Alfieri, il ‘600 e Bossuet

Il critico Marzot propone un’originale ed interessante prospettiva di indagine sul pensiero di Vittorio Alfieri.  Invero, egli afferma che l’astigiano fu molto legato alla cultura del ‘600, anche se la maggior parte degli approfondimenti sulle opere alfieriane si sia concentrata sulle affinità tra lo   scrittore   piemontese   e   gli   illuministi. Il Marzot intende dimostrare, difatti, che l’Alfieri fosse influenzato molto dalla letteratura della Controriforma, prendendo spunto da essa, al di là delle apparenze. 

Giulio Marzot rileva che i sentimenti che più colpiscono nella scrittura di Alfieri sono l’amore e l’odio, i quali vengono trasmessi al lettore come voci e forme di un profondo sentire che si esprime con autorità e violenza. La forza di tali passioni, che l’autore   definisce   ‘forte   sentire’, è vicinissima a quella espressa dai commentatori di Tacito, Seneca e Plutarco operanti nell’epoca della Controriforma. In particolare, il Marzot si riferisce allo scrittore Traiano Boccalini che commentò Tacito ed amò Machiavelli, autori che sono proprio i punti di riferimento del pensiero politico di Alfieri. Il Boccalini, secondo l’opinione del critico, influì sull’astigiano, innanzitutto, per quanto concerne l’odio anti-tirannico, ma anche per la sua concezione di virtus che compendiava la franchezza e la risoluta difesa delle opinioni politiche.

Marzot evidenzia, poi, che, nel trattato Del Principe e delle lettere, la figura del letterato delineata dall’autore non rappresenta l’intellettuale realmente esistente al tempo dell’Alfieri, bensì una sorta di erudito “platonico e universale”. Si tratta di una figura ideale che si può rintracciare in quella tratteggiata dal Boccalini, ossia quella dello scrittore che, per mantenersi libero, doveva sapersi difendere dal principe e da sé stesso.  Il Marzot scrive, a tal proposito, che Boccalini sembra essere l’autore più vicino ai concetti ed anche allo stile dell’Alfieri perché, più volte, nella sua produzione, dichiara che, ove sussiste il principe assoluto, non può esserci spazio per il letterato indipendente. Lo studioso, inoltre, fa notare che, in Ragguagli dal Parnaso (1612-1613), Boccalini afferma che la condizione primaria della libertà dell’uomo è la nobiltà di sangue o la povertà poiché la prima porta in sé la ricchezza e la magnanimità, la seconda, invece, implica un animo puro. Come più volte è stato sottolineato, nell’opera Del principe e delle lettere, Alfieri addirittura consiglia a chi ha talento di astenersi dal poetare, per non corrompere il proprio genio dandolo in pasto ai potenti: sono queste, dunque, le opinioni secentesche più vicine all’Alfieri. Si evince, quindi, che l’astigiano riprenda tali concetti, rielaborandoli ed adattandoli alla propria sensibilità: ciò si può anche riscontrare, ad esempio, quando, nel suddetto trattato, l’autore piemontese esalta i profeti ed i santi martiri, tenendo certamente presente la tradizione agiografica seicentesca. 

