The Young Pope: il Santo Padre che diventa rockstar

Ottima accoglienza e qualche polemica alla Mostra di Venezia per la fiction su un Papa vizioso e cinico.<<Ho indagato il lato nascosto del clero.>>, dice il regista Premio Oscar Paolo Sorrentino. Raccontare il capo della Chiesa è una sfida. Nel caso di Lenny Belardo, Jude Law, il primo pontefice nord-americano della storia, questa sfida si riassume in una frase che lui stesso annuncia a proposito:< Sì, sono una contraddizione come Dio>>. E tutta la sua storia è una sequenza di contrasti e di chiaroscuri. Da piccolo Lenny viene abbandonato dai genitori figli dei fiori che volevano viaggiare e non potevano occuparsi di lui. Viene quindi affidato alle cure di suor Mary interpretata da una magistrale Diane Keaton, che lo cresce come una madre e diventa la sua segretaria particolare (in una scena la vedremo indossare una maglietta con il titolo della canzone di Madonna Like a Virgin).

Il dolore per l’abbandono rimane, nascosto e inossidabile, ma Pio XIII non è un uomo fragile e manipolabile come ha creduto il cardinale Voiello, interpretato dall’attore Silvio Orlando, il suo primo sponsor che ha trafficato per portarlo al soglio pontificio credendo poi di poterlo manovrare e gestire così il potere.Voiello ha tre cellulari che hanno come salvaschermo gli attaccanti del Napoli, legge i giornali sportivi nei giardini vaticani, trama sempre nell’ombra cercando di scovare i punti deboli di sua santità e provare, come un moderno Iago, a detronizzare il Papa.Intanto, papa Belardo costruisce passo dopo passo il proprio mito, vietando la riproduzione della propria immagine su accendini, piatti e gadget religiosi.

D’altronde, chi è lo scrittore più importanti del novecento? Domanda a chi critica questa scelta J. D. Salinger. Il regista più grande? Stanley Kubrick. La cantante più amata? Mina. Tutta gente che si è nascosta al pubblico sconfinando nella leggenda. Per Lenny Belardo, il Papa deve essere una rockstar della Chiesa. Durante un’omelia, fa in modo che si veda solo la sua sagoma. Alla folla ammutolita dice:<<Avete dimenticato Dio, ma io non vi aiuterò. Siete voi che dovete riscoprire la strada, il volto di Dio. E, dopo, e scoprire il volto del Papa.>>.

In una emblematica scena della serie tv il bellissimo papà americano fuma con fare sognante e aria soddisfatta.<<È vero, il mio Papa, Pio XIII, è diametralmente opposte o a papà Francesco!>>, ha spiegato il regista. Continua poi dicendo:<< Ma non si tratta di una figura inverosimile. Dopo un papà così liberale potremmo avere in un futuro non lontano un Papa conservatore come il nostro protagonista. Non c’è provocazione: si sia la pazienza di guardare la serie fino in fondo, si capirà che con il mio lavoro ho cercato di indagare, con onestà e curiosità, il mondo del clero nei suoi aspetti più difficili, nascosti e affascinanti. Con un occhio particolare a quel prete speciale che è il Papa.>>.Le prime due puntate sono state proiettate in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia ricevendo sette minuti di applausi, ma anche non poche polemiche: il papà di Sorrentino assomiglia più a Frank Underwood, il presidente degli stati uniti assetato di potere di House of Cards , altra serie di successo con protagonista Kevin Spacey, che è un pontefice come siamo abituati a vederne.Un papa giovane, 47 anni appena, bello come un divo di Hollywood, bello come Jude Law. Non si è mai visto ma lo vedremo presto, il 21 ottobre su Sky, quando finalmente partirà la serie in 10 episodi diretta e sceneggiato dal regista premio Oscar Paolo Sorrentino e prodotta da colossi internazionali come l’americana Hbo e la francese Canal +. Un Papa che fuma una sigaretta via l’altra, beve diet coke alla ciliegia e calza scarpe Laboutin non dalla suola cardinalizia.

Un pontefice lontano dalla gente e da Dio stesso: dubita della sua esistenza, ma poi continua a cercarlo, pregando nudo in fondo una piscina. Nella sua testa, forse a causa di quel trauma infantile, circolano pensieri corrotti, pulsioni cattive: in una scena, Pio XIII invita un sacerdote a violare il segreto della confessione per conoscere i segreti degli altri prelati e poterli ricattare. Ma poi, in sogno, invita la gente a riscoprire il piacere. Un capo umano, troppo umano: sagace e ingenuo, vecchio stile ma molto moderno, dubbioso il risoluto, ironico, pedante, ferito e senza scrupoli.

