Baricco a Napoli per la presentazione del suo ultimo libro

Venerdì 14 ottobre alla Feltrinelli di via Santa Caterina a Chiaia a Napoli, lo scrittore Alessandro Baricco presenterà il suo nuovo libro “Il nuovo Barnum”, una raccolta di saggi con cui invita i suoi lettori a partecipare al modo in cui va a stanare notizie, episodi, insistenze, personaggi, dibattiti, immagini. Scoprendo afferma e affermando mostra, con una varietà di esposizione che fa quasi pensare al circo, al Barnum delle meraviglie, appunto.  Il volume, che conterà 320 pagine, sarà pubblicato proprio da Feltrinelli e racchiuderà un gran numero di interventi pubblicati da Alessandro Baricco su diversi giornali.

E così nasce un nuovo Barnum, che si aggiunge ai due precedentemente pubblicati negli anni ’90. Infatti, nel 1995, l’autore torinese aveva già pubblicato “Barnum, Cronache del Grande Show” tre anni dopo solo seguito da “Barnum 2. Altre Cronache del Grande Show”, del 1998.  La parola Barnum [/bàr·num/], indica una serie di attrazioni macchinose e fantasmagoriche, come in uno spettacolo del circo. Il nome viene da Ph. T. Barnum, impresario statunitense di circhi equestri. Nel suo celebre circo ognuno poteva trovare qualcosa di divertente in quanto i numeri e le attrazioni erano talmente vari che ce n’era davvero per tutti i gusti. In psicologia esiste l’effetto Barnum, cioè la tendenza dell’individuo di credere che una descrizione, un oroscopo, un profilo psicologico, e così via, siano ritagliati perfettamente su misura propria anche quando essi sono formulati in termini molto generici.

Nella nuova opera dello scrittore facciamo i conti con la riforma dello spettacolo, con la scuola come videogame, con la priorità delle storie, partendo da Renzo piano, fino a Gabriel García Márquez. Una nuova occasione per farsi sedurre, sorprendere ed interrogare.

Quasi con approccio giornalistico, vuole dimostrare che si può guardare e vivere il presente senza pregiudizi, senza avere paura. Piuttosto indaga con una curiosità inesauribile per l’enorme circo di questo pianeta. L’incontro di venerdì inizierà alle 18:00 e terminerà alle 21:00 con ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Dopo la presentazione sarà possibile farsi autografare il libro dall’autore fino a mezzanotte.

Si prevede una grande affluenza di persone all’incontro, in particolar modo di giovani lettori, infatti il lavoro di Baricco è sempre stato ben accolto dalle nuove generazioni ma spesso severamente criticato da alcuni suoi colleghi saggisti, tra questi spicca Giulio Ferroni, professore ordinario di Letteratura italiana presso l’Università “La Sapienza di Roma che ha stroncato diversi suoi scritti in un pamphlet collettivo dal titolo Sul banco dei cattivi. A proposito di Baricco e di altri scrittori alla moda.

Altro dibattito che ha visto coinvolta la sua produzione saggistica è quello che riguarda l’accusa di appropriazione da parte di Baricco di alcune teorizzazioni filosofiche provenienti soprattutto da Walter Benjamin senza che lo scrittore ne mettesse in luce la provenienza.

Nessuna di queste critiche ha però smosso l’attenzione dalle sue composizioni tra le quali spiccano veri e propri capolavori letterari a partire dal suo primo romanzo, Castelli di sabbia, pubblicato dalla casa editrice Rizzoli nel1991, il romanzo è ambientato nell’Ottocento, in una cittadina immaginaria, Quinnipak  della quale racconta storie e personaggi, ciascuno con i suoi sogni e caratteri. Tra questi ci sono il signore e la signora Rail, che si amano di un amore tutto loro, e il bambino Penth con il suo amico Pekisch, e due bande che partono dagli estremi del paese per incontrarsi. La narrazione è costruita come un montaggio cinematografico e orchestrata come una partitura musicale. In un paese europeo di fine ottocento Baricco ci introduce nelle case di alcuni dei suoi abitanti. Personaggi eccentrici, inventori, sognatori, uomini e donne alla ricerca della cosa che darà un senso compiuto alla sua vita e le pagine bianche puoi trovarle sia una magnifica sorpresa che un vuoto tocco di classe. I personaggi del libro sono tutti deliziosamente surreali, ma in ognuno di loro se guardi bene c’è una piccola parte del lettore ed è emozionante e talvolta commovente leggere tra le pagine piccole rifrazioni della tua vita. Lo stesso autore disse di aver scritto questo libro in quanto << era il libro che volevo leggere e che non trovavo da nessuna parte>>.

