L’Inferno di Dan Brown è al cinema dal 13 ottobre

Il terzo capitolo di una delle saghe più seguite di tutti i tempi uscirà nelle sale di tutti Italia il 13 ottobre 2016.Il thriller Inferno, diretto da Ron Howard è interamente basato sull’omonimo romanzo best seller di Dan Brown pubblicato il 14 maggio 2013 in contemporanea in quasi tutto il mondo. Dopo il Codice da Vinci del 2003, dopo Angeli e demoni del 2004 e dopo Il simbolo perduto del 2009, che non ha avuto nessuna trasposizione cinematografica, Brown pubblicò Inferno.

La lavorazione del film è cominciata il 27 aprile 2015 a Venezia per poi spostarsi, alla fine di aprile, a Firenze. Molte scene del film sono state girate a Budapest, in Ungheria e le riprese si sono concluse il 21 luglio 2015.Il nome del film durante la lavorazione era Headache (Mal di testa), forse in riferimento al trauma subito da Langdon all’inizio della storia.

Quando il professor Robert Langdon interpretato da Tom Hanks, rinomato simbolista di Harvard, si risveglia in un ospedale di Firenze affetto da amnesia, si lascia aiutare da Sienna Brooks, Felicity Jones, la dottoressa che sta tentando di fargli recuperare i suoi ricordi mentre è intento a svelare ancora una volta i misteri che si annidano intorno all’opera immortale di Dante, le cui immagini criptiche sembrano non voler abbandonare la mente dello studioso. Langdon infatti non sa nemmeno perché si trovi nel capoluogo fiorentino e perché abbiano tentato di ucciderlo. Insieme proveranno a rimettere insieme un complesso puzzle, viaggiando da Firenze a Venezia e Istanbul, in una corsa contro il tempo per fermare la follia di un uomo, il carismatico milionario Bertrand Zobrist , Ben Foster, intenzionato a scatenare un virus globale, che potrebbe uccidere metà della popolazione dalla Terra. Il Consortium, un’organizzazione segreta, sarà il nuovo nemico da sconfiggere. Un ritmo ricco di tensione in una battaglia tra il bene e il male che sembrano avere confini molto sottili.

Per la terza volta nei panni dell’”uomo più intelligente della terra”, come l’ha definito lo stesso attore, Tom Hanks è ormai una sorta di 007 chiamato a risolvere misteri che si celano nell’arte del passato, con tanto di “Langdon girl” al suo fianco, ogni volta diversa, ovviamente, ma senza il fardello di stucchevoli storie d’amore. Lontano da angeli e demoni, stanze vaticane e improbabili genealogie che riconducono niente di meno che a Gesù Cristo, la nuova avventura cinematografica del professore, nelle sale dal 13 ottobre, diretta ancora una volta da Ron Howard a partire dall’ultimo best seller di Dan Brown e prsentata pochissime ore fa in anteprima mondiale al Teatr dell’Opera di Firenze, addobbato con un red carpet hollywoodiano, si muove con maggiore disinvoltura tra gli enigmi, scoperti o inventati, nascosti dietro La divina commedia di Dante Alighieri e i dipinti di Giorgio Vasari, il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, teatro di una delle scene più spettacolari del film, piazza San Marco a Venezia e la suggestiva Cisterna Basilica di Istanbul. Il tutto mescolato con la più grande paura evocata dagli ambientalisti, terrorizzati dalla sovrappopolazione e dall’eccessivo sfruttamento del pianeta, ovvero l’imminente estinzione del genere umano.