Tutta la storia, che pare inverosimile, è molto realistica e le ambientazioni. Per le riprese, Sorrentino ha avuto accesso a storiche Maggioni romane come palazzo Farnese, perfetto per rendere l’atmosfera del Vaticano. Di nuovo la Romade La Grande Bellezza, che sarà anche al centro del prossimo lungometraggio del regista, loro, che racconterà la ascesa politica di Silvio Berlusconi. Non è ancora dato sapere se la Medusa, la casa di produzione dell’ex premier nonchè fautrice di tutti successi di Sorrentino, prenderà parte al progetto.L’attesa serie firmata dal regista premio Oscar andrà in onda dal 21 ottobre su Sky Atlantic HD. <<Sky da anni si impegna nel migliorare la qualità dell’industria televisiva italiana!>>, ha dichiarato l’amministratore delegato di Sky Italia Andrea Zappia. Tra i presenti alla Mostra Del Cinema di Venezia, oltre il cast a partire da Jude Law e Silvio Orlando, anche Giorgio Napolitano, Maria Elena boschi, Marianna madia, Walter Veltroni, Gabriele Salvatores, Carlo Verdone, Mario Martone, hanno preso parte all’anteprima.

<<La mia presenza è un atto doveroso per un grande artista del cinema italiano e per un importante produzione destinata ad arrivare in tutto il mondo. Paolo Sorrentino è un punto di riferimento assoluto per il cinema italiano, inteso come patrimonio di valori di bellezza non solo a livello economico ma anche ideale. E viva questa grande scommessa di scaglie di sorrentino.>>. Lo ha detto il presidente del consiglio, Matteo Renzi, alle telecamere di Sky Tg 24 in occasione della premier a Roma della tanto attesa serie televisiva.

