Il duello per la Casa Bianca

È ufficialmente iniziata la sfida diretta tra i due candidati alla Casa Bianca, Hillary Clinton e Donald Trump, che dopo mesi di campagna per le primarie dei rispettivi partiti si sono confrontati in due dibattiti televisivi il 27 settembre e il 9 ottobre, in due serate evento per il network della CNN che li ha ospitati. Secondo i primi sondaggila candidata democratica avrebbe riportato una chiara vittoria in entrambi i dibattiti. Durante la prima sfida televisiva la Clinton ha potuto utilizzare contro il suo rivale molte delle polemiche da lui scatenate durante la campagna elettorale: Trump, infatti, ha più volte affermato in questi mesi di voler espellere tutti i cittadini musulmani dal paese, qualora eletto presidente, per poi rivolgere i suoi strali polemici verso i cittadini messicani bollati come criminali e dichiarando di voler costruire un muro lungo il confine con il Messico. Particolare risonanza ha ricevuto un tweet del tycoon in cui si rivolgeva con termini giudicati sessisti ad una precedente vincitrice del titolo di Miss Universo, di origini venezuelane. Dal canto suo Trump ha rivolto alla sua sfidante l’accusa di essere stata a favore dell’intervento militare in Iraq da senatrice e di averlo poi rinnegato. Ha invece cercato di smorzare i toni a proposito della polemica da lui sollevata sulle origini di Barack Obama, secondo Trump non nato nel territorio degli Stati Uniti e dunque illegittimamente eletto.

Particolarmente scottante è stato poi il temadel riscaldamento globale, già tra i principali punti della politica di Obama e fortemente sostenuto dalla candidata democratica. Trump ha invece bollato la questione come una “truffa” architettata dai cinesi, competitori agguerriti del paese in campo industriale. Altro cavallo di battaglia democratico è stato quello della vendita incontrollata di armi negli Stati Uniti: la Clinton è promotrice da tempo di una regolamentazione con esclusione dal possesso di armi di coloro che hanno precedenti penali, nel tentativo di tenere a bada le continue stragi che insanguinano la storia del paese.Inoltre, la Clinton ha potuto utilizzare contro il milionario sfidante la questione aperta della sua mancata dichiarazione dei redditi negli anni: è infatti prassi comune che i candidati alla presidenza rilascino l’intera dichiarazione delle entrate ed uscite economiche che li riguardano, evidenziando così il pagamento delle tasse federali e di eventuali donazioni a scopo benefico, entrambi temi fortemente sentiti dai cittadini.

Trump aveva dichiarato alla fine dell’evento televisivo una discesa in campo maggiormente aggressiva per il secondo dibattito, cosa che ha fatto riportando in auge uno degli argomenti più invisi alla sua rivale: le presunte infedeltà coniugali del marito durante gli anni di presidenza e l’eclatante caso Lewinsky. Le accuse erano in gran parte dovute al tentativo di difendersi dalla bufera scatenata negli ultimi giorni da un video che ha rapidamente fatto il giro del webin cui il candidato repubblicano parlava di presunte avances passate a donne non consenzienti, rese possibili dal suo status di uomo celebre e potente. Le dichiarazioni,che hanno provocato la presa di distanza anche da parte del suo vice, il governatore dell’Indiana Mike Pence, non hanno affondato il milionario, che avrebbe salvato la campagna durante il dibattito secondo gli esperti.

In vista di novembre, i due candidati sposteranno la loro campagna soprattutto nei cosiddetti “swing states”, quegli stati che non hanno tradizionalmente avuto una propensione esclusiva per uno dei due partiti principali, a differenza dei “safe states”,caratterizzati da predominanze storiche. Se il Partito Repubblicano può contare sulla vittoria quasi certa in stati come il North e South Dakota, repubblicani dal 1940, e il Kentucky, il Partito Democratico ha dalla sua stati particolarmente popolosi come NewYork e California e lo stato di Washington, fedele dagli anni Ottanta. I valori del Partito Repubblicano appaiono più forti negli stati del Sud, in passato abitati dalla popolazione nera schiava: è curioso ricordare come la popolazione nera sia stata strenua sostenitrice del partito repubblicano – quello di Lincoln e degli oppositori della schiavitù – fino all’elezione di Kennedy del 1960.Gli stati maggiormente liberali, invece, sono quelli delle due coste del paese e quelli vicini al confine con il Canada, come Vermont e Michigan.
Attualmente, sondaggisti ed esperti individuano in Ohio e Florida i due swing states principali, con il primo di lunga tradizione di “stato in bilico”. Profilo simile sembrano possedere anche il Nevada, pur con un basso numero di Grandi Elettori, la Virginia e il Colorado, di recente più vicini al Partito Repubblicano. Hillary Clinton sembra aver preso particolarmente a cuore la questione scegliendo l’attuale governatore della Virginia, Tim Kaine, in qualità di vice. In bilico anche gli stati di North Carolina e Iowa, con il secondo ottenuto in entrambe le ultime tornate elettorali da Barack Obama.

Il Partito Democratico, intanto, sembra essersi stretto attorno alla sua candidatacon la discesa in campo di Obama e della first lady Michelle, oltre che di Bernie Sanders e di Elizabeth Warren, senatrice del Massachusetts, ritenuta nei mesi scorsi papabile candidata alla carica di Vicepresidente; quello Repubblicano, invece, ha più volte preso le distanze dal suo, con numerose proposte di una possibile sostituzione in corsa. Nonostante ciò la popolarità di Donald Trump non accenna a calare, costringendo Hillary Clinton ad incrementare la sua presenza sul campo e mantenendo viva l’attesa per l’elezione di martedì 8 novembre.


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