Antichi Mestieri

Un ricordo mi ha colto di sorpresa una mattina. Quando ero bambina, sotto casa passava un uomo con una sorta di bicicletta dotata di una mola smeriglio, il cui moto rotatorio era determinato dagli stessi pedali. Era l’arrotino, chi affilava lame di forbici, coltelli e utensili vari e il suo richiamo risuonava per le vie del paese di buon mattino. E pensando all’arrotino mi sono resa conto di quanti mestieri ormai non esistono più. Una volta le nostre strade erano molto affollate da venditori ambulanti e artigiani, i loro appelli  accompagnavano le nostre giornate. Sono tanti i mestieri svaniti negli ultimi decenni, di alcuni si ha solo memoria attraverso i racconti. Me ne vengono in mente alcuni. Gli ombrellai, riparavano ombrelli sostituendo bacchette rotte e manici spezzati, spesso anche eseguendo rattoppi alla stoffa. Giravano soprattutto nelle giornate piovose, eseguendo il loro lavoro dinanzi alle case dei richiedenti. Il ripara piatti che con il suo particolare fuso rappezzava i piatti rotti che non si buttavano ma venivano messi da parte per farli poi sistemare. Tessitrici le filatrici non esistono più, lo sviluppo dell’industria tessile incorporò, ai tempi, la maggior parte di essi. Lo stracciaio si aggirava con un carrettino spinto a mano e ritirava di tutto, stracci, rottami di ferro, concedendo in cambio ditali, soda, mollette e saponi. Lo stagnaro, sempre sporco, riparava i paioli di rame, pentole e tegami. Il lustrascarpe, piegato su se stesso, pronto a lucidare scarpe a signori ben vestiti (figura spesso richiamata anche nella cinematografia). Ma ce ne sono anche tanti ancora più lontani nel tempo. Il cappellaio non solo realizzava cappelli, molto usati ai tempi, ma ne ripristinava le forme. I barbieri, i cui saloni nel passato non erano molto affollati, poiché i clienti andavano a farsi radere una volta o due alla settimana, preferibilmente il sabato e la domenica. I barbieri oltre che di barba e capelli si occupavano anche di altre attività soprattutto sanitarie, come estrarre denti o applicare sanguisughe. I saloni del tempo erano anche scuole per strumenti a corda. Infatti, la tradizione vuole che il barbiere avesse una vocazione innata per la musica, preferendo quella operistica. I barbieri, inoltre, essendo buoni suonatori, erano chiamati ad allietare ospiti e invitati, in occasione di feste o matrimoni, che allora si svolgevano rigorosamente in casa. Il banditore era il sistema di comunicazione utilizzato per informare i cittadini sulle disposizioni dell’Amministrazione comunale, della Chiesa o annunci privati ai cittadini. Per gli annunci ufficiali del Comune, il banditore era preceduto dal rullio del tamburo, per gli annunci della Chiesa veniva suonato un grosso campanello, gli annunci privati erano anticipati dal suono di una trombetta. Ovviamente, gli annunci erano fatti in gergo dialettale ed il passaparola era molto efficiente. Molti artigiani usavano un carretto, mezzo indispensabile con il quale giornalmente ci si spostava. Sul carretto caricavano e scaricavano materiali vari, in pratica l’antenato del camion di oggi. Il carretto, era un mezzo di lavoro insostituibile, alcuni erano decorati in ogni loro parte e con essi si raccontavano storie di vita passata e leggende. Oggi il sistema è cambiato, non si ripara più niente, oggetti ancora funzionanti non si sostituiscono ma si gettano. Sono tanti i mestieri ormai estinti, ne rimane solo qualcuno a farci ricordare il nostro passato. Vecchi mestieri, il cui ricordo suscita la nostalgia, il profondo rimpianto di un’epoca forse più dura, ma sicuramente più semplice e genuina.

I commenti sono chiusi.