La trama, che mescola dunque arte, letteratura (italiana, la più affascinante, secondo lo scrittore statunitense) e genetica e che vede fronteggiarsi anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità e un’organizzazione criminale internazionale, è assai intricata, ricca di colpi di scena che ovviamente per i lettori del romanzo non sono un segreto e la facilità con cui Langdon arriva alla comprensione di un mistero o alla soluzione di un problema fa spesso sorridere, così come la camicia sempre perfettamente stirata addosso a James Bond. Quindi lasciate ogni pretesa o voi che entrate, abbandonatevi all’impossibile, godetevi lo spettacolo di una Firenze riconoscibile, ma inedita al tempo stesso, e il fascino di un poema, quello dantesco, alle cui visioni è debitore tutto il cinema horror realizzato finora.Si corre, e tanto, tra le strade affollate della città, perché Langdon ha sempre poche ore per trovare il bandolo della matassa e salvare la pelle. Il tempo, scandito da scritte sullo schermo, gioca sempre un ruolo fondamentale nei romanzi di Brown, sullo schermo sempre concepito come una frenetica caccia al tesoro, mentre monumenti, affreschi, chiese e ponti diventano protagonisti della storia, così come Parigi lo è stata in Il codice da Vinci e Roma in Angeli e demoni. L’ironia, grazie a Dio, si affaccia spesso tra i dialoghi e due battute sembrano chiaramente alludere, con un pizzico di sarcasmo, a noti fatti di cronaca italiana: l’imbarazzante menzogna di Berlusconi sull’identità di Ruby e il delitto che coinvolge Amanda Knox.

