A che serve la letteratura nel 2019?

Intervista di un allievo anonimo ad un professore anonimo

 

-A che serve “ancora” la letteratura nel 2019? Ormai, il mondo si è evoluto, scrive ovunque senza che ci sia più bisogno della carta.

-Ecco, evoluzione è parola più appropriata di quanto pensi, se parliamo di letteratura, ma ha poco a che vedere con la carta e molto più con l’uomo. È la disciplina del protagonismo antropologico. La letteratura, infatti, non è che una riflessione sull’uomo, dell’uomo e per l’uomo, un’esternazione della sua stessa umanità, quella più fervida ed incontenibile, che non riesce a trattenere dentro di sé e che ha bisogno di fermare per sempre attraverso la scrittura.

-In che senso? Noi, però, leggiamo ancora poesie antiche ed incomprensibili sulla carta!

-Le leggiamo per capire l’evoluzione della lingua e il percorso che ci ha portato a quella attuale, ma anche e soprattutto per comprenderle e per scoprire che l’uomo è sempre lo stesso. Ovunque e comprensione sono altri due concetti essenziali. Scrivere ovunque “alla qualunque” certo non significa fare letteratura, ecco perché nel 2019, nonostante tutto, si studia ancora letteratura. L’ovunque letterario, non scaturisce da alcun tipo di qualunquismo, e piuttosto che il mezzo o il supporto di scrittura, contempla, al contrario, il fine, la destinazione universale di quell’umanità eccedente ed incontenibile, impressa per sempre da un tratto di penna.

-Che differenza c’è, allora? E perché è così importante fare letteratura, al punto che è ancora materia di studio obbligatoria a scuola oggi?

-Innanzitutto, fondamentale è distinguere i contesti. C’è una grande differenza che è quella che intercorre tra l’usare le parole e la scrittura- e più in generale una lingua- indiscriminatamente, in modo passivo, quasi abusandone senza consapevolezza e cognizione di causa; e l’usare tutto ciò come il patrimonio dell’uomo per esprimere se stesso, con la consapevolezza che le parole di una lingua attraverso la scrittura diventano strumenti preziosissimi di espressione e di comunicazione. Ne deriva, di conseguenza, un trattamento completamente diverso della lingua, la cui differenza principale è nella cura e nella passione che si impiegano, atte a renderla un’arte. La letteratura, è pertanto, un uso artistico della parola, quando questa smette di essere al servizio dell’uomo nei fini pratici della quotidianità, ma vede quello stesso al suo servizio, pronto ad impreziosirla e a valorizzarla con il suo ingegno. È, così, importante fare letteratura ancora oggi per riscoprire il valore della parola, pregna di significati indicibili, contro la banalizzazione e la sterilità ed è materia di studio obbligatoria perché l’espressione e la comunicazione sono bisogni esistenziali dell’uomo.

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