Repressione sessuale

Società rigide e patriarcali all’origine delle disfunzioni sessuali dell’uomo secondo lo psichiatra W.Reich.

Erano gli anni Trenta del Novecento quando Wilhelm Reich, medico e psichiatra allievo di Freud, parlò per la prima volta di disfunzioni sessuali e impotenza orgasmica in riferimento non solo agli uomini ma anche alle donne. Alla malsana tendenza di respingere, trattenere o allontanare quelle che sono le naturali pulsioni erotiche dell’uomo, Reich diede il nome di “armatura” emotivo-neuro-muscolare le cui cause erano rintracciabili prevalentemente in atteggiamenti sociali fortemente repressivi e soffocanti appresi in famiglia, a scuola e in chiesa. Il principio autoritario, tipico di una struttura sociale patriarcale che ostacolava ed impediva la naturale espressione del piacere sessuale, dava origine, secondo Reich, ad individui più facilmente controllabili perché uniformati, obbedienti e privati allo stesso tempo, di quell’appagamento sessuale capace di infondere sentimenti di gioia, autostima e autonomia sociale. Difatti gli studi da lui condotti si indirizzarono verso  i traumi e le psicosi derivanti proprio da una profonda repressione e frustrazione sessuale per la quale Reich non auspicava alcun tipo di terapia se non l’immediato abbandono di uno stile di vita che non garantisse ad ogni individuo un’istruzione adeguata, un lavoro dignitosamente retribuito e un’assistenza legale in grado di fornire protezione contro ogni tipo di coercizione sociale. Sosteneva, infatti, di non aver mai incontrato un solo paziente nevrotico che avesse una vita sessuale soddisfacente. Del resto, porre severi tabù circa l’attività sessuale associandola al senso di colpa è sempre stato un sistema efficace per provocare l’impotenza psichica. Fu Reich a parlare di “imbottigliamento” delle emozioni, emozioni di tutti i tipi, e non solamente quelle sessuali in riferimento alle problematiche relazionali con il sesso opposto, ma anche a sentimenti di tristezza, odio e rabbia inespressa, tutti ascrivibili ad una innaturale vita sessuale, talvolta macchiatasi di esperienze traumatiche quali stupri infantili o violenze domestiche da parte di uno dei due genitori. Naturalmente le idee di Reich furono respinte proprio dagli analisti più anziani del tempo, ma ciò non stupisce affatto. L’allievo di Freud introdusse il concetto di una “moralità naturale auto-regolantesi” che mai avrebbe potuto svilupparsi attraverso l’obbedienza ai Testi Sacri in quanto frutto del massimo piacere percepito durante l’unione con la persona amata. Compiendo un passo indietro, nel 1486, Sprenger e Kramer , inquisitori al servizio di Innocenzo VIII, pubblicarono il “Malleus Maleficarum” ( il martello delle streghe) opera nella quale larga parte è dedicata alla spiegazione secondo cui le donne, per natura,  siano inesorabilmente predisposte a cedere alle tentazioni di satana. Il discorso diventa particolarmente esplicito non appena si fa riferimento al carattere puramente sessuale dei fenomeni che gli inquisitori dovrebbero giudicare come “stregoneria” dal momento che << Ogni maleficio è frutto della lussuria che nella donna è senza limiti>> Dopotutto in quell’epoca la caccia alle streghe non riguardò unicamente gli atti magici, ma si occupò dell’esistenza di fenomeni di carattere prevalentemente sessuale che erano appunto definiti “stregoneria”. E la Chiesa, che non aspettava altro che reprimere manifestazioni sessuali ad essa proibite, si servì proprio di questa organizzazione. E se le donne nella storia hanno subito il peso della “colpa” nei confronti del sesso e del mito dell’inesistenza dell’orgasmo femminile, ancora oggi gli psicanalisti continuano a curare numerosi casi di impotenza psichica e fisica negli uomini. Con “I diritti sessuali della gioventù”, opera nella quale Reich mostrava ai giovani la limpidezza delle loro sensazioni sessuali in un mondo malato e popolato da adulti affetti da nevrosi, lo psichiatra fu inserito dai nazisti in un elenco di persone da uccidere, e le sue opere nella lista dei libri da bruciare. Anche l’antropologo Bronislaw Malinowski aveva osservato che il complesso edipico di Freud, ad esempio, aveva modo di svilupparsi solo nelle società sessualmente represse come quelle dell’Europa cristiana. Nonostante le teorie di W. Reich non furono mai accolte con favore, probabilmente perché ritenute eccessivamente scomode, sono tutt’oggi valido stimolo per una riflessione circa la società o meglio, le società nelle quali viviamo a stretto contatto, dalle culture di pace a quelle che prevedono rigidi vincoli sessuali. Tuttavia, già nel 1898 Freud aveva dichiarato che : << Nessuna nevrosi è possibile se si ha una normale vita sessuale>>


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