Riti che accompagnano il matrimonio

In quanto rito di passaggio che segna la transizione da una posizione all’altra nella società, il matrimonio presenta strutture simili in tutti il mondo: questa cerimonia, infatti, che comprende anche riti di protezione e fecondazione, risulta estremamente complessa poiché variano, da popolazione a popolazione, le persone e le cose che vi sono coinvolte. Allo stesso tempo, presenta però una sequenza ordinata di avvenimenti. E’ solo grazie all’esecuzione rituale, infatti, che le idee di una cultura hanno la forza di diventare concrete, assumendo così una forma. Ovunque si posi lo sguardo, sembra che il matrimonio sia un fatto propriamente sociale: in alcune zone dell’Uzbekistan, nonostante una normativa lo impedisse, era largamente diffusa, a inizio secolo, l’usanza di far sposare giovani adolescenti di tredici, o quattordici anni per una questione essenzialmente economica. Il kalym, infatti, era la solida base per stipulare un vero e proprio contratto matrimoniale; non diversamente, il kalym dei Turco-Mongoli ricopre un’importanza simile che il rito matrimoniale può ritenersi concluso solo quando il kalym è stato versato per intero. Talvolta l’accordo sul kalym viene stipulato in seguito ad un pranzo comune nel corso del quale vi è uno scambio di doni offerti dai parenti dei futuri sposi. E anche se il fidanzamento comprende l’unione sessuale dei giovani fidanzati, tutta via il matrimonio si ritiene socialmente concluso solo dopo la liquidazione dei negoziati economici, così come scrisse, a inizio secolo, l’antropologo Arnold Van Gennep. Presso i Wadschagga dell’Africa Orientale, invece, il matrimonio, che pure è scandito da tappe ben precise, viene ugualmente regolamentato da uno scambio: il padre del futuro sposo, infatti, in visita al capofamiglia per chiedere che il fidanzamento venga ufficializzato, porta in dono una capra e quattro brocche di una bevanda fermentata, mentre alla ragazza vengono regalati perle e bracciali. In questo caso, la durata del fidanzamento non ha che lo scopo di consentire al giovane sposo di pagare, un po’ per volta, il prezzo dell’acquisto di quella che diventerà sua moglie. Ed è un prezzo che egli è tenuto a pagare ai futuri suoceri e ai loro parenti. Che il matrimonio, quindi, abbia una portata propriamente economica, emerge da questi, come da altri esempi che non è possibile citare dato l’elevato numero. Al di fuori dei confini delle città, è chiaro che il matrimonio ha sempre rappresentato un vero e proprio squilibrio sociale proprio perché ad essere coinvolti non erano solo i futuri sposi, bensì interi ceppi familiari. E se un tale coinvolgimento ha luogo sulla base di uno scambio, e dunque in vista di una necessità di tipo economica, nell’Italia meridionale del secolo scorso, parenti e genitori dei futuri sposi, erano chiamati in causa per proteggere l’esito della consumazione del matrimonio dal malocchio e dall’invidia. A Gròttole, infatti, in provincia di Matera, i suoceri dei due sposi hanno il compito di preparare il letto nuziale collocando sotto il cuscino alcune cose che serviranno l’indomani non solo a provare la verginità della giovane sposa, ma anche a proteggere moglie e marito dal malocchio. Una volta entrati in camera da letto, infatti, due uomini, uno da parte dello sposo e l’altro da parte della sposa, vegliano tutta la notte proprio fuori dalla porta per impedire che qualcuno faccia loro lu strite , ossia un complotto, al fine di rovinare la prima notte. E se a Colobraro si nascondono sotto il letto falce, forbici aperte e un setaccio con l’idea che quest’ultimo possa in qualche modo trattenere la malignità, a Viggevano, invece, si lascia una scopa proprio dietro la porta della camera da letto in modo che il “fascino” ossia il malocchio, la forza ostile che circola nell’aria, impegnato a contare i fili della scopa di saggina, perda tempo e si scoraggi. E che si tratti di scambi o protezione, ciò che emerge da qualsiasi tipo di rito è il fatto che “la comprensione umana del mondo non è solo mentale né solo fisica, ma l’unione olistica di mente e corpo, pensiero e sentimento.”


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