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“Il mio nome è Ayrton e faccio il pilota.....”

di Ronald Abbamonte 25/03/2020 14:43

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"Il mio nome è Ayrton e faccio il pilota….”sono le parole del  brano dedicato al campione brasiliano da Lucio Dalla che testimoniano  il fascino che quel personaggio, schivo e riservato, era in grado di suscitare nell’immaginario collettivo. Qualche giorno fa avrebbe compiuto 60 anni e a ben 26 anni da quella maledetta domenica del maggio 1994 , quando alla curva del Tamburello la sua vita volò via lasciando il posto al ricordo e alla sua leggenda.

Personaggio lontano dallo stereotipo comune del campione, allo sguardo malinconico dell’uomo si  accompagnava il perfezionismo quasi maniacale e la genialità del pilota. Lo abbiamo amato tutti per quel modo pacato di porsi sotto la luce della popolarità e del successo senza esaltazioni e senza esagerazioni ma conservando quella profonda normalità.

Scoprì ben presto la sua predisposizione verso il mondo dei motori e le sue qualità di vincente quando a soli 13 anni, nel mondo dei Kart, vinse all’esordio il Campionato Junior in Brasile. In formula uno arrivò nel 1984 sfruttando la chance che gli fu offerta da una scuderia di secondo piano, la Toleman .

Dieci anni di Formula 1, dal 1984 al triste epilogo del primo maggio del 1994 alla guida della FW 16 Williams. Fu proprio alla guida di quella modesta vettura che Ayrton fece intravedere un po' a tutti le sue capacità, realizzando risultati ben al di sopra di ogni aspettativa. Da quel momento iniziò il suo decennio da protagonista  con 41 GP vinti su 161 disputati, 65 pole position e 610 punti iridati realizzati che gli valsero la conquista di ben tre titoli mondiali nel 1988, 1990 e 1991.

Tutta la sua carriera in formula 1 fu caratterizzata dal dualismo con Alain Prost, che diede vita a una delle pagine più eccitanti di questo sport. Rivalità che toccò l’apice quando entrambi si trovarono a guidare la fantastica Mc Laren del 1988, vettura notevolmente superiore rispetto a tutte le altre,che fece di quel mondiale una lotta a due senza esclusione di colpi. Fu uno dei campionati del mondo più emozionanti della storia di questo sport, ricco di colpi di scena e di qualche colpo “basso” proprio adopera del brasiliano. Quel campionato si decise alla penultima gara a Suzuka. Una delle gare più belle di Ayrton che riuscì ad aggiudicarsi il mondiale dopo un emozionante vittoria in rimonta dopo essere finito a metà del gruppo complice un errore in partenza.

Il secondo mondiale arrivò due anni più tardi grazie ai 78 punti realizzati che gli consentirono un discreto vantaggio finale rispetto all’eterno rivale Prost passato nel frattempo alla Ferrari. Fu un anno di accese polemiche tra Ayrton e la FISA presieduta da Jean Marie Balestre al quale il pilota brasiliano rimproverava di aver manipolato l’esito della stagione precedente a vantaggio di Prost. Anche in questo mondiale fu Suzuka il teatro della resa dei conti finale e la sfida fu decisa da un vero e proprio speronamento di Senna ai danni di Prost a 270 km orari.

Nel 1991 arrivò il terzo mondiale vinto in maniera netta anche grazie ai problemi tecnici di tutte le scuderie concorrenti. Particolare, in quella stagione fu la vittoria in Brasile. In quell’occasione Ayrton diede prova di tutta la sua grandezza riuscendo a vincere la gara addirittura con un cambio che gli consentiva solo ed esclusivamente della sesta.

Fu l’ultimo mondiale conquistato a coronamento di una carriera sicuramente troppo breve per aggiungere altri riconoscimenti. Carriera che si concluse tragicamente nella prova di Imola quando la sua Williams finì ad elevatissima velocità contro il muro di bordo pista.

Non ci fu molto da fare, i traumi subiti furono tali da renderne impossibile la sopravvivenza.

Probabilmente fu in quella curva che morì il campione e nacque il mito e il ricordo indelebile di quella faccia da bravo ragazzo con lo sguardo triste.