Il suo secondo romanzo è Oceano mare pubblicato nel  1993 ed è senz’altro uno dei romanzi più conosciuti e apprezzati di Alessandro Baricco, forse il più poetico e sognante. È suddiviso in tre libri: Locanda Almayer, Il ventre del mare e I canti del ritorno. La particolarità di questo romanzo è lo stile: perchè è, infatti, un mix di emozioni e sensazioni, scandite da dialoghi, scenari e immagini che quasi si proiettano nella mente di chi si immerge nell’ammaliante lettura. Nel testo, come in una sorta di dipinto surrealista, si possono scrutare tutti gli aspetti e le mille sfumature di una realtà immaginaria che sta alla base della storia, grazie alle dettagliate e allusive descrizioni di luoghi e personaggi. Non vi è una trama lineare, definita, nel racconto è presente un continuo intreccio di storie di persone molto diverse tra loro, ma accomunate dalla ricerca, inizialmente espressa mediante paure, aspirazioni, pene da espiare, vendette e sensi di colpa, di se stessi. Il tutto in un ambiente a dir poco surreale e magico: la locanda Almayer, situata in una fantomatica spiaggia a due passi dal mare, il vero protagonista nonché autore della storia. Dall’incipit del romanzo si coglie lo stile che l’autore usa per descrivere gli avvenimenti e i personaggi del suo racconto,  non esente da critiche: l’uso di frasi paratattiche, ripetizioni, associazione di parole a volte parzialmente decontestualizzate.È un’opera dalla trama non definita, dove quello che conta non è raccontare una storia, ma suscitare emozioni, dare impressioni, offrire riflessioni velate da un linguaggio tra il surreale e poetico.E surreali e poetiche sono le storie dei personaggi, persone diverse tra loro, ma che hanno in comune la ricerca di se stessi.L’ambiente in cui si svolge la narrazione è velato dalla magia, un luogo posto a confine tra la terra e l’oceano, che per certi versi è il vero protagonista della storia, perché è lui l’origine e la fine di ogni vicenda, che con la sua immensità e le sue caratteristiche diventa metafora dell’esistenza in questo luogo, la locanda Almayer, incontriamo i vari personaggi.

Del suo terzo romanzo, Seta, lo stesso Baricco dirà:<< Questo non è un romanzo. E neppure un racconto. Questa è una storia. Inizia con un uomo che attraversa il mondo, e finisce con un lago che se ne sta lì, in una giornata di vento. L’uomo si chiama Hervé Joncour. Il lago non si sa.>> .  pubblicato nel 1996 dalla casa editrice Rizzoli, Hervé Joncour, negoziante francese di bachi da seta, per colpa di un’epidemia che li ha colpiti in tutti i paesi europei e africani, è costretto a recarsi in Giappone per comprarne le uova. In questo paese, per lui nuovo e stupefacente, è accolto al palazzo reale di Hara Kei, un uomo enigmatico, che è sempre in compagnia di una giovane ragazza. <<I suoi occhi – come descrive Baricco – non avevano un taglio orientale, il suo volto era il volto di una ragazzina>>. Tra i due nasce un’intensa attrazione, dipanatasi in una triste, segreta e imponente danza di sguardi. Nonostante il suo ritorno a casa, dove l’aspetta la moglie Hélène, non riesce a dimenticare quella ragazza che con il suo volto, il suo sguardo, e il mistero che in esso è avvolto, lo ha stregato. Passa il tempo e, dopo un anno, Hervé riparte per il Giappone motivato – oltre che dagli interessi commerciali – soprattutto da un piccolo biglietto portogli in segreto dalla giovane l’anno prima, che era riuscito a far tradurre una volta giunto a casa. Compie altri viaggi, animati dalla speranza di incrociare, anche solo per un momento, lo sguardo profondo della ragazza. Nell’ultimo di questi trova un Paese distrutto dalla guerra civile. Dopo molte peripezie riesce a trovare la carovana di Hara Kei, che è riuscita a sfuggire alla distruzione. Qui Hervé non solo non riesce a rivedere la bella ragazza “dal viso da ragazzina”, ma viene sollecitato da Hara Kei a non far più ritorno in quel luogo. Così Hervé torna in Francia e lì, dopo poco tempo, gli viene recapitata una lettera interamente composta da ideogrammi giapponesi. È quindi facile, per Hervé, desumere che il mittente sia proprio la bellissima e misteriosa ragazza. Scopre infatti che, in quella lettera, la giovane confessa l’amore che non ha mai potuto esprimere a parole, tuttavia concludendo con un addio che appare inderogabile. È ormai chiaro a Hervé che la strada verso il Giappone sia più densa di ostacoli ora rispetto a quando la guerra aveva raggiunto il suo apice; decide di continuare a condurre la sua vita di tutti i giorni, comunque felice, lasciandosi alle spalle le memorie del lontano Giappone. Nonostante ciò, Hervé non è più quello di prima, spesso appare malinconico; del resto, quei viaggi sono stati un’esperienza che lo ha segnato profondamente. Dopo diverso tempo, però, la moglie si ammala e muore. Solo allora Hervé intuisce una sconcertante verità: la lettera d’amore era l’opera fittizia della stessa Hélène. La moglie dell’uomo che sempre appare nel racconto come una passiva e inconsapevole figura di sfondo si riscopre essere ora un personaggio vitale che ha sempre vissuto nel sostrato dell’intera vicenda, non solo agendo, ma amando e soffrendo. Dinanzi a questo riscoperto amore così intenso, privo di conflitto, è come se, nel confronto, quel perturbante sentimento per la ragazza “dal viso da ragazzina”, sminuito, impallidisse. E di tutto questo Hervé si rende probabilmente conto, poiché, nella conclusione del libro, ci troviamo di fronte a un uomo sereno, che continuerà a condurre un’esistenza nei luoghi che lo legano alla moglie. Tuttavia, ora che Hervé ha finalmente compreso il significato della parola Amore grazie ad Hélène, il Giappone non è più tacita e solitaria malinconia ma diviene il suono di racconti da condividere.Questo romanzo è limpido e leggero come la seta: il titolo infatti allude sia al motore della vicenda, che alla trasparenza del racconto stesso. La narrazione è lineare e semplice, sembra nascere quasi dal nulla e dal nulla si sviluppa, come la seta, non solo perché molti personaggi si muovono in una “bolla di vuoto” tra allusioni, silenzi e sospensioni, ma anche perché questo silenzio è espresso dai frequenti bianchi della pagina.

