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Rifiuti tossici in mare e sversamenti di liquami, l'ARPAC traccia una mappa geografica dei siti incriminati in Campania

di Rita La Monica 29/07/2020 22:00

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Come ogni anno di questi tempi il mare è sotto i riflettori. I bagnanti lo vorrebbero limpido e pulito ma si scontrano inevitabilmente come da copione con l'inquinamento provocato dagli sversamenti illegali di liquami tossici. In questa stagione però è saltato subito all'occhio un particolare: il mare cristallino dei mesi passati. Durante il periodo del lockdown il mare di tutta Italia aveva un colore che forse poteva ricordare solo la generazione di persone più adulte. Giravano sul web immagini di acque turchesi e trasparenti in posti dove solitamente l'acqua è sporca e inquinata. Queste cartoline dal web arrivavano proprio nello stesso momento in cui molte fabbriche erano chiuse. Allora viene spontaneo chiedersi se il mare caraibico fotografato in Campania capiti appositamente proprio in coincidenza della chiusura di molte industrie o è solo un caso. L'Agenzia Regionale Protezione Ambientale Campania ha deciso di indagare e fornire un quadro preciso della situazione, che può essere uno strumento utile ai vacanzieri, alle istituzione e agli impianti di depurazione. L'ARPAC infatti ha pubblicato proprio in questi giorni un importante censimento riguardante gli scarichi costieri fuori norma in Campania. I dati sono chiari ed esaustivi, ad oggi ci sono 475 siti inquinanti lungo le coste del territorio campano. È stato fatto un gran lavoro dall'ARPAC che oltre ad individuare le fonti di inquinamento della costiera campana, le ha catalogate e classificate in un database composto da uno schema con i vari tipi di scarichi e l'impatto ambientale che provocano. I siti inquinanti sono classificati con una scala dei colori che va dal rosso al grigio per rappresentare i diversi livelli di gravità e la tipologia di sversamento in mare. Le tipologie di scarichi inquinanti sono gli scarichi privi di depurazione posizionati lungo la costa, gli scarichi privi di depurazione convogliati in condotte sottomarine e tubi di troppo. La ricerca è messa nero su bianco in modo del tutto particolare, l'ARPAC ha redatto anche una mappa di facile consultazione per geolocalizzare le zone incriminate. Il monitoraggio condotto dall'ARPAC è aggiornato fino a maggio 2020 ma l'ente di protezione ambientale rassicura i bagnanti con un costante aggiornamento della situazione.