Anne Sexton

Bella e dannata, indifesa ed esibizionista, atea e religiosa, autodidatta e docente universitaria. Così viene descritta Anne Sexton da Rosaria Lo Russo, curatrice e traduttrice delle opere della poetessa statunitense, i cui versi hanno raccontato ai numerosi lettori una vita tormentata, scandita da successi pubblici e crolli privati, trasgressioni e autodisciplina. I suoi libri di poesia vendettero migliaia di copie. Lunghissime le file, per avere il privilegio di assistere alle sue letture. La tragicità del quotidiano, probabilmente, ha fatto sì che molti artisti si sentissero come ispirati dalla violenza intima e visionaria di parole che mettevano in scena pazzia e sessualità, disagi interiori, senso di inadeguatezza per la vita che le era stata prescritta. Internata in una clinica a soli ventotto anni, cominciò a scrivere versi su suggerimento del suo terapista. E così la scrittura, intrapresa inizialmente come pratica terapeutica, divenne poco a poco non solo una scelta professionale, ma soprattutto uno strumento di cui servirsi per rivendicare l’orgoglio di essere donna, per aprire le porte non solo alle poetesse, ma anche ai diritti delle donne, scrivendo di aborto e adulterio ancor prima che questi temi fossero liberamente trattati. Considerata icona moderna della poesia confessionale, utilizzò la sua arte poetica come strumento di conoscenza e trasformazione di avvenimenti traumatici: <<Ciascuno ha la capacità di mascherare gli eventi di dolore>> Scrive Anne Sexton.<<La persona creativa non deve usare questo meccanismo. Scrivere è vita in capsule. Lo scrittore deve sentire ogni gonfiore graffiato fino al dolore in modo da conoscere la vera componente di queste capsule>> Vincitrice del premio Pulitzer nel 1967 con “ Live or Die”, scrisse di aver tentato l’impossibile per condurre una vita tradizionale. Migliaia i contributi negli Stati Uniti alla poetessa che venne definita folle, che tentò il suicidio, ma fu anche madre, moglie, amante, nonché docente di scrittura creativa. <<Quanto a me>> disse << Io sono un acquerello. Mi dissolvo>>.


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