I racconti di Anton Cechov.

Maestro del racconto breve, ha composto oltre 240 racconti osservando, come testimone imparziale, la tragicità della vita di ogni essere umano. Esistenze apparentemente banali, quelle narrate da Cechov , come trascinate a fatica per le quali, a volte, basta un attimo, anche un solo episodio privo di importanza per dispiegare dinanzi agli occhi del lettore una verità alla quale non credeva di dover pensare. E’ lo stesso scrittore russo che nel racconto “La morte dell’impiegato” del 1883 rivolgendosi al lettore dice:<<Gli autori han ragione: la vita è così piena di imprevisti!>>. Anche l’incomunicabilità può diventare,però, un amaro imprevisto con cui confrontarsi. E’del 1886 il racconto “L’angoscia” il cui protagonista, Iona Potapov  cercherà senza sosta di comunicare a qualcuno l’angoscia per la perdita di suo figlio. La ricostruzione dell’atmosfera, qui come in molti altri suoi racconti, è essa stessa narrazione: i colori, i suoni, i gesti, le forme, la natura confusa e contraddittoria dei sentimenti contribuiscono a dare forza al “non detto”. Alla frase <<A chi dirò la mia tristezza?>>posta ad incipit del racconto segue, infatti, la minuziosa descrizione dell’ambiente nel quale la vicenda del protagonista prenderà il via: crepuscolo serale, neve bagnata che turbina pigramente intorno ai lampioni e si depone lieve sui tetti. Ma la gente corre, senza accorgersi né di lui né della sua angoscia., scrive Cechov. Il protagonista si ritroverà completamente solo, in compagnia del suo cavallo al quale, poi, racconterà ogni cosa. Anche in questo caso, così come per “La fidanzata” racconto del 1898, “L’uomo nell’astuccio” del 1903 e molti altri, sono del tutto assenti le riflessione dell’ autore. Le reazioni dei personaggi agli eventi con i quali sono costretti a confrontarsi sono tali da possedere talvolta una risposta, talvolta un desiderio solo apparentemente svelato, un’epifania,  ma anche un dolore simile alla rassegnazione. Dopotutto,non sarebbe così facile trovare una spiegazione alle menzogne con le quali gli uomini decidono di condurre le proprie esistenze. <<L’uomo>> disse Cechov <<Diventerà migliore quando gli avremo mostrato com’è>>.


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