Mary Wollstonecraft : la sua lotta per i diritti delle donne

Una scrittrice e il sogno di una società che garantisse alle donne uguaglianza, istruzione e indipendenza.

E’ stato lo sviluppo del movimento femminista agli inizi degli anni ’70 a rinnovare l’interesse per l’opera di Mary Wollstonecraft, scrittrice, filosofa, pedagogista e intellettuale che nel secolo XVIII rivendicò i diritti delle donne e lottò attivamente per essi. “Vendication of the Rights of Women” ,  fu uno dei primi scritti di filosofia femminista ma anche l’opera attraverso la quale la Wollstonecraft diffuse ed ampliò con passione e impegno molti degli argomenti teorici formulati precedentemente da molte illuministe e umaniste in difesa del sesso femminile. Dall’opera emerge l’amara considerazione secondo cui le donne vivrebbero ingannate poiché educate a credere che la subordinazione in tutti gli aspetti sociali a cui sono destinate, non è altro che una prova d’amore e non di sfruttamento. << Ovunque le donne vivono in uno stato deplorevole (…) L’artificiosità che riconosco parte del carattere femminile è prodotto dall’oppressione>> L’ignoranza e la scarsa presenza pubblica delle donne, dunque, fu rintracciabile negli interessi e nell’ambizione di potere degli uomini. Tuttavia, la scrittrice inglese per una vita intera non abbandonò il sogno di una società nella quale donne e uomini potessero cooperare lasciando ai margini qualsiasi questione di “diversità sessuale”. E ancora: immaginò donne, divenute soggetti politici, prendere parte attivamente a tutte le relazioni sociali. Solo il movimento Suffragista rivendicò, in seguito, e diede ampio spazio alla lotta per il riconoscimento della donna quale soggetto politico. Che le donne, poi, potessero trasformare la società a partire da loro stesse, fu il concetto chiave di uno dei suoi primi libri, “ Pensieri sull’educazione delle figlie” . Insistendo sulla necessità di un’istruzione adeguata, M. Wollstonecraft diffuse l’idea secondo cui un dignitoso livello di scolarizzazione avrebbe reso giovani donne, destinate ad essere mogli e madri, autonome e rispettabili. Le donne avrebbero potuto raggiungere ben altri traguardi, e di questo ne era più che certa. Difatti, non risparmiò aspre critiche nei confronti di un’ingiusta educazione femminile inevitabilmente votata alla formazione di donne frivole e finalizzata al matrimonio o ad attività quali la dama di compagnia, la governante, raramente la maestra. << Istruite fin dall’infanzia che la bellezza è lo scettro dell’anima>> scrive M. Wollstonecraft << il loro spirito prende la forma del corpo e viene chiuso in questo scrigno dorato, ed essa non fa che decorare la sua prigione>> Non a caso, l’idea che privare le donne di diritti e dell’opportunità di raggiungere “altro” equivalga a rallentare il progresso della società e dell’intero genere umano in modo irreversibile, è la riflessione centrale della “Rivendicazione dei diritti della donna”. Grande scalpore, quindi, seguì la denuncia della Wollstonecraft in merito alle ingiustizie subite dalle donne trattate, in molti casi, come vera e propria merce di scambio fra padri e mariti, e alla negazione di qualsiasi parvenza di autonomia intellettuale, private com’erano anche dei loro beni materiali. << La curiosità di rado si muove sul lago stagnante dell’ignoranza>> Va da sé che frutto di tali riflessioni, fu l’individuazione, da parte della scrittrice, dell’esistenza di un legame malato fra dipendenza economica e dipendenza morale, seguito dal pronunciamento in favore del divorzio inteso come libera scelta. Il coraggio, l’orgoglio, la ribellione a qualsiasi tipo di convenzione e l’intelligenza a nulla valsero contro la nascita di una vera e propria tradizione anti-Wollstonecraft che non esitò ad apostrofarla come colpevole di amori licenziosi, donna affetta da perversioni sessuali fino ad essere inclusa in una “banda di femmine che hanno sfidato la natura”, così come dichiarò il reverendo Richard Polwhele nel 1798. Ma tutto ciò, non stupisce. Mary Wollstonecraft è stata un’anticipatrice delle dispute che sarebbero nate negli anni a seguire in Occidente. Una mente audace, appassionata, lucida e superiore la cui lotta fra i sessi,  e quindi la rivendicazione dell’uguaglianza delle donne, sempre al centro delle sue opere, è tutt’ora uno dei grandi temi che la politica e il pensiero femminista affrontano nelle società Occidentali. <<Riconosciamo la sua influenza ancora oggi fra i vivi>> scrisse Virginia Woolf.

Quello che fu il modello di partecipazione egualitaria di donne e uomini nella società fu ereditato, ripreso e sviluppato anni dopo dal movimento suffragista. Era il 1890 quando Elizabeth Cady Stanton disse << Alcuni uomini ci dicono che dobbiamo essere pazienti e persuasive (…) Quando le pagine più oscure della storia umana sono stati i crimini contro le donne, gli uomini continueranno ancora a dirci di essere pazienti e persuasive?>>


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