City è il quarto romanzo pubblicato nel 1999 dalla casa editrice Rizzoli.

Il libro ha rappresentato uno dei primissimi casi di lancio editoriale effettuato esclusivamente in Rete, attraverso l’apertura di un sito web dedicato e di un forum dei lettori.

Il titolo del romanzo, in base a quanto ha spiegato lo stesso autore, è legato alla struttura stessa del testo, in cui immagina che i quartieri siano storie e le strade personaggi.

Senza sangue è invece stato pubblicato nel 2002 ed è diviso in due parti chiamate “Uno” e “Due“, è incentrato sulla figura di Nina, figlia del proprietario della fattoria di Mato Rujo.

Uno dei suoi capolavori indiscussi è Omero, Iliade, una riscrittura e reinterpretazione del poema epico omerico dell’Iliade, scritta da Alessandro Baricco e pubblicata da Feltrinelli nel 2004.

opera è basata sulla traduzione dell’Iliade da parte di Maria Grazia Ciani.

Alessandro Baricco fa narrare la vicenda direttamente da parte dei protagonisti della vicenda, ai quali dedica interi capitoli in cui si esprimono per monologhi. Alcuni dei capitoli hanno dialoghi a più voci, quali il quarto (Pandaro, Enea), l’ottavo (Diomede e Ulisse) e il decimo (Sarpedonte, Aiace di Telamone, Ettore).

Rispetto al testo originale, Baricco ha optato per eliminare alcune delle ripetizioni e la presenza delle divinità, mentre per quanto riguarda il linguaggio, ha scelto un italiano moderno, rimuovendo così, nelle sue parole, «tutti gli spigoli arcaici che allontanano dal cuore delle cose».

Questa storia è stato pubblicato nel 2005 invece da Fandango Libri e racconta la storia di un appassionato di automobili, prima e dopo la Prima Guerra mondiale, un certo Ultimo Parri. Bambino in una campagna del Nord Italia all’inizio del Novecento, il suo destino corre fino agli Anni Sessanta. Il libro è incentrato sulla dicotomia ordine/disordine. Ultimo Parri scopre che l’unico modo di dare senso alla vita, di darle un equilibrio è disegnare un circuito, un circuito perfetto. Nel corso della sua esistenza, che passa anche per la tragedia di Caporetto, Ultimo seleziona, quindi, con cura tutte le “curve” della sua vita. Sarà compito della donna da lui amata scoprire questo circuito e percorrerlo, proprio come nella vita, una sola ed unica volta. Diviso in cinque parti, Overture ed Epilogo quattro parti sostanzialmente autonome, il libro pone al centro l’automobile da corsa e le passioni che da essa scaturiscono. Tutto ciò lungo il percorso di vita di Ultimo Parri dall’infanzia sino alla morte, indirettamente evocata nelle parole dell’amante Elizaveta.

