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Grande Torino: dalla leggenda alla tragedia

di Francesco Piscopo 20/03/2020 20:00

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Una delle più grandi tragedie della storia del calcio è sicuramente quella legata al “Grande Torino”, avvenuta a Superga nel 1949.

La nascita vera e propria del Grande Torino, può ricondursi all’estate del 1939, quando Ferruccio Novo, ex giocatore granata divenne nuovo presidente dell’AC Torino.

Nei due anni successivi, i piemontesi si posizionarono al sesto e settimo posto in campionato e nel frattempo, la dirigenza torinese, mise a segno diversi colpi di mercato: prima Ossola (acquistato dal Varese) e dopo Ferraris II, Romeo Menti, Bodoira, Borel e Gabetto; questi ultimi tre, provenienti proprio dai “cugini” bianconeri.

Nel 1943 vennero acquistati Mazzola e Loik per più di un milione di lire, cifra piuttosto rilevante ai tempi. Poco più tardi si aggiunse Grezar, mediano, all’ora venticinquenne, acquistato dalla Triestina. Fu così che nacque l’undici titolare del Grande Torino.

Il toro vinse il campionato della stagione 1942/43, prima che le successive due competizioni vennero annullate per cause belliche.

Nel 1945, terminata la Seconda Guerra Mondiale ed il Torino, vinse il secondo secondo campionato consecutivo all’ultima giornata. I granata ed i bianconeri erano primi, entrambi in testa alla classifica. Nell’ultimo incontro, la Juventus non andò oltre l’1-1 a Napoli mentre il Torino si aggiudicò lo scudetto nella schiacciante vittoria per 9-1 contro la Pro Livornese.

Anche i campionati 1946/47 e 1947/48 andarono a gonfie vele per i tori, che portarono a casa altri due titoli di campione d’Italia. In quegli anni ritornò Romeo Menti, ceduto in prestito prima al Milan, poi allo Stabia ed infine alla Fiorentina.

Menti, insieme a Mazzola e Gabetto, trascinò il Grande Torino fino al quel famoso 4 maggio 1949.

Il Torino, quella sera, era in Portogallo per giocare una partita amichevole contro il Benfica di Ferreira. La partità finì 4-3 per i padroni di casa, con i gol di Ossola, Bongiorni e Menti su penalty, per i granata.

Al rientro da Lisbona, l’aereo FIAT G.212, si schiantò sulla collina di Superga, nel torinese, in seguito ad una fitta nebbia che fece perdere visione e controllo del veivolo al pilota.

Non ci fu scampo per nessuno, infatti, in seguito all’impatto, persero la vita tutti i membri dello staff del Torino, giornalisti ed equipaggio. Non parteciparono, invece, al match contro i lusitani, Tomà per infortunio ed il secondo portiere Renato Gandolfi. Anche il presidente Novo e Renato Copernico, direttore sportivo dei granata, non si spostarono da Torino; evitando, così, la tragedia che portò alla morte di 31 persone.

Le ultime 4 giornate di campionato vennero giocate ma tutte le squadre schierarono la primavera in campo ed il Torino fu proclamato campione d’Italia per la quinta volta consecutiva.

Otto giocatori sono stati sepolti nel Cimitero Monumentale di Torino. Altri 10 giocatori sono stati invece sepolti presso i loro comuni di appartenenza.

Lo shock fu talmente tale da spingere la Nazionale Italiana, l’anno successivo, a recarsi in Brasile per i Mondiali di calcio, con una motonave. Il viaggio durò circa due settimane.

Per omaggiare la formazione torinese degli anni ’40, nel 2016 lo Stadio Olimpico di Torino, cambiò denominazione in “Stadio Grande Torino”.

E’ possibile, al giorno d’oggi, visitare il “Museo del Grande Torino” situato a Grugliasco, paese distante poco più di 10km dal capoluogo piemontese. Nel museo è possibile osservare i resti dell’aereo e gli oggetti appartenuti alla squadra leggendaria del Grande Torino.