Il romanzo si apre con una misteriosa figura chiamata l’Ombra che, per fuggire a dei misteriosi inseguitori, si getta dal campanile della Badia Fiorentina, a Firenze.Langdon, svegliatosi in ospedale, comprende che la sua ricerca iniziata giorni prima e della quale non si ricorda nulla ha a che fare con Dante Alighieri, così si dirige con la dottoresse verso il centro storico di Firenze. Nel frattempo il professore si rende conto che la mappa è stata modificata con un’anagramma delle parole “CERCA TROVA”, in riferimento al dipinto di Giorgio Vasari la Battaglia di Marciano, che si trova nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio. Sempre più braccati dai militari, che li scovano grazie a un drone telecomandato, e da Vayentha, Sienna e Langdon riescono a nascondersi nella Grotta del Buontalenti e ad arrivare a palazzo Vecchio percorrendo il corridoio Vasariano. A Palazzo Vecchio i due incontrano Marta Alvarez, la direttrice del museo, che sembra conoscere molto bene Langdon, mentre lui la ignora completamente. Lei gli racconta che la sera prima lui stesso si sarebbe recato nel museo con Ignazio Busoni detto “il Duomino”, direttore del Museo dell’Opera del Duomo, per esaminare la maschera mortuaria di Dante Alighieri. In un tentativo di ripercorrere i suoi passi per ricordare tutto, Langdon chiede di rivederla, ma essa è misteriosamente scomparsa. Per trovare il responsabile del furto, i tre esaminano allora i nastri di videosorveglianza, nei quali si vede chiaramente che a rubare la maschera sono stati proprio… Langdon e il Duomino! Mentre il servizio di sicurezza di Palazzo Vecchio inizia a rivoltarsi contro Langdon e Sienna, la segretaria del Duomino chiama quest’ultimo e gli riferisce che l’uomo è morto la sera prima, e tra le sue ultime parole avrebbe lasciato, espressamente per Langdon, una frase contenente, tra l’altro, l’espressione “Paradiso venticinque”.Il riferimento al “Paradiso venticinque” è probabilmente legato al venticinquesimo canto del Paradiso di Dante.Entrati con uno stratagemma attraverso la Porta del Paradiso, lasciata appositamente aperta per loro da Busoni, prima dell’apertura ai visitatori, trovano la maschera di Dante. Sul retro di essa è stato scritto un singolare indovinello; Sienna ipotizza che a farlo sia stato Bertrand Zobrist, un celebre genetista che è il possessore putativo della maschera. Nel frattempo, un uomo di nome Jonathan Ferris, l’uomo delle pustole, li raggiunge e li aiuta a eludere i loro inseguitori; egli rivela poi a Langdon di lavorare per l’Organizzazione mondiale della sanità, che sarebbe poi il mandante della sua missione a Firenze.L’indovinello sembra portare a Venezia, sulla tomba del doge Enrico Dandolo; il terzetto si reca lì, ma mentre stanno esplorando la Basilica di San Marco, Ferris sviene e sembra manifestare i sintomi di una pestilenza. Nella confusione che segue, Langdon viene catturato dai soldati e Sienna riesce a scappare.A questo punto Langdon viene condotto da Elizabeth Sinskey, donna che in precedenza aveva visto nelle sue visioni, che finalmente fa luce su ciò che era successo nei giorni precedenti: Zobrist era uno scienziato pazzo e un fanatico dantista che aveva creato un virus letale simile alla Peste nera che avrebbe potuto risolvere il problema della sovrappopolazione mondiale; era però morto (lui era l’Ombra all’inizio della vicenda) lasciando degli indizi correlati alla Divina Commedia che avrebbero potuto condurre al posto dove il virus è nascosto, prima che l’involucro biosolubile in cui è contenuto si potesse aprire. Il professore era effettivamente stato incaricato dalla OMS di risolvere gli enigmi lasciati da Zobrist, ma dopo l’esame della Maschera era scomparso nel nulla. L’OMS temeva che Langdon avesse tradito il suo Governo, in realtà era entrato in gioco il Consortium, un’organizzazione esperta nel manipolare la realtà a cui Zobrist si era rivolto per proteggere il virus. Langdon era stato catturato da loro e la sua memoria era stata cancellata grazie a un particolare farmaco, poi gli avevano fatto credere di essersi messo contro il suo stesso Governo: Sienna, Ferris (che interpretava anche Marconi) e Vayentha erano agenti del Consortium, e Langdon non era mai stato davvero in pericolo, poiché i soldati erano agenti dell’OMS che lo cercavano non per ucciderlo, ma per fargli riprendere la missione. Il Consortium però si era reso conto che proteggere i piani di Zobrist avrebbe significato provocare un immane disastro, così si era alleato con la OMS; inoltre era divenuto chiaro che Sienna era in realtà l’ex amante e collega di Zobrist, e aveva smesso di seguire gli ordini del Consortium per arrivare prima al virus e, probabilmente, accelerare la sua diffusione.Langdon a questo punto accetta di portare a termine la missione. L’indovinello di Zobrist non portava in realtà a Venezia ma a Istanbul, a Santa Sofia, poiché Dandolo era stato sepolto là. Il luogo dove Zobrist aveva nascosto la sacca del virus era un’antica cisterna nei pressi del museo (Yerebatan Sarayi), ma quando arrivano trovano la sacca già disciolta e il virus già in circolo. Robert insegue una rediviva Sienna, che però rivela l’amara verità: Zobrist non aveva creato un virus pestilenziale, ma un vettore virale in grado di cambiare il DNA della popolazione mondiale e renderne sterile un terzo. Sienna in realtà stava cercando di distruggere il virus perché non si fidava dei piani della OMS, temendo loro potessero usare il virus per scopi dibioterrorismo; ma non aveva messo in conto che tutto il piano del suo ex amante fosse un bluff, e che il virus fosse già in circolazione da giorni.Il capo del Consortium viene arrestato mentre tenta di fuggire, e viene sottointeso che l’organizzazione verrà soppressa. Sienna invece riceve l’amnistia da Elizabeth Sinskey, che la invita a lavorare con l’OMS per arginare gli effetti del virus. Il virus non ha però cure, e anche la modifica del genoma umano sarà sempre rischiosa. Con l’umanità inconsapevolmente entrata in una nuova era, Langdon torna a Firenze per riposizionare la Maschera di Dante al suo posto, quindi torna a casa con la speranza di un futuro migliore.

Tra le curiosità del film, ricordiamo che l’anagramma numerico della data di uscita (14/5/13) è “3,1415” ovvero un’approssimazione per indicare il pi greco, un numero che riveste un ruolo importante all’interno della stessa narrazione, poiché Dante, nella Divina Commedia, ha diviso l’inferno in cerchi concentrici ed il pi greco serve a misurarli.Inoltre il romanzo termina con la parola “stelle”, la stessa con cui finiscono le tre cantiche della Divina Commedia. Nell’opera un ruolo centrale è giocato dalla maschera funebre di Dante Alighieri conservata a Palazzo Vecchio; lo stesso Langdon dice che essa è autentica e spiega persino il procedimento utilizzato per crearla, che comprenderebbe l’applicazione del gesso sul cadavere stesso del Poeta. In realtà nessuna delle maschere mortuarie di Dante conosciute è autentica, ma si tratta sempre di falsi o di sculture eseguite in epoca successiva alla data di morte del poeta. Quella di Palazzo Vecchio in particolare è stata realizzata nel 1915.

