Narciso e “ il regno delle vanità”

<<Se consideriamo il quadro culturale in cui viviamo oggi, possiamo affermare che tale patologia è caratteristica della nostra epoca>> ha scritto Alexander Lowen, psichiatra statunitense, a proposito del disturbo narcisistico di personalità. In uno studio condotto sull’autoerotismo, Havelock Ellis, sessuologo inglese, utilizzò il termine “narcisismo” già nel 1892 per indicare la preferenza sessuale, di un individuo, del proprio corpo. E a partire dal 1914, il disturbo fu oggetto di studio anche da parte di Freud che però riferì il termine a quei soggetti che ricavano una soddisfazione erotica attraverso la contemplazione del proprio corpo, immaginando per questo, che potesse essere semplicemente una fase dello sviluppo sessuale. Freud operò allora una distinzione fra il narcisismo “primario” durante il quale il bambino riversa la propria libido su se stesso prima di dedicarsi agli oggetti esterni, ed un narcisismo “secondario” nel quale si assiste ad un vero e proprio ripiegamento sull’io della libido, una sorta di investimento sulla propria persona. Lowen però, escludendo l’ipotesi di un narcisismo di tipo primario, indagò a fondo le cause scatenanti il disturbo di personalità rinvenendo negli atteggiamenti narcisisti dei genitori, la causa dell’insorgere della patologia. Collocato nella quarta edizione del DSM ( Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), il Narcisismo è ancora oggi considerato un disturbo della personalità che presenta livelli di gravità differenti, e una terapia spesso inefficace e fallimentare a causa della totale inconsapevolezza, da parte del paziente, del problema. La figura del narcisista, che nell’immaginario comune è colui che è innamorato di sé e della propria immagine, in ambito clinico assume, invece, un significato specifico: i soggetti che presentano il disturbo narcisistico di personalità, infatti, tendono ad essere rapiti dalle proprie fantasie di potere, fascino, e bellezza. E assieme alle certezze alle quali si accompagnano,  tendono a richiedere spesso un’ eccessiva ammirazione, rifiutando le critiche con aggressività e veemenza poiché ritengono unico e di valore tutto ciò che pensano e che scelgono, così come sottolineò lo stesso A. Lowen nel libro “ Il narcisismo”. Consegnando agli altri un atteggiamento giudicante, svalutante e critico, tendono inevitabilmente a ricercare ed intuire le altrui debolezze per evidenziarle alla prima buona occasione, ostentando atteggiamenti provocatori. Del mito di Narciso, che per secoli è stato inesauribile fonte di ispirazione per pittori, scrittori e musicisti, esistono diverse versioni: la versione ellenica, quella di Pausania, e la nota versione del celebre poeta romano Ovidio che nelle Metamorfosi scrisse:”Oh quanti inutili baci diede alla fonte ingannatrice! Ignorava cosa fosse quel che vedeva, ma ardeva per quell’immagine”.  Secondo il mito narrato da Ovidio, infatti, la ninfa Liriope, madre di Narciso, giovane di ineguagliabile bellezza, avrebbe chiesto all’indovino Tiresia circa le sorti di suo figlio. Secondo la profezia dell’indovino, Narciso non avrebbe mai dovuto conoscere se stesso per avere lunga vita. Ma le parole non furono chiare alla ninfa. E un giorno Narciso, nei pressi di una fonte vide se stesso, ammirò quell’immagine immergendovi le braccia all’interno solo per poterne sfiorare quel volto soave e riflesso.  Perse poi la vita proprio nel luogo che gli aveva regalato un amore così forte e un inganno così vero:”Languì a lungo d’amore non toccando più né cibo né bevanda. A poco a poco la passione lo consumò”. Anche Luciano De Crescenzo, nel racconto dei grandi miti classici del passato, aveva narrato di Narciso, giovane bellissimo che però non amava la compagnia di nessuno, né delle donne né degli uomini, la cui sofferenza gli era del tutto indifferente. La ninfa Eco, difatti, dinanzi al suo rifiuto, si consumò per il grande dolore fino a diventare sempre più piccola e sparire del tutto. Di lei non restò che la voce, e la capacità di ripetere l’ultima parola che aveva udito. In tempi più recenti è stato coniato il termine di “ narcisismo digitale” con il quale si fa riferimento ad un eccessivo culto della personalità e dell’esibizionismo legato alla possibilità, da parte di qualsiasi utente, di rendersi visibile in rete attraverso scritti, video e fotografie. Secondo Jean Baudrillard, sociologo e critico francese della postmodernità , in una società consumata l’individuo non farà altro che fuggire verso un vero e proprio consumo della propria immagine attraverso forme di negazione dell’alterità, inevitabilmente annientata da compiacimenti autoreferenziali. Tuttavia, ancora oggi il trattamento psicoanalitico risulta alquanto complesso. Per Lowen la chiave della terapia sembrerebbe trovarsi nella comprensione: senza di essa nessuna tecnica terapeutica è efficace a livello profondo.


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