In Emmaus, quattro ragazzi, Luca, Bobby, il Santo e l’anonimo narratore, vivono la loro fede nel mondo di oggi affacciandosi all’età adulta tra certezze, slanci e paure. Sono assidui frequentatori della parrocchia, dediti al volontariato e rispettosi della liturgia cattolica. In questo ambiente tranquillo e, in apparenza, inattaccabile, germoglia e cresce la voglia di trasgredire e di avvicinarsi ai gesti “folli” tipici degli altri giovani. I quattro entrano così in contatto con un mondo diverso dal loro e incontrano Andre, una ragazza disinibita che sconvolgerà in vario modo le loro esistenze accompagnandoli alla scoperta del dolore, del sesso e della paura.

Nel 2011 pubblica Mr Gwyn. Jasper Gwyn è uno scrittore di successo nazionale ed internazionale. Decide all’età di 43 anni di smettere di scrivere. Si troverà a dover escogitare un modo per poter continuare a vivere di scrittura tenendo sempre fede alla promessa fatta di smettere coi libri. Decide così di diventare un copista, cioè farà ritratti di persone attraverso le parole, senza dipingere.

Tre volte all’alba è uscito sul mercato italiano il 21 marzo 2012 e viene citato all’interno del libro Mr Gwyn, del 2011, dello stesso Baricco. Alla fine della stesura di Mr Gwyn, lo scrittore ha deciso di scrivere realmente questo libro, solo citato nella precedente opera. Difatti, come spiega lo stesso scrittore in una nota all’interno del romanzo, “Tre volte all’alba è una sorta di continuazione del pensiero di Jasper Gwyn, ma può essere capito anche senza aver letto il precedente lavoro”.

Tre storie. Tre incontri. Tre episodi in cui scivolano personaggi che si incrociano, per sfasature temporali, in età diverse, sullo sfondo della hall di un hotel. L’albeggiare che annuncia, per tre volte, l’insistenza di un sentimento.Il libro è diviso in tre racconti, dove i due personaggi principali si incontrano sempre, ma ogni volta è come se fosse l’unica, la prima e l’ultima. Dal punto di vista logico, la storia non può essere reale,ma forse è proprio questo che la rende ancora più affascinante.

Smith & Wesson è una pièce teatrale in due atti ambientata nel 1902 nei pressi delle cascate del Niagara. Tom Smith e Jerry Wesson sono due personaggi che vivono di piccoli espedienti. I due si conoscono non lontano dalle cascate del Niagara. Il primo si è inventato meteorologo e raccoglie su un taccuino i dati sul tempo in base ai ricordi della gente ipotizzando di poter prevedere le condizioni meteorologiche future dalle statistiche che via via annota. Wesson invece è un pescatore, nel senso che pesca i corpi di chi si suicida gettandosi nelle cascate. Un giorno a casa di Wesson si presenta Rachel Green, una giovanissima giornalista che sogna di diventare famosa e di poter scrivere un articolo sensazionale tutto suo. Ma ha bisogno di una storia memorabile e, prima di scriverla, è disposta a viverla in prima persona. Dato che tutti quelli che si buttavano non sopravvivevano, a Rachel era venuta l’idea che le avrebbe cambiato la vita: sarebbe stata la prima persona ad affrontare il salto delle cascate uscendone viva. Chiede l’aiuto ai due per studiare come fare. L’idea è quella di farsi chiudersi in una botte a tenuta stagna. Le cose pero’ non andranno come auspicato.

