SUPERGABBIADINI: Quando la “gabbia” ce l’hai solo nel nome….

Approdato alla corte azzurra il 5 Gennaio 2015, appena 23enne, Manolo Gabbiadini, non era un giovane in prospettiva da far crescere( perché questo step era stato già superato a pieni voti, da un pezzo!),

ma un campioncino fatto, dal sinistro fatato, dalla scaltrezza sotto porta, dalla velocità con palla al piede, dal dribbling facile e dalla sorprendente confidenza con la porta!

Insomma uno come Gabbiadini si SCEGLIE per VOLONTÀ…. non per “caso”.

Ma che succede quando d’improvviso diventi solo un’ALTERNATIVA, UNA TERZA SCELTA O UN GIOCATORE RIEMPITIVO, per completare la panchina?

Beh, ve lo dico io che succede.

Succede che sei triste. Che sei depresso. Che ti senti franare il terreno sotto i piedi, quando fino a poco tempo fa era quel terreno verde a farti volare alto. Ora ti inghiotte e ti distrugge.

Gabbiadini diventa l’ombra di se stesso ed è evanescente per Sarri, che gli concede quella decina di minuti finali, quando il risultato è blindato, giusto per fargli fare melina con il resto della squadra.

Un magro contentino per tenerlo tranquillo.

Poi, seduto in disparte, gli tocca guardare il Napoli arricchirsi di nuovi petali per perfezionare la sua Rosa:quello per il centrocampo, con quell’altro rafforziamo la difesa, questo sarà la nuova punta intoccabile”…..

E Manolo?? Dove lo metto?

Quindi la storia si ripete: il gladiatore moribondo ha perso contro quella bestia, chiamata in mille nomi( sfortuna, infortuni, malumori, rivalità), che non perdona.

E allora??? Che si fa??

Si chiude in una gabbia, il perdente gladiatore, e lo si trasferisce lontano, da un altro padrone, in un’ altra Arena e sotto gli occhi di un altro pubblico. Scelta facile e sicura.

Ma, MANOLO GABBIADINI, anche se ferito, resta. E non perché non fosse ricercato da altri ricchi padroni. Ma perché sente che è nell’arena del San Paolo che vuole continuare a battersi e vincere.

E così Sabato sera…IL RISCATTO: la bestia è quelle delle peggiori, piccolina ma feroce. Dopo un paio di colpi vani, arriva quello di mancino, rasoterra, chirurgico. Non c’è niente da fare per la bestia. E’ sconfitta.

È Gabbiadini a vincere. E quella “gabbia” che lo racchiudeva è fatta in mille pezzi.

Ora, al nostro GABBIA, solo di nome ma non più di fatto, non resta che dimostrare ancora, senza oppressione, che lui c’è, come forse c’è sempre stato, perché la strada è ancora in salita, ma con quei piedi e quella forza d’animo famelica, i successi sono dietro l’angolo.

E il ritrovato attaccante, non se li lascerà scappare nemmeno uno. Non più.

 

 

 


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