Solo e sempre Juve – Napoli! La Roma affonda, stop per le milanesi

Napoli – Sono passati quasi quattro mesi dalla fine del campionato 2015/2016 che ha visto la Juventus mettere in bacheca il suo quinto titolo consecutivo. Di mezzo una delle estati calcisticamente più infuocate degli ultimi anni, soprattutto per il mercato.
Proprio i campioni d’Italia strappano a poche ore dalla fine del torneo Pjanic alla Roma. A questi aggiungono Dani Alves, Benatia e Pjaca, insomma gente non da poco. Ma soprattutto a fine luglio mettono a segno il colpo che sembra assestare un k.o. decisivo al campionato non ancora cominciato: Higuain lascia Napoli per vestire il bianconero.
Crisi e polemiche a Napoli, gioia a Torino e tutti o quasi nel mezzo con un pensiero fisso, a tratti detto o anche solo accennato: “Se il Napoli è stata l’unica a tenere leggermente testa alla Juve grazie ad un fenomeno come Higuain; se la Roma che ha fatto a volte da seconda e a volte da terza incomoda gli ha dovuto cedergli Pjanic… allora è quasi inutile cominciare.”
Nel frattempo però il Napoli spendeva tutto l’incasso di Higuain e anche di più per migliorare di molto la rosa nel complesso, anche senza un fenomeno come il pipita. L’Inter portava a Milano tre o quattro campioni e la Roma tentava di migliorare la difesa.

Dopo quattro mesi e tutti i dibattiti scaturiti da una sessione di mercato così scoppiettante in realtà sembra cambiato poco o nulla. Ad appena la sesta giornata ci ritroviamo infatti ad assistere alla stessa storia della scorsa stagione e non solo. La Juventus che fila grazie alla vittoria contro il Palermo per 1 – 0, il Napoli che con il gran gioco e i tanti gol – anche senza Higuain – la segue come un’ombra e dietro un po’ di vuote e poi le solite: l’Inter incostante, la Roma con i suoi dibattiti filosofici quotidiani su Totti, il Milan che va a tratti e così via.

Questo sesto turno insomma sembra quasi ricreare l’equilibrio e premiare soprattutto le scelte fatte in estate soprattutto dalla due squadre più forti dello scorso anno, mentre mette in risalto lacune e crepe – alcune nemmeno tanto nascoste – delle altre.

La Juventus vince sabato 1 – 0 al Barbera. E’ vero, come molti hanno notato la gara dei bianconeri non è stata eccezionale e il trionfo è arrivato in modo quantomeno fortunoso, ma bando alle ciance l’importante alla fine è vincere e la Juve continua a farlo da capolista.
La squadra bianconera però nonostante i 15 punti già in cassaforte mostra dei dubbi maggiori rispetto al recente passato. Higuain ha segnato si 4 reti, ma non sembra la macchina inarrestabile di Napoli e forse volendo essere onesti 90 milioni dati ad una concorrente per un solo giocatore sono stati forse troppi.
Pjanic non riesce a trovare il vero idillio in bianconero. Allegri lo vorrebbe centrale basso, regista alla Pirlo, lui da il meglio di se da mezz’ala. Dybala che lo scorso anno è stato l’emblema della rimonta non ha ancora messo la firma in questo torneo. Forse sta giocando più da trequartista e bene, ma sembra essere molto decisivo. Infine aver perso in due stagioni Pirlo, Vidal e Pogba è stata una scelta forte, poiché ad oggi i pur grandi colpi Pjanic e Khedira fanno apparire il centrocampo più debole.

Il Napoli da canto suo risponde alla grande agli scetticismi. Sette gare senza sconfitte, 16 gol fatti, 6 subiti e già cinque giocatori in rete. Ma alcune gare, come quella con il Genoa, saranno dure per gli azzurri e forse avere tanti giovani di talento purissimo ma non un campione fatto e formato come il Pipita potrebbe rivelarsi un limite in certe situazioni.
Ad oggi il gioco di Sarri sta avendo ragione, ma alla lunga sarà anche un modo di stare in campo logorante e inoltre in casa azzurra sembra esserci una costante aria di tensione. Prima la bomba Higuain, poi i mal di pancia di Koulibaly, le richieste eccessive di Insigne e ora una società che stronca drasticamente sul nascere la linea di protesta intrapresa dal suo tecnico. Lo stesso tecnico che per volere della società parla con il contagocce, insomma una bella calmata farebbe bene visto che tutti hanno lavorato sin qui ottimamente e i risultati lo stanno dimostrando.

