I folli anni Venti di Tamara de Lempicka

Pittrice cosmopolita, icona dell’Art Déco ma non solo: Tamara de Lempicka è stata soprattutto il simbolo di un’ epoca: i folli anni Venti e Trenta interpretati e fissati sulla tela da una delle pittrici più discusse, trasgressive e raffinate del Novecento. Le sue opere, considerate il documento più fedele allo spirito del tempo raffigurano, infatti, tutto ciò che in quegli anni era considerato nuovo, moderno: lo spazio urbano con i grattacieli, le barche a vela, il telefono. Ma accanto a quelli che sono i simboli della modernità, figura l’ immagine di una donna indipendente ed emancipata, del tutto libera di esprimere la propria sensualità. “La ragazza in verde”, opera del 1932 ritrae proprio una donna seducente e raffinata il cui abito sembra nascondere ben poco le forme del suo corpo. Le mani coperte da guanti bianchi e il cappello a falda larga ripropongono un modello femminile molto diffuso dalla moda dell’epoca. Del resto, le donne ritratte da Tamara de Lempicka sono per lo più principesse o nobildonne totalmente immerse nel colore. Sono donne dell’alta società che guidano auto costose e trasgrediscono con i loro discussi amori. “Le due amiche”, infatti, presentato al Salon d’Automne nel 1923, pur non ricevendo grande consenso da parte della critica ha il merito di aver raffigurato uno dei temi più trattati in quegli anni sia in letteratura che in pittura: quello degli amori saffici. Ogni minimo dettaglio sembra essere studiato e curato minuziosamente: i volti di queste giovani donne ricche ma soprattutto libere, trasudano erotismo e una sensualità coinvolgente. Una nobiltà snob ed equivoca, dunque, amante del lusso e dei piaceri il cui sguardo conturbante è fissato sulla tela con una audacia tale da scandalizzare. E’ stato G. Marmori, nel 1977 a mettere in luce una sorta di riduzione della figura umana a pura carnalità che rende lì immagine tangibile e rivela lo sguardo penetrante di chi l’ha scrutata. Le donne che la pittrice ritrae hanno spesso labbra carnose ricoperte da un rossetto molto rosso, profondo, e il corpo rivestito di gioielli. Sono immagini molto vicine a quello che è il perfezionismo della fotografia di moda. Ma Tamara de Lempicka fu soprattutto una grande ritrattista: è il suo autoritratto, infatti, a diventare l’ immagine-simbolo di un’ intera epoca.

Il quadro, esposto in numerosi occasioni, è forse l’ opera più conosciuta della pittrice polacca che ritrae se stessa alla guida di un’ auto sportiva e con le mani ricoperte da guanti di daino. Quello che invece, viene considerato uno dei capolavori dell’ artista è il “ Ritratto di André Gide”, scrittore premio Nobel per la letteratura e membro di quella vasta cerchia di artisti e poeti frequentati dalla scrittrice negli anni Venti. La critica ha apprezzato di quest’ opera l’ intensità che nasce dalle fessure buie dei suoi occhi, un’ intensità tale da rianimare un viso scarno e quasi privo di espressione. Uno stile, quello di Tamara de Lempicka che incarna non solo la libertà sessuale, la creatività e quella perfezione così vicina all’ immagine fotografica, ma la stessa gioia di vivere nella Parigi degli anni del jazz, attraverso una pittura d’ effetto, tridimensionale, ricca di colore ma soprattutto di seduzione.

 


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