Marzot, inoltre, suggerisce di verificare l’influenza esercitata dalla Politique tirée des propres paroles de l’Écriture Sainte (1709) di Jacques Bénigne Bossuet sull’opera alfieriana. Vescovo cattolico, teologo e predicatore, cappellano alla corte di Luigi XIV, istitutore di questi sino alla maggiore età e, poi, maestro del Delfino Luigi di Francia, figlio del suddetto re, Bossuet è il teorico della monarchia di diritto divino. Su tale concezione, egli basa l’elaborazione dell’opera destinata all’educazione dell’erede al trono, ossia la Politica tratta dalla Sacra Scrittura.  Il significato del testo risiede tutto nella giustificazione della monarchia assoluta in base alla nozione di diritto divino: tale concetto, ovviamente, rappresenta la legittimazione del potere assoluto di Luigi XIV. Sin qui, come si evince, nulla di più lontano dalla mentalità di Alfieri, anche perché, se lo scrittore astigiano ha una   visione   totalmente   laica   della politica, l’originalità del lavoro del vescovo francese consiste nel fatto che, per dimostrare le proprie tesi, egli si serve di citazioni bibliche, e che la propria opera ha un orientamento tutto religioso.  Al di là di queste macroscopiche differenze, però, si nota che sia l’impianto della Politique che quello Del principe e delle lettere è improntato su un metodo estremamente razionale. Entrambi i trattatisti, poi, illustrano con grande ammirazione, la figura di Giulio Cesare esaltata sia come lucido condottiero sia come scrittore dallo stile semplice e lineare.  Aspetto importante, comune ad entrambi i pensatori, è la fiducia riposta nella legislazione statale poiché le leggi, chiare e razionali, devono costituire la base di uno stato civile. L’articolo quarto del primo tomo del trattato di Bossuet, ad esempio, chiarisce la necessità di autoregolamentazione di uno stato attraverso le leggi. Nella quarta proposizione, difatti, l’autore francese scrive che la grandezza di un re si esprime proprio mediante la legislazione e che essa deve essere basata sulla razionalità, cosa che assume un rilievo particolare per un sostenitore dell’assolutismo. Più avanti, non a caso, egli sottolinea nella propria opera i rischi e i danni di un regime arbitrario, senza regole ed incurante delle leggi, poiché in esso conterebbe solo la volontà del   princeps   che, in tal   caso, si comporterebbe come un tiranno.

Particolarmente cara a Bossuet, inoltre, è la tematica del rispetto della proprietà privata dei cittadini e, più volte, nell’opera redatta per il Delfino, insiste sul fatto che un buon sovrano non deve opprimere il popolo con   un’ingiusta   pressione   fiscale.   Ciò che però avvicina Bossuet alla tipologia di letterato ideato da Alfieri, nel trattato Del principe e delle lettere, è il suo stesso atteggiamento e comportamento alla corte francese. Stipendiato dalla curia, viene chiamato da Anna d’Austria in persona, la regina madre, a causa della sua fama di oratore, perché predicasse durante la Quaresima del febbraio del 1662. Fin dal suo primo ingresso alla corte di Francia, Bossuet si mostra severo e nient’affatto disposto a cedere ad un atteggiamento servile nei confronti del giovane sovrano.  Invero, nella cappella del Louvre, al cospetto del Re Sole, rivolge la predica a tutti gli spettatori, senza alcuna distinzione, come se il sovrano non fosse presente. Soltanto   alla   fine   del discorso Bossuet indirizza l’attenzione direttamente a Luigi XIV, dicendo che ogni cristiano deve abbandonarsi alla volontà di Dio, con spirito di sacrificio, qualunque carica politica ricopra o qualunque attività sociale svolga. Proprio ai sovrani terreni, infatti, aggiunge il predicatore in quell’occasione, spetta il dovere di ispirarsi alla figura di Gesù Cristo affinché siano leali e giusti e non si lascino lusingare dai cortigiani. Notevole è il fatto che, nel suo primo discorso ufficiale, Bossuet risulti completamente privo di lusinghe nei confronti del Re Sole, il sovrano più potente di quell’epoca, poiché il suo sermone evita assolutamente ogni tipo di captatio  benevolentiae.  Bisogna sottolineare, pertanto, che Luigi XIV sopportò malvolentieri la presenza di Bossuet, ritenendola scomoda ed arriva al punto di impedirgli di predicare a corte. Da quel momento in poi, per il vescovo, i rapporti con il potere furono sempre ambigui e complessi, dietro l’apparente disponibilità dell’ossequio formale.

Dunque, si può concludere che la figura di Bossuet incarna l’ideale dello scrittore sublime di Alfieri, pur nel contesto della propria epoca e del proprio ruolo religioso.

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Corriere della Campania senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente. Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. Per coprire i costi del Corriere della Campania e pagare tutti i collaboratori e per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo. Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana. A breve potrai fare la tua donazione. Grazie

commentA

Leave a reply

Message *

Name *

Email *

advertisement
advertisement