L’istruzione è un privilegio? No, un diritto

Secondo quanto riportato da Amnesty International, in Tagikistan una ragazza su cinque abbandona la scuola dopo aver terminato l’educazione primaria, ossia, appena compiuto il decimo anno di età. E se da un lato l’istruzione negata è ascrivibile ad una oggettiva difficoltà del governo che non riesce a garantire un dignitoso percorso formativo, dall’altro non va trascurato il danno,  a cui queste giovani donne vanno incontro. Danno dato dall’ impoverimento e della miseria psicologica alla quale sono condannate. E fra le menzogne di una legge che pare garantire l’uguaglianza di genere si finisce, inevitabilmente, con il declassare l’istruzione femminile a problema secondario e quindi ignorabile. Un nucleo familiare, oppresso dalle costanti difficoltà economiche con le quali lotta da sempre, non riceve alcun tipo di aiuto dal governo: il Tagikistan, si legge nei rapporti dell’Unicef, è il paese con gli indicatori sociali peggiori di tutta l’ex URSS nel quale sono necessarie e fortunatamente anche salvifiche, le numerose campagne di vaccinazione e i programmi contro la malnutrizione infantile. In un Paese in cui i servizi sociali risultano inesistenti, l’acqua inquinata è ancora causa di morte e il livello di mortalità infantile è analogo a quello di molti paesi africani, quale istruzione potrà mai essere garantita? Sebbene l’obbligo scolastico preveda, sia per le ragazze che per i ragazzi, un percorso di studi che li accompagni fino al compimento del diciassettesimo anno di età, in realtà raramente si verifica questa circostanza. E una mancata istruzione adeguata, è una mancata presa di coscienza del mondo, delle cose, ma soprattutto di sé. Partendo dal presupposto che il diritto all’istruzione è uno dei diritti fondamentali della persona, sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, va da sé dedurre che una donna che non sappia né leggere e né scrivere, ignara delle sua capacità perchè inespresse, dei suoi diritti, ma ancor di più, di quelle che potrebbero essere le alternative a quella vita a cui è stata condannata, risulta essere una donna estremamente vulnerabile, figlia della rassegnazione e quindi più facilmente gestibile. Dopo il matrimonio, la maggior parte di esse è dipendente dalla famiglia del marito, e sottoposta a qualsiasi tipo di violenza, fisica e psicologica. In questa crudele realtà tanto, queste donne silenziosamente discriminate e offese, portano su di sé i segni di un sistema che le ha private anche della dignità di essere semplicemente delle mogli a causa dei numerosi matrimoni poligami non registrati. Trascinano, dunque, le loro esistenze  fra lavori domestici e agricoli, ignorando completamente il fatto che ogni Stato dovrebbe avere l’obbligo di tutelare il diritto all’istruzione dalle intromissioni di terzi poiché “l’istruzione è un diritto umano in sé per sé, e nel contempo un mezzo indispensabile per la realizzazione degli altri diritti umani” come dichiara il Comitato sui diritti economici, sociali e culturali. Eppure nel mondo, sopravvive  il dramma dell’istruzione negata ,basti pensare al fatto che dal 1992, con i fondamentalisti islamici al potere in Afghanistan, il diritto delle donne di partecipare pienamente alla vita sociale, economica, culturale e politica del Paese, è stato ridotto e poi negato del tutto. L’istruzione negata diventa così una potente arma di sottomissione e di controllo, e per questo va ricordato quanto emerge dal Rapporto su “Lo stato delle popolazioni del mondo” 1997 dell’UNFPA : <<La conoscenza, l’esperienza, e l’autostima sono necessarie al fine di una piena partecipazione ai processi produttivi. L’istruzione consente alle donne di approfittare di ogni opportunità, di mettere in discussione i propri ruoli tradizionali e di cambiare le condizioni della propria vita. Promuovere l’istruzione delle donne contribuisce a ritardare l’età del matrimonio>> Sono circa il 44% delle bambine al di sotto dei quindici anni a contrarre matrimonio con una persona scelta dalla propria famiglia in almeno sei paesi dell’Africa dell’Ovest. C’è bisogno che queste donne, sorelle di un altro mondo, possano scegliere,  capire,  informarsi, ma soprattutto c’è bisogno che possano Vivere.

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