Il Padre: Kolossal storico simbolo attuale delle minoranze represse

Prossimamente nelle sale sale , distribuito da Bim, dopo l’anteprima alla Mostra del cinema di Venezia, Il Padre (The Cut) di Fatih Akin, il regista tedesco di origine turca che su questo film epico si è incagliato per oltre 7 anni. Con il passare del tempo, la storia è diventata un vero e proprio kolossal da 138 minuti, un racconto di dimensioni bibliche e dall’esito non felicissimo rispetto alle tante attese per l’applaudito autore di Soul Kitchen. ”Ci ho impiegato 7-8 anni, dall’ideazione alla realizzazione e ho avuto anche minacce, ma sono piccola cosa di fronte a questo film sulla storia dell’umanita’, che parla al cuore. Non ho avuto dubbi ad andare avanti perche’ per l’arte vale la pena di morire”, ha detto a Venezia Akin . Un crimine indimenticabile ossia il genocidio del popolo armeno nei primi anni del ‘900, un viaggio incredibile, dalla Turchia all’America del Nord passato per la Siria, il Libano e Cuba e un amore infinito, quello del protagonista alla ricerca della sua famiglia. Tutto questo partendo da un villaggio bucolico e arrivando nel selvaggio west americano, mixando tragedia storica e western, Ceylan e Scorsese, l’Odissea, la Bibbia e Schindler’s List. Scorsese non e’ citato a caso, visto che e’ del grande regista americano la dedica più preziosa ricevuta dal film, definito ”di intensità e bellezza grandiose” ed e’ di un collaboratore storico di Scorsese, l’anziano Mardik Martin di origine armena la co-sceneggiatura del Padre. ”Ho seguito le regole del film di genere – osserva Akin – per raccontare questa storia e provocare l’empatia verso questo eroe e arrivare ad un pubblico piu’ vasto possibile”. Il protagonista Nazaret, , e’ un fabbro di un piccolo villaggio, Mardin. Ha una moglie e due figlie gemelle, ha la croce cristiana tatuata sul braccio e una vita felice. Siamo nel 1915, scoppia la prima guerra mondiale e da quel momento la minoranza cristiana degli armeni e’ in pericolo in quello che e’ l’impero ottomano della mezzaluna islamica. Strappato alla famiglia, costretto a lavorare nel deserto, Nazaret e’ sempre sul rischio di morire, di percosse, di sete, di fame o di fatica. Lo tiene vivo la fede e il desiderio di ricongiungersi alla famiglia. La sua gente e’ sterminata, il campo profughi e’ un lazzaretto, i suoi parenti morti ma le due gemelle vive da qualche altra parte del mondo. Le cercherà letteralmente per mare e per terra dall’altra parte del globo fino a che non le troverà. Un tema universale e attuale, la fuga, l’emigrazione, la diaspora, l’integralismo religioso. ”E’ una storia di sopravvivenza, di ricerca e di spiritualita’, Nazaret perde la fede, si libera dei dogmi religiosi ma e’ guidato dalla speranza”, ha spiegato Akin.


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