La gravidanza delle donne : diritti e discriminazioni

Sono circa 400.000 i bambini che ogni anno nascono affetti dal virus dell’HIV. In seguito all’allattamento al seno, al parto, o per via del sangue che dalla madre passa al feto attraverso la placenta, il virus può essere facilmente trasmesso dalla madre al bambino; il parto cesareo e l’allattamento con il latte artificiale, però, sembrerebbe però ridurre il rischio di contagio. La percentuale si abbassa notevolmente con l’assunzione di farmaci antiretrovirali. Dai dati delle ultime ricerche risulta che nel nostro Paese ogni giorno ben 11 persone contraggono il virus dell’HIV: un dato allarmante, testimone del fatto che la prevenzione e l’informazione risultano ancora inesistenti o comunque insufficienti. E la discriminazione sociale non è da meno. Nina Ferencic, consulente dell’Unicef in materia di HIV/AIDS ha dichiarato,a riguardo, che le donne tossicodipendenti sono vittime in ogni parte del mondo di un alto livello di discriminazione sociale. Ciò che maggiormente preoccupa, spiega infatti N. Ferencic sono le conseguenze di questa “esclusione sociale” poiché pare che alcune madri arriverebbero addirittura a fare a meno delle cure preventive:<< La discriminazione verso le donne sieropositive alimenta la spirale della malattia>>. In Paesi come la Namibia, ad esempio, solo pochi mesi fa è stata presentata al Ministero della Sanità locale una petizione per l’abolizione della sterilizzazione forzata delle donne sieropositive. E ancora: nel distretto di Nalgonda (India) una donna, risultata sieropositiva in seguito all’esame del sangue a cui era stata sottoposta, è stata accompagnata fuori dall’ospedale, e abbandonata per la strada, dove è stata soccorsa da alcune donne che l’hanno aiutata durante il parto. E se atrocità del genere si verificano, purtroppo, da una parte all’altra del pianeta, è l’India, o meglio, lo stato dell’Andra Pradesh che detiene il triste primato di intolleranza tanto da annoverare, fra gli eventi che ne testimoniano la violenza, una serie di omicidi ai danni di persone affette da Aids o di donne sposate con uomini sieropositivi. Ben diversa la situazione nel nostro Paese dove “Donne in Rete Onlus”, in collaborazione con altre associazioni e con il patrocinio della Provincia di Roma, ha promosso il convegno Donna e HIV nel corso del quale Rosaria Iardino, presidente della Onlus, ha messo in luce il fatto che infezioni e aspetti medici della malattia sono di norma gli elementi di cui maggiormente si parla durante i meeting, tralasciando ai margini quelli che sono gli aspetti psicosociali a cui una donna che desidera mettere al mondo un figlio va inevitabilmente incontro. Tuttavia, per queste donne è sempre possibile contare sull’ assistenza (prima e dopo il parto) che ha come referenti proprio le stesse strutture alle quali si rivolgono le donne HIV negative ed i loro figli: servizi sociali, consultori familiari, asili nido, ecc. Diritto all’assistenza, dunque, ma anche diritto al congedo di maternità retribuito, alla conservazione del posto di lavoro, e alla patria potestà. Ogni violazione di tali diritti, è da considerarsi dunque un abuso.


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