Hillary Clinton e Donald Trump: ritratto dei due candidati alla Casa Bianca

Il prossimo 8 novembre gli Stati Uniti saranno chiamati ad eleggere il loro 45° presidente che si insedierà alla Casa Bianca, come tradizionalmente avviene, agli inizi del 2017. Dopo la lunga battaglia delle primarie gli elettori hanno scelto i candidati dei due maggiori partiti: Hillary Clinton per i democratici e Donald Trump per i repubblicani.

La Clinton, che ha ottenuto la nomination grazie ad una serie di vittorie negli stati chiave del paese –New York, Florida, California e Texas – e conquistando quasi 17 milioni di voti popolari, è tutt’altro che nuova alla politica. First lady dell’Arkansas e poi degli Stati Uniti dal 1993 al 2001, Hillary è stata eletta – prima first lady nella storia del Paese– alla carica di senatrice dello stato di New York alla fine del 2000, con il 55% delle preferenze. La sua campagna aveva attratto l’attenzione dei media per la sua presenza in ogni angolo dello Stato e per la scelta di riunirsi con piccoli gruppi di cittadini ed ascoltare problemi e suggerimenti. Durante il primo anno in carica come senatrice avrebbe affrontato la tragedia dell’11 settembre con appelli al governo circa il controllo della salubrità dell’aria nella zona colpita.

Negli ultimi mesi da senatrice la Clinton annunciò la sua candidatura per le presidenziali del 2008, confermando le voci secondo cui il suo lavoro in tal senso era iniziato già da alcuni anni. Super favorita alla vigilia delle primarie, Hillary dovette fronteggiare la crescente popolarità del senatore dell’Illinois Barack Obama, il cui messaggio di cambiamento del paese cominciava a convincere più dell’esperienza politica della senatrice. Obama, come è noto, avrebbe conquistato la nomination: la Clinton si sarebbe ritirata confermando il suo endorsement per il rivale democratico. Poco dopo, Obama avrebbe richiesto la sua partecipazione al nuovo governo in qualità di Segretario di Stato, ruolo mantenuto fino al 2012. Meno noto, invece, è che l’ex first lady aveva superato lo sfidante per numero di preferenze popolari ma non per numero di super delegati, che avevano deciso di modificare in corsa il loro voto.

L’ex first lady e senatrice fu la prima moglie di presidente americano ad essere candidata alle primarie di uno dei principali partiti del paese, e non stupisce: Hillary Clinton è nota per essere stata la prima donna in quasi tutto ciò in cui si è impegnata nella sua carriera accademica e professionale. Prima di iniziare gli studi alla scuola di legge di Yale, da giovane laureata all’università di Wellington, fu la prima studentessa nella storia dell’università a presentare la cerimonia di assegnazione dei diplomi, suscitando già all’epoca polemiche per aver criticato il senatore repubblicano che l’aveva preceduta come oratore. Fu la