Non mancano comunque moltissime incongruenze, ad esempio, nel romanzo i protagonisti attraversano il corridoio Vasariano dal giardino di Boboli a palazzo Vecchio: sebbene con uno stratagemma riescano a eludere la sorveglianza e varcare la porta a Boboli, non si cita come essi facciano ad attraversare gli Uffizi e ad aprire le porte tra la galleria e palazzo Vecchio. Inoltre essi, nel palazzo, sbucano in una zona di uffici dell’amministrazione comunale e solo successivamente si recano nella zona del “museo”: in realtà il corridoio sbuca nel cuore del museo, negli appartamenti di Eleonora di Toledo. I passaggi segreti attraverso palazzo Vecchio sono invece descritti con minuzia e per lo più corrispondenti alla realtà. Soltanto nella zona delle capriate del salone dei Cinquecento si parla di una passerella per i visitatori che arriva a metà del soffitto: in realtà si ferma davanti alla prima capriata.Si dice che il museo della Casa di Dante è chiuso di lunedì (in realtà, all’epoca del romanzo, èaperto tutti i giorni) e che il battistero il lunedì non apre prima delle 13.00 (in realtà apriva all’epoca alle 11.15).Langdon descrive con dovizia molti particolari che nella Visione dell’Inferno di Botticelli sono quasi invisibili, se non del tutto assenti: le figure dei dannati, infatti, sono minuscole nell’originale, e molti dettagli enumerati dal professore (espressioni sofferenti, posizione di braccia e mani) sono indiscernibili. Inoltre Langdon fa riferimento all’uso massiccio dei colori seppia, nero e rosso: quest’ultimo colore in realtà è presente solo in una minima porzione del disegno (il fiume Flegetonte).Nel capitolo 15 si dice che i golosi sono fermi nei loro escrementi e che se ne cibano; in realtà questa è la descrizione della pena degli adulatori (seconda bolgia, ottavo cerchio); i golosi sono semisommersi dalla fanghiglia e si girano spessissimo.Nel romanzo ci sono molti dettagli di Venezia, ma contengono errori, almeno nella traduzione italiana:Al capitolo 69 viene detto che il Campanile di San Marco funziona come un faro per coloro che vagano per la città. In realtà, al di fuori della piazza, si vede solo da due punti di Venezia: Campo San Giovanni e Paolo e da sopra il Ponte del Lovo.Più avanti, nel capitolo 69, si accenna al punto in cui l’asfalto incontra il mare sul bordo meridionale di piazza San Marco, il che è impossibile: piazza S.Marco è lastricata sin dal 1264.Nei capitoli da 76 a 79 i protagonisti sono nella basilica di San Marco e nella sua cripta. La cripta in verità non è completamente sotterranea e non ha pozzi d’aerazione: sarebbero perennemente sott’acqua e le finestrelle danno sulle navate, non all’esterno.Al capitolo 79 è scritto che Sienna corre verso ovest lungo il marciapiede della Fondamenta Vin Castello. Questa frase contiene numerosi errori: vicino a Rialto esiste una Riva del Vin, mentre Fondamenta del Vin è nel Sestiere di San Marco; a Venezia non esistono marciapiedi ed inoltre le fondamente a Rialto vanno da Nord a Sud.Viene menzionato che le decorazioni sulla pavimentazione di piazza San Marco servivano per delimitare le bancarelle: in realtà la pavimentazione – che include motivi ad ellissi e greche – è puramente decorativa e fu progettata da Andrea Tirali.

Il 16 luglio 2013 la Sony Pictures Entertainment ha incaricato Ron Howard di dirigere il quarto libro di Dan Brown Inferno, con una sceneggiatura di David Koepp. L’Imagine Entertainment è stata scelta per produrre il film, mentre è stato annunciato che Tom Hanks avrebbe ripreso il ruolo di Robert Langdon. Nell’agosto 2014 la Sony ha confermato l’accordo con Howard e Hanks e ha fissato l’inizio della produzione nell’aprile dell’anno seguente inItalia. Brian Grazer è stato incaricato di produrre il film con Howard.Nel dicembre 2014, è stato riportato che Felicity Jones era in trattative per ottenere un ruolo nel film]. Il 17 febbraio 2015 lo studio ha annunciato ufficialmente il cast del film, comprendente la Jones, Omar Sy, Irrfan Khan eSidse Babett Knudsen. Nel marzo 2015, Ben Foster è stato scelto per interpretare un personaggio non specificato.

Il cinema di puro intrattenimento è sempre il benvenuto, in particolare quando per portarlo in vita vengono utilizzati alcuni illustri nomi, tra i migliori in assoluto del panorama mondiale. Abbiamo un regista premio Oscar, che nella sua lunga carriera ha sapientemente navigato tra i vari generi e raramente ha deluso o sbagliato in modo sostanziale: Ron Howard. Abbiamo l’attore più pagato al mondo, conosciuto per il suo carisma e per l’infinita serie di personaggio cult portati in scena in quarant’anni: Tom Hanks. Abbiamo anche lo sceneggiatore di Jurassic Park, Carlito’s Way e Spider-Man (David Koepp), l’attrice pronta letteralmente ad esplodere in pochi mesi grazie al nuovo film diStar Wars e una probabile nuova candidatura all’Oscar per A Monster Calls (Felicity Jones), un cast di co-primari variegato e di altissimo livello (Omar Sy, Irrfan Khan, Sidse Babett Knudsen), uno dei compositori più popolari dell’epoca moderna (Hans Zimmer) e molto altro.Quello che non abbiamo è un materiale di partenza da premio Pulitzer. Dan Brown è infatti “solamente” lo scrittore più venduto in assoluto dopo J.K.Rowling, l’uomo che ha il merito di aver fatto spendere soldi in libreria a persone che non vi mettevano piede da anni, proponendo una letteratura di intrattenimento a base di misteri, scienza, cospirazioni, arte e religione. Un mix perfetto.Si può definire come una sorta di Christopher Nolan della letteratura, più furbo ed esplicito nella sua missione rispetto al regista di Inception, e meno delicato nell’ideare e dar vita ai suoi meccanismi, pronti a far sentire intelligenti il proprio pubblico al momento della sua risoluzione (complicati, ma mai troppo, quindi gratificanti al momento della risoluzione). La letteratura di intrattenimento esiste da prima ancora che si inventassero inchiostro e carta, vi sono tanti modi per trasporla sul grande schermo (Crichton, per fare un esempio di eccellenza a 360°). Le scelte realizzate da Howard, Koepp, i produttori e Sony si sono rivelate essere vincenti su molti fronti, in primis riguardo al fatto che inInferno è più un adattamento del libro che la sua traduzione in immagini, come lo sono stati Il Codice Da Vinci e Angeli & Demoni.Depurata da alcune assurdità che avevano fatto storcere il naso a più di un fan di Brown, il film è più snello, scattante e focalizzato su un’unica tematica, un’unica minaccia: la sovrappopolazione come minaccia globale, considerata da molti l’unico vero male che può portare all’estinzione della razza umana entro cento anni. Un tema attuale, trattato con intelligenza, che colpisce e fa pensare lo spettatore mentre segue per due ore filate le folli corse di Robert e Sierra e gli intricati misteri.Il resto lo fanno le magnifiche location, per tre quarti italiane (Firenze, splendida, così come Venezia) ma anche la Basilica delle Cisterne di Istambul, la confezione impeccabile, il cast perfetto e in parte, un ritmo che non permette di annoiarsi per un solo minuto. Si può volere di più? In realtà sì, sarebbe doveroso pretendere di più, ma con il materiale di partenza disponibile sembra essere davvero essere stato fatto il massimo per portare in scena il miglior adattamento possibile. I nomi e i mezzi in gioco sono stati effettivamente una garanzia, e Inferno non deluderà il suo pubblico di riferimento.


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