Il regista campano non si era mai confrontato prima con una serie e in televisione lo avevamo visto solo con la riproposizione di due opere di Eduardo De Filippo: Sabato, domenica e lunedì e Le voci di dentro.Un miracolo di serie. Un nuovo Rinascimento. Ecco che cosa rappresenta The Young Pope. La fiction firmata da Paolo Sorrentino è la punta di diamante di un nuovo modo di intendere e fare televisione. Costata 40 milioni di euro, The Young Pope è un modello virtuoso che riafferma l’importanza di una sana dialettica tra autore e produzione.
Il primo a essere convinto di questo è proprio Paolo Sorrentino. Dopo aver mostrato al pubblico un gustoso backstage, con ironia degna dei porporati protagonisti della serie che ha diretto, il regista premio Oscar scherza e dice che in realtà il vero regista è Jude Law. Lui si è limitato a direYes e a tirare un calcio di rigore sul set.E anche se nessuna scena di The Young Pope è stata girata nella Città del Vaticano, Sorrentino sa che a Castel Sant’Angelo si respira l’odore delle case dei vecchi cercato da Jep Gambardella ne La Grande bellezza. E la bellezza è uno dei termini che più vengono pronunciati in questa conferenza stampa. Per esempio la bellezza di Jude Law capace di folgorare un gruppo di turisti che all’improvviso smettono di guardare la Cappella Sistina per ammirare l’attore inglese in tutto il suo splendore.
Jude Law racconta di essere rimasto impressionato dalla bellezza di Roma. Durante le riprese della serie ha cercato di imparare l’italiano, ma il tempo a disposizione era troppo poco. Ciò non di meno, l’attore ha cercato in ogni modo di tradurre in gesti e parole ciò che il regista gli chiedeva, perché per Jude l’attore è un mezzo per interpretare il personaggio del giovane Papa americano che lo ha portato a ripensare al suo rapporto con la Fede e con Dio. E ha svelato che ha continuato a tenere le braccia conserte o dietro la schiena come fanno i Papi visto che i loro abiti sono privi di tasche. E a proposito della postura di Pio XIII, Sorrentino ha aggiunto che il gesto di Belardo di allargare le braccia e alzare il capo verso il cielo è ispirato alla foto di Pio XII a San Lorenzo, ma anche al calciatore inglese Rooney, quando segna un gol. Insomma ancora volta sacro e profano si incontrano fuori e dentro lo schermo.Per Silvio Orlando, The Young Pope è stata una esperienza unica e incredibile. Sul set si è sentito come l’astronauta Samantha Cristoforetti, anche per via della lingua visto che per recitare in inglese si è dato a uno studio matto e disperatissimo. Orlando ha ribadito che Sorrentino ha sparigliato le carte riportando in auge il concetto di bellezza al cinema, troppo spesso dimenticato in questi ultimi anni. L’attore napoletano ha poi dichiarato di essere entrato in grande sintonia con Gianluca Guidi che in The Young Pope interpreta Padre Amatucci: “Sul set eravamo come Batman e Robin”.
Javeier Camara, immenso nella parte di Monsignor Gutierrez, invece, fa una rivelazione sconvolgente. Come provino ha mandato a Paolo Sorrentino un video in cui balla sulle note di Raffella Carrà. Lo ha fatto perché immaginava che tutti gli altri avessero mandato perfomance seriose e monacali. A parte la boutade, l’attore spagnolo non vede l’ora di tornare a girare The Young Pope. Al pari di Ludivine Sagnier, che in The Young Pope, interpreta Ester, moglie religiosissima di una guardia Svizzera. L’attrice ha confessato di avere pregato la Madonna perché venisse scelta per la parte.
D’altronde Sorrentino ha confermato quanto sia stata fondamentale la scelta del cast. E, a prescindere dalla indiscussa bravura dei doppiatori, ha invitato a guardare The Young Pope in lingua oiriginale con i sottotitoli, per cogliere tutte le sfumature di questa fiction che rappresenta un nuovo paradigma creativo. Quando gli chiedono cosa significhi la presenza di un canguro nella seconda puntata, Sorrentino sfodera una battuta fulminante: “Non lo so, con 40 milioni di budget potevo permettermi di girare una scena solo per il gusto di girarla”.
Ma al di là della gag, il regista conferma la sua vocazione per il Mistero, in questa epoca in cui tutto viene detto, mostrato, esibito in una corriva “r” come “retorica della trasparenza”, come l’ha definita Gianni Canova, moderatore della conferenza stampa. E in fondo la forza di The Young Pope è anche nel mistero di questo Papa dagli occhi di ghiaccio, una contraddizione vivente, santo e bambino, luce e tenebra. Una figura sola, inafferrabile, cangiante come tutto il cinema di Sorrentino.Un’opera d’arte e non di catechismo. “The Young Pope non è una serie provocatoria, lo dico perché io so come va a finire: bisogna vedere tutte e dieci le puntate”, dicePaolo Sorrentino affrontando di petto chi ritiene che la sua raffigurazione di un papa giovane e americano che fa colazione con Coca Cola alla ciliegia e usa le infradito, fuma e lancia invettive, possa provocare reazioni tra i cattolici e dal Vaticano. “In realtà basta seguire l’evoluzione del personaggio, di tutti i personaggi, per capire che non c’è nessun intento provocatorio”. Il regista ha presentato a Roma, affiancato da Jude Law, Silvio Orlando e parte del cast internazionale, la serie che dal 21 ottobre andrà in onda su Sky Atlantic alle 21,15. Una produzione originale di Sky, HBO, Canal+ (prodotta da Wildside e coprodotta da Haut ed Court TV e Mediapro), una “serie monumentale”, per definizione del regista, che punta sul carisma di Jude Law, che disegna un Papa bizzarro, imperscrutabile, misterioso, che non si tira indietro dall’affrontare le grandi questioni della Chiesa. “Non è facile recintare in poche parole un film così lungo su un tema così complesso. Direi che la serie fotografa una o più solitudini che abitano un territorio complesso e limitato che già di per sé è il manifesto dell’isolamento, della solitudine”, spiega Sorrentino. Piacerà ai cattolici questo film? “Se lo guarderanno con il trasporto che merita un quadro. Quando osservi un dipinto non lo fai per controllare se risponde al catechismo. Piacerà se avranno uno sguardo benevolo, staranno al gioco dei sentimenti umani. Allora si accorgeranno che The Young Pope parla alla loro umanità e prova a togliere dagli occhiali le macchie umide e incrostate del conformismo. Se si aspettano una lettura filologia allora no, non piacerà”.Un’impresa costata 40 milioni di euro (“una cifra in linea con le grandi serie americane”, spiega Andrea Scrosati, executive vice president di Sky Italia) di cui il regista sta già scrivendo la seconda stagione. Una “serie monumentale”, per definizione del regista, che punta sul carisma di Jude Law, che disegna Lenny Belardo, un Papa bizzarro, imperscrutabile, misterioso, che fa colazione con la Coca Cola alla ciliegia ma poi affronta le grandi questioni della Chiesa. Sette mesi di riprese: <<Tornando a Roma ho capito quanto sia stata importante per me l’esperienza di vivere qui. Ringrazio tutti per avermi fatto sentire felice, a casa. È bello essere tornato ed è bello l’effetto che questa serie, questo personaggio, hanno avuto su di me>>. Per costruire il suo Pio XIII l’attore inglese è partito dalla postura: <<Ho visto le immagini di molti pontefici del passato, avevano spesso le mani giunte oppure dietro la schiena. Indossando il costume di scena ho capito semplicemente che non avevano tasche. E ho iniziato ad assumere anch’io questo tipo di postura, che mantenevo anche fuori dal ciak!>>.Nel backstage della serie, presentato all’incontro al cinema Moderno di Roma, si vedono molte scene in cui Law suggerisce movimenti e intenzioni del suo personaggio a Sorrentino: <<In realtà il personaggio, la storia, appartengono al regista. Io cercavo solo di interpretare al meglio quello che Paolo aveva in mente, mettendomi al suo servizio>>. Un personaggio, il suo, pieno di contraddizioni <<che non ho capito fino in fondo. Ho iniziato studiando le vite di tanti pontefici e come i loro pontificati abbiano influenzato il Vaticano. Un’impresa da mettere paura, vista la sterminata bibliografia in materia. Ma poi ho capito che non era lì la risposta, che dovevo invece entrare nel mondo di Paolo>>. Di Papa Francesco dice: <<Sono andato a vederlo subito, mi ero ripromesso di tornarci come pure di studiare italiano ogni mattina. Purtroppo non ho avuto modo di fare nessuna delle due cose! >>.