Dietro le due principali contendenti inizia il gruppo delle incomplete. Quelle “vorrei. ma non posso” che pagano degli errori estivi che possono essere un macigno a certi livelli.
L’Inter è stata bravissima a non cedere nessun giocatore importante, unica big in Italia. Ha speso tantissimo sul mercato per delle certezze come Candreva, Banega, Joao Mario e Gabigol, ma ha commesso quel mezzo suicidio del cambio allenatore. De Boer non è scarso o incapace, lo sta dimostrando, ma sostituire il tecnico a venti giorni dall’inizio del campionato con uno che forse di Serie A e di Inter né sapeva poco non è stata la più geniale delle idee. Se a questo ci aggiungi che lui ha dovuto trovare il modo di usare due acquisti (Candreva e Banega) fortemente voluti dal predecessore e gli imponi altri due grandi colpi (Joao Mario e Gabigol) scelti quasi solo dalla società il lavoro non glielo agevoli.
L’Inter oggi paga una discontinuità frutto di questo caos estivo e di una difesa che non è stata rafforzata, in particolare con dei terzini di livello. Questo fa si che i nerazzurri scivolino già a meno quattro e meno tre dalle prime due. La distanza non è siderale e Juve e Napoli non possono vivere sogni tranquilli, ma ad oggi all’Inter sembra mancare quel qualcosa in più per battagliere davvero con loro.
Dietro gli uomini di De Boer c’è uno Spalletti sconsolato. La sua Roma con il tris del Torino arriva a 13 gol presi in 8 gare ufficiali, se non sono numeri da una squadra in lotta per la salvezza poco ci manca. L’ironia è che la Roma questa estate ha ceduto Pjanic, non rimpiazzato, per rinforzare solo la difesa. Allison, Fazio, Juan Jesus, Vermaelen e Bruno Peres. Un portiere, tre centrali e un terzino per non migliorare, anzi forse peggiorare rispetto alla scorsa stagione.
I giallorossi ad oggi vivono un inizio di stagione anonimo, che senza una rapida ripresa e un filotto di risultati utili immediato rischia di diventare crisi. Fuori dalla Champions contro il Porto, quarti in classifica con Lazio, Milan, Chievo e Bologna a cinque punti dalla Juve e a quattro dal Napoli. Dulcis in fundo il vecchio Totti a salvare la baracca con gol e assiste quando si vince, pareggia o perde, quel Totti che proprio Spalletti non vedeva più al centro del progetto e che forse a 40 anni realmente non dovrebbe esserci più, nonostante un piede magico.

Con la Roma, come sopra detto, ci sono addirittura altre quattro squadre. Qui nessuno si può lamentare, anzi qualcuno ha diritto di accennare un sorriso e altri di spalancarlo. Le grandi del quartetto – oltre la Roma – sono Lazio e Milan. Entrambe le squadre vengono da annate difficili ed aver dieci punti acquisiti dopo sei giornate e un quarto posto condiviso a cinque punti dalla vetta è un lusso di recente. Inoltre sia il club di Lotito che quello di Berlusconi non hanno vissuto certo un’estate serena. La Lazio ha vissuto l’ennesima contestazione e una diaspora clamorosa di abbonati, con un mercato acceso e spento dall’acquisto di Immobile. Il Milan non ha praticamente fatto mercato. Ad oggi i due colpi più cari (Lapadula e Sosa) sono dei panchinari e Montella si sta arrangiando con quello che doveva non restare e invece c’è, Bacca, e quello che è tornato da prestiti in giro per lo stivale (Niang, Suso e Paletta). Insomma per il Milan visti gli ultimi campionati essere in lotta per il terzo posto, avere un gioco e dei risultati è davvero importante visto i fischi clamorosi degli ultimi anni e l’arte dell’arrangiarsi a cui il nuovo tecnico è stato costretto. Quello che è certo che oggi Milan e Lazio non saranno da scudetto, ma possono fare paura a tutte in campionato.
Per il Bologna e il Chievo questo quarto posto da condividere in tanti non sta affatto stretto. Per squadre che avevano l’obiettivo di salvarsi, non hanno fatto nessun grande acquisto – anzi il Bologna ha perso Giaccherini, Diawara e Rossettini – si può parlare realmente di miracolo. Per i clivensi la sconfitta di Napoli è un risultato che ci sta, ma anche su un campo difficilissimo come il San Paolo hanno dimostrato gioco e carattere, ingredienti che possono portare ad una salvezza più che tranquilla.

Chi sta stentando davvero è la Fiorentina di Sousa. I viola avevano chiuso molto male lo scorso campionato e in realtà non sembrano essersi davvero ripresi. Kalinic, trattenuto con le unghie e con i denti, sembra il fratello scarso di quello che aveva spaccato l’inizio dello scorso campionato. Il resto gira poco e tolta la vittoria con la Roma, quantomeno contestabile per l’arbitraggio, i ragazzi agli ordini del tecnico portoghese hanno raccolto 8 punti in sei gare, numeri da salvezza.
Convincono a metà Sassuolo e Torino. I neroverdi salgano a 9 punti, senza l’errore clamoroso con il Pescara sarebbero secondi, ma come previsto il doppio impegno un po’ pesa. Certamente la vittoria contro l’Udinese con l’ennesimo gol di Defrel mostra che gli uomini di Di Francesco possono essere nuovamente la sorpresa o una delle sorprese, a patto di inviare tutte le mail giusto.
Il Torino di Mihjalovic vive a fiammate. Gare straordinarie come quella di questo turno che si alternano a cadute clamorose, insomma una discontinuità che sembra non portare verso un campionato di alta quota. I granata ad oggi però vincono la palma dei più sfortunati. Ljajic, Molinaro che sommati ad infortuni lievi di altri giocatori importanti hanno reso sicuramente il lavoro più complicato al tecnico serbo.

Interessante anche il Genoa di Juric che con 8 punti e una gara in meno potrebbe finire nelle zone nobili della classifica. Il giovane tecnico artefice del miracolo Crotone si sta pian piano ripetendo, anche grazie a giocatori di ottimo livello come Rincon, Ocampos e Ntcham. Peccato per i problemi di Pavoletti, sicuramente con lui al cento per cento il Genoa sarebbe ancora più temibile. D’altronde la rete del 1 – 1 a firma Simeone mostra che scelta del figlio d’arte non è stata solo di marketing.

Per la salvezza la lotta sarà serrata. Ad oggi eccezion fatta per un Crotone troppo male attrezzato sono tante le squadre che sembra si daranno battaglia per non retrocedere. Favorite sicuramente Cagliari, Udinese e Sampdoria per rosa ed esperienza. In grandi difficoltà Empoli, Palermo e Atalanta figlie di troppe cessioni illustri negli ultimi due anni e non colmate con gente all’altezza dei partenti.

 

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