La Sposa giovane è ambientato agli inizi del XX secolo. Il libro che è uscito nelle librerie italiane il 18 marzo 2015 spiega le 4 regole chede terminano la vita della Famiglia: Padre, Madre, Figlio, Figlia, Zio: bisogna temere la notte; l’infelicità non è gradita; vietato leggere libri; mai distogliere il Padre dalla sua pacatezza… a cui è destinata ad aggiungersi la Sposa giovane, diciottenne e da tre anni fidanzata con il Figlio, che una volta arrivata dove abita la Famiglia, però, scoprirà essere in Inghilterra a sorvegliare le fortune tessili dell’azienda famigliare. Tornerà, ma fino ad allora è compito di Modesto, il maggiordomo, insegnare i 4 pilastri della vita famigliare alla Sposa giovane che scoprirà giorno dopo giorno sempre più sé stessa e le persone che la circondano. Siamo all’inizio del secolo scorso. La promessa Sposa è giovane, arriva da lontano, e la Famiglia la accoglie, quasi distrattamente, nella elegante residenza fuori città. Il Figlio non c’è, è lontano, a curare gli affari della prospera azienda tessile. Manda doni ingombranti. E la Sposa lo attende dentro le intatte e rituali abitudini della casa, soprattutto le ricche colazioni senza fine. C’è in queste ore diurne un’eccitazione, una gioia, un brio direttamente proporzionale all’ansia, allo spasimo delle ore notturne, che, così vuole la leggenda, sono quelle in cui, nel corso di più generazioni, uomini e donne della famiglia hanno continuato a morire. Il maggiordomo Modesto si aggira, esatto, a garantire i ritmi della comunità. Lo Zio agisce e delibera dietro il velo di un sonno che non lo abbandona neppure durante le partite di tennis. Il Padre, mite e fermo, scende in città tutti i giovedì. La Figlia combatte contro l’incubo della notte. La Madre vive nell’aura della sua bellezza mitologica. Tutto sembra convergere intorno all’attesa del Figlio.
E in quell’attesa tutti i personaggi cercano di salvarsi.

Tra i suoi saggi più importanti ricordiamo Next pubblicato nel 2002.Nel libro si analizza il fenomeno della globalizzazione. Questa analisi viene effettuata in modo semplice e diretto; l’autore infatti si rivolge a dei lettori non esperti della materia. Vengono affrontati i temi più importanti degli ultimi anni (prima della data di pubblicazione): le torri gemelle, il G8, il movimento dei no-global. Baricco inoltre illustra anche il potere del marchio, ossia il brand, con una serie di esempi come nike, coca-cola, McDonald’s.Il sottotitolo recita “piccolo libro sulla globalizzazione e sul mondo che verrà” ed in parte è fuorviante perché promette una chiave di lettura per il nostro futuro prossimo che in realtà l’autore non è in grado di decifrare. Cos’è la globalizzazione? La prima risposta che Baricco ci propone è che non esiste una definizione unica, buona per tutti i palati, della globalizzazione. Forse si può tentare di capirla induttivamente attraverso una serie di esempi.

Il suo capolavoro è indubbiamente Novecento , un monologo teatrale  pubblicato da Feltrinelli nel 1994. Secondo l’autore il testo può essere definito come una via di mezzo tra «una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce».Questo monologo di Baricco narra la singolare storia di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento. Ancora neonato, viene abbandonato nel piroscafo Virginian, sul pianoforte della prima classe e viene trovato per caso da Danny Boodman, un marinaio di colore che gli farà da padre fino all’età di otto anni, quando morirà in seguito a una ferita riportata durante una burrasca. Il bambino scompare misteriosamente nei giorni successivi alla morte di Danny a causa di un’ispezione della polizia sul piroscafo e quando ricompare incomincia a suonare il pianoforte.

Egli incontra il narratore, anche lui musicista, all’età di ventisette anni, quando questi viene assunto come trombettista sul Virginian. Questo è l’inizio di una sincera e duratura amicizia, la quale non finirà nemmeno con l’abbandono della nave da parte del narratore. Danny Boodman T.D. Lemon Novecento viene descritto dal narratore come un uomo con grandi capacità di apprendimento, che vive attraverso i desideri e le passioni altrui, che si realizza con la musica, che vive sospeso tra il suo pianoforte e il mare, con il quale è in grado di rivivere ogni viaggio, ogni sensazione gli venga raccontata dai passeggeri del piroscafo.

Dalla musica, ma più specificamente dal pianoforte, non troverà mai la forza di svezzarsi, non riuscirà mai a superare la paura di amare e di crearsi delle radici, sopraffatto dalla paura di non riuscire a vedere neanche lontanamente una fine nel mondo al di fuori del piroscafo; perciò dedica la sua esistenza a suonare allo scopo di sgravare i cuori dei passeggeri dalla paura dell’immensità dell’oceano. Piuttosto che raggiungere un compromesso con la vita, preferisce incantare i propri sogni, le proprie speranze, e lasciarsi esplodere, una volta che va dismesso, col transatlantico che per tutta la vita ha conosciuto i suoi timori e custodito i suoi desideri.

Baricco giostra, sceglie e soppesa ogni parola con grande maestria, riuscendo a comunicare l’animo dei suoi personaggi semplicemente attraverso i dialoghi, senza aggiungere descrizioni, introspezioni e nemmeno le semplici indicazioni sui toni della voce.


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