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Dieci Opinioni su . . . Napoli-Juventus, finale di Coppa Italia

Image credit: Behance


Un ritorno così, forse, non lo avevamo nemmeno immaginato, ma soprattutto non avremmo mai immaginato un trionfo del genere per il Napoli nei freddi mesi dello scorso inverno. Invece, come spesso capita nel calcio, tutto si è ribaltato: un Napoli che sembrava alla fine di un un lungo ciclo torna a vincere un trofeo dopo 6 anni ed un percorso a dire poco eccezionale, il tutto sul campo, mentre la società pone le basi per creare il giusto ponte fra presente e futuro.

La vittoria della Coppa Italia della squadra di Gattuso contro la Juventus di Sarri non poteva esimerci del redigere le nostre . . . 

DIECI OPINIONI

1 - Juventus, manca la sostanza: per la seconda gara di fila i bianconeri vincono per più di mezz'ora nelle percentuali di possesso palla e nella predominanza territoriale, arrivando però a creare poco più di un tiro verso lo specchio. Nel frangente i bianconeri lasciano un po' troppo scoperto il fianco, tanto che solo un Buffon ancora da vertice anche a 42 anni, evita che finiscano sotto già a metà sfida.

2 - Sarri, punita la mancanza di coerenza: Quello sul tecnico su Sarri è un discorso molto delicato, ma, premesso questo, sembra proprio che gli dei del calcio si siano messi di traverso, forse per subirlo di un torto commesso. Quel torto, presunto, è forse rintracciabile nel suo improvviso cambio di fronte e di comportamente, passando dal capitano del popolo partenopeo al tecnico quasi ingessato della Juventus, da quello che voleva prendere il palazzo con forza e bellezza, dicendo che i rigori li davano solo a quelli con le maglia a strisce, per indossare le strisce ed cercare la strada più semplice per raggiungere il palazzo. La beffa, adesso, è che Sarri ha già fallito per due volte l'ingresso al palazzo dagli accessi laterali, con quello principale che è tutto da conquistare. In sintesi, sarà strano per lui pensare di aver lasciato la sua miglior creatura, il Napoli, per andare a "vincere" e "guadagnare facile" vedere vincere prima e contro di lui la sua ex creatura, restando ancora a bocca asciutta.

3 - La rivincita di ADL: in una tioseria passionale e complicata come quella partenopea resterà sempre un velo di critica verso il proprio presidente che, forse, solo la vittoria di uno scudetto potrebbe dissipare del tutto. Detto questo, De Laurentiis con la vittoria di ieri sera mette in bacheca il 4 trofeo in 16 anni, ai quali si devono aggiungere, di diritto, due promozioni e svariati record, basti pensare a quello di punti conquistati in campionato, numero di gol segnati in un campionato, il numero di vittorie conquiestate in campionato e il fatto che i vertici di 8 delle 12 classifiche individuali per numero di presenze e gol nella storia del club sono occupati da giocatori militanti sotto la sua gestione. Pensando al passato, non poi così lontano, prima di De Laurentis, partendo dalla retrocessione del 1998, possiamo dire che questa gestione va più che celebrata, considerando che con 4 trofei De Laurentiis è il secondo presidente più vincente nella storia del club alle spalle di Ferlaino con 7 trionfi. In ultimo aggiungiamo anche il rinnovo di Mertens, a dimostrazione che, se fosse solo per lui, i migliori resterebbero sempre, basta guardare la storia.

4 - Il morsi di Ringhio: arrivato fra l'incertezza generale in uno dei momenti più difficili dei 15 anni precedenti del Napoli, Gattuso ha scritto uno vera e propria impresa. Vincere questa Coppa eliminando Lazio, Inter e Juventus era impresa da poco, dare un'identità così forte ad una squadra che era allo sbando totale, ricordiamo la questione multe, era l'operazione più importante. Adesso si è ricreato un gruppo, un sodalizio, dall'alto verso il basso, dimostrato dai festeggiamenti. Speriamo che questo possa essere solo l'inizio di una bella e rigogliosa Era Gattuso.

5 - Alex Meret, l'eroe: in una gara tatticamente bloccata e dai pochi spunti, forse due dei migliori in campo sono stati i portieri. Buffon, in particolare nella ripresa, ha tenuto a galla la Juventus fino ai rigori. Meret si è imposto almeno due volte su Ronaldo, cancellando i precedenti e incerti due incroci con il portoghese. La prima parata dopo 5 minuti è stata essenziale, l'uscita in tempo sull'assist di Dybala altrettanto. Il sigillo il primo rigore parato. Una notte da sogno, da riscatto, da eroe. Diciamo anche che Meret si è comportato bene anche con i piedi, insomma, Gattuso dovrà un po' rivedere le gerarchie e i minutaggi dei suoi portieri.

6 - Il ritorno di Kalidou: con la Juventus arriva la riconsacrazione di Koulibaly dopo la buona gara contro l'Inter. Il senegalese cresce di minuto in minuto, tornando finalmente a quello di due anni fa. Finalmente la sensazione di avere un fuoriclasse assoluto davanti a Meret, coadiuvato da compagni straordinari, anche loro in crescita, in particolare il protagonista del prossimo punto.

7 - Il muro Maksimovic: la gara con l'Inter era stata quasi dominata a livello aereo dai due difensori del Napoli, che avevano però lasciato qualche spazio.  la vera rivelazione è il compagno di reparto, che annulla con tecnica e fisicità moltissime azioni sul fronte d'attacco centro-sinistro degli avversari, calciando poi un rigore pazzesco. Anche per loro una rinascita, una riscoperta, che potrà portare nelle prossime settimane a grandi risultati. Per il serbo anche una rivincita personale su un tecnico, Sarri, che l'aveva messo quasi alla porta, spedendolo gratuitamente a Praga, almeno per salvaguardare il grande investimento della società.

8 - Le lacrime di Josè: in questi anni molti hanno celebrato ed idolatrato Lavezzi, Hamsik, Higuain, Cavani, Mertens e così via. Molti grandi appassionati dei colori azzurri, però, hanno sempre riconosciuto la grandezza di un professionista esemplare, un giocatore tecnicamente e tatticamente di livello superiore, pronto a dare tutto per la vittoria di squadra, indispensabile per almeno tre allenatori, forse quattro. Questa notte, pur senza una grande prestazione, è la sua, almeno per quelle lacrime di gioia per un trionfo meritato al passo d'addio. Per noi questo ragazzo avrebbe meritato uno scudetto, qualche gioia continentale e anche più rispetto e apprezzamento da parte della sua Nazionale. Quello che ha conquistato per sempre, però, è sicuramente l'amore e il rispetto da parte di un intero popolo, quello napoletano.

9 - Mertens day: nota per il belga, non tanto per la prestazione, di grande sacrificio e di poca propensione offensiva, ma soprattutto per il rinnovo. L'ufficialità della notizia a poche ore della sfida ha galvanizzato tutto l'ambiente, dopo mesi di abbattimento, dubbi e perplessità, dovuti anche a quello che sembrava un inesorabile addio. In questi giorni la rinascita del Napoli si è incrociata come poche volte proprio con la carriera del belga, prima autore del gol numero 122 in maglia azzurra, che lo ha resa il miglior marcatore nella storia del club, poi il contratto ed infine la coppa. Che dire, lunga vita a Ciro Mertens a Napoli.

10 -  Il gruppo: c'è poco da dire, il calcio è uno sport di squadra. Per carità, a partire da Pele, forse anche da Di Stefano, da sempre alcuni grandi calciatori sono stati celebrati come eroi assoluti, vere divinità di questa disciplina, ma alla fine si vince in 11 e si perde in 11. Questo è il calcio di Gattuso, si difende insieme, si attacca insieme, si lotta insieme. L'emblema tattico di questo concetto è quello della compattezza, con una squadra capace di muoversi unita, stretta in pochi metri, in entrambe le fasi, riuscendo così a togliere spazi vitali all'avversario e a creare varchi lì dove non ci sono. Frutto di tutto questo è il concetto di gruppo, cosa che questa squadra è diventato, basta vedere certe immagini.

 

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