Nella prima scena della serie, prodotta da Wildside e già venduta in ottanta paesi, il giovane papa Jude Law emerge da una montagna di corpi neonati di ogni taglia e colore, gli occhi aperti o chiusi e si ritrova in una piazza San Marco notturna e sgombra. È l’avvio onirico di The Young Pope. L’elezione di Lenny Belardo, americano che prende il nome di Pio XIII, è stato eletto grazie a una strategia mediatica del collegio cardinalizio: i cardinali anziani lo hanno eletto pensando di poterlo gestire, preferendolo perciò al suo maestro, che tenta il suicidio. Il giovane papa fa colazione con Coca Cola alla ciliegia, gira in infradito candide, fuma molto. Di notte sogna di dare il via libera all’aborto, ma poi, dal pulpito in piazza San Pietro spegne con ira la gioia degli accorsi: <<Non vi indicherò nessuna strada, cercatela>>. Ha uno strano ascendente sugli animali, compresa una giraffa che lascia libera di scorrazzare in giardino, ed è piuttosto tagliente con vescovi e cardinali. Smonta rapidamente la macchina costruita da chi pensava di gestirlo come un fantoccio mediatico. Al contrario, nega la sua immagine, indicando all’addetta marketing i casi riusciti di Banksy e i Daft Punk.
<<Il personaggio dice una cosa che ha un senso – spiega Sorrentino – l’oggi è caratterizzato dalla perdita del mistero. Pudore e mistero sono considerati non più necessari. Svelare se stessi viene considerata una attività proficua. Questo mio papa invece vuole mantenere il mistero e pensa che questa sia la strategia giusta per arrivare al successo. Un tema importante per il Vaticano che è sempre alla ricerca di allargare o almeno mantenere il numero dei fedeli>>.Tra la marea di complimenti a Sorrentino, qualcuno in conferenza stampa fa notare che la serie è un “packaging” di temi già affrontati raccontando il Vaticano e il clero: <<Spero proprio di no – dice il regista – Il clero è sempre stato rappresentato o nella sua infallibilità o, soprattutto dagli americani, nella sua malvagità. L’idea era di raccontarlo per quello che è: esseri umani tra gli umani, con i loro pregi e i loro difetti, i loro limiti, le loro capacità, le loro incapacità: questo credo non sia mai stato fatto prima”. Commenta così l’imitazione di Crozza: “mi sono divertito” e poichè il comico ha ipotizzato un sua versione sorrentiniana di James Bond, il regista dice “Non so se sarei pronto, ma sì, girare uno 007 mi piacerebbe moltissimo>>.
Sky Italia è con la Biennale di Venezia nell’iniziativa di raccolta fondi in favore dei territori e delle popolazioni colpite dal terremoto in Italia centrale il 24 agosto. Ha devoluto 50 mila euro gli incassi delle proiezioni veneziane della serie La donazione farà parte della raccolta fondi attivata dalla Biennale di Venezia. La destinazione delle somme sarà concordata con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.


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