alla fine ha ragione, anche se il Genoa costruisce la migliore opportunità del match (diagonale di Leon fuori di un soffio).

VIA RADIO - Da Piacenza arriva la notizia (stavolta fondata) del pareggio che spedirebbe tutti in serie A. Poco prima Reja aveva alzato il muro della diga, con Dalla Bona al posto di Gatti, fiutando il pericolo. Ma la fiammata centrale della ripresa, con Sosa ancora in versione albatros, si affievolisce assecondando il flusso di informazioni via radio.

BRIVIDI - Negli ultimi 20 minuti Gasperini si gioca l’asso. Adailton si piazza a destra, con Greco in mezzo e Leon arretrato di qualche metro. Comincia la fase peggiore per i tifosi, appesi alle radioline e aggrappati ai rispettivi portieri. Rubinho è strepitoso su Cannavaro (testa) e Bogliacino (sassata sulla ribattuta). Iezzo si supera quando Leon lo chiama da 25 metri con un tiro destinato a spegnersi sotto la traversa. I secondi passano lenti, tutti attendono notizie da Piacenza. E quando dall’Emilia giunge finalmente l’ok, l’invasione di campo anticipa il fischio finale di Rocchi, costretto a far sgombrare il campo per terminare regolarmente la partita. Un breve (ed evitabile) intermezzo. Prima della festa sfrenata.

 

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