Darwin

Nella storia della filosofia occidentale è spesso accaduto che di grandi opere, poi diventate “classici del pensiero”, se ne capisse la portata soltanto dopo decenni o addirittura secoli; non è stato  così per “L’origine della specie”. Pubblicata in Inghilterra centocinquanta anni fa, infatti,  riscosse un successo tale che la prima edizione si esaurì il primo giorno di vendita. Ciò lasciava forse presagire che quest’opera, passando attraverso indagini zoologiche e biologiche, avrebbe non soltanto rivoluzionato la biologia classica, ma anche trasformato radicalmente la percezione che il mondo occidentale ha di sé .A duecento anni dalla sua nascita, in tutto il mondo si ricorda il lavoro di Charles Darwin (1809-1882) attraverso convegni, festival, spettacoli e lectio magistralis. In Italia i festeggiamenti sono iniziati nel  febbraio 2009 quando a Roma, al Palazzo delle Esposizioni,  è stata inaugurata la mostra “Darwin 1809 | 2009”, sulla scia della spettacolare mostra internazionale dedicata al padre della teoria dell’evoluzione dall’American Museum of Natural History di New York, in collaborazione con altri musei americani e inglesi. Il tutto si è concluso  nel marzo 2010 a Bari, passando per Milano (4 giugno- 25 ottobre).

Alla base de “L’origine della specie” vi è senza dubbio l’intenzione di mettere ordine alla pressoché infinita molteplicità esistente in natura, di cui le osservazioni effettuate durante le spedizioni in Sud America, Oceano Pacifico, Sud Africa, Australia danno prova. Darwin cerca di trovare il perché di una tale diversità di specie vegetali e animali, rifiutandosi di accoglierle come compartimenti a sé stanti della realtà fisica, isolate e immutabili da sempre e per sempre. Forte dello studio dei residui fossili rinvenuti in giro per il mondo, teorizza l’idea che possa essersi verificato un progresso all’interno delle diverse specie: piccole variazioni funzionali alla conservazione della vita, per la cui lotta si verifica la cosiddetta selezione naturale. Nasce così l’idea di un’evoluzione (non necessariamente migliorativa) interna alle specie animali e vegetali dovuta a mutamenti di natura genetica o ambientale, capace di produrre il passaggio da una specie ad un’altra; genetica, embriologia, antropologia fisica, si fondano su categorie elaborate da Charles Darwin.

Ma l’effetto dirompente che l’opera di Darwin ha avuto sul mondo occidentale (ben al di là dei confini delle scienze naturali) lo si deve al fatto di aver messo in discussione tutto quanto l’impianto giudaico-cristiano ci aveva tramandato circa l’origine della vita: da figli di Dio, esseri speciali e privilegiati rispetto al resto del creato, centro del mondo, noi uomini veniamo ridotti ad anelli di una lunghissima catena, discendenti di scimpanzé e gorilla, parti di un meccanismo naturale che precede e trascende la nostra humanitas. Quali siano le conseguenze di questa ricollocazione dell’uomo nel cosmo, è arduo dirlo. Va fatto notare, però, che a dispetto delle accuse rivolte da parte delle autorità ecclesiastiche a Darwin e al darwinismo negli ultimi decenni, lo scienziato inglese non ha mai rinnegato il creazionismo cristiano, ma si è sempre mantenuto in una posizione di agnosticismo: la scienza non può fornire risposte esaustive circa le credenze religiose tradizionali, che restano quindi valide ed integre per chiunque voglia prestar loro ascolto.

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