Cercasi capitano…vero!

La prima cosa che viene insegnata ai bambini che decidono di dedicarsi, per hobby o per passione, al calcio è quella di:

imparare ad essere una squadra,

imparare a capire i compagni anche solo con uno sguardo,

imparare a passare la palla, senza egoismo

ma soprattutto, ascoltare il CAPITANO.

Ecco cosa trasforma un gruppo di persone in una SQUADRA: avere un leader.

E in un gioco come il calcio, dove la tensione, il nervosismo e la trepidazione sono costanti di ogni partita, è essenziale per la squadra potersi affidare al “numero uno”, per ritrovare la giusta carica e le giuste motivazioni per affrontare ogni partita al top della forma fisica e di quella morale. Perchè il Capitano, più di un allenatore, conosce i compagni, li vive fuori e dentro al campo, conosce i loro punti deboli e sa come parlare ad ognuno per tirare fuori il meglio che possono dare.

Il Capitano è un vero e proprio “gregario motivazionale e umorale”, raccoglie tutti i compagni e con le proprie parole li cura e li libera da ogni paura, facendo così che i loro corpi rilasciano quella giusta carica, da trasformarli in guerrieri, anzi in gladiatori pronti ad uccidere la belva da affrontare.

A Napoli da un pò di tempo manca il capitano. Non quello che porta la fascetta sul braccio e va a parlare con il direttore di gara durante il match, ma quello che parla alla squadra. Manca un “Bruscolotti”o un “Maradona” capaci di trascinare la squadra nei momenti difficili, di superare le crisi e restare uniti contro le critiche. Persone capaci di mantenere un clima sereno all’interno degli spogliatoi,soprattutto perchè l’allenamento più importante nel calcio, è, prima di tutto, quello mentale. Affrontare le partite con concentrazione e serenità, dà una marcia in più all’intera squadra.

Probabilmente i singoli presenti nella rosa azzurra non hanno quel carisma e quel carattere, essenziali per essere eletti “capitano”, capaci di polarizzare su di sè l’energia dell’intera squadra,trasformandola in forza motrice per una macchina imbattile.

Hamsik, sarà anche un giocatore importantissimo che ha scelto di rimanere a Napoli, perchè innamorato di questa maglia e di questa terra, quasi quanto un figlio “biologico” di Napoli, ma non ha quella tempra caratteriale capace di tenere a bada anche le teste più calde del proprio gruppo. Per non parlare di Higuain, il cui nervosismo perenne, non farebbe che agitare ancora di più una squadra che già non è capace di gestire i momenti di tensione all’interno di una gara. Ci sarebbe lo scugnizzo Lorenzo Insigne, napoletano di maglia e di cuore, ma ancora troppo giovane per porsi a capo di una compagine di campioni.

Probabilmente  a Napoli manca “un uomo spogliatoio” come Reina, portierone dal sangue caliente che durante le partite, dialogava con la squadra, incitando con parole o con pacche sulla spalla i suoi compagni, rispecchiando il giusto prototipo di leader.

Per non parlare del mitico e indimenticabile Capitan Cannavaro, che da vero capo, si accollava tutte le critiche, le filtrava e le affrontava a testa alta, senza pregiudicare mai il morale della squadra, che teneva sempre alto e sereno. La sua partenza da Napoli è stata dolorosa un pò per tutti, perchè a prescindere dalle prestazioni in campo, Paolo sapeva tenere unito il gruppo, facendo da collagene ad uno spogliatoio composto da personalità diverse e dall’inclinazione conflittuale.

Quindi la domanda è questa:

La squadra c’è, le prestazioni sono nella media, il gioco è migliorato, i campioni ci sono….ma a questo Napoli manca forse un Paolo Cannavaro?


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2 Commenti
  1. Gonzalo dice

    Bellissimo articolo! Complimenti!!!

    1. Alina De Stefano dice

      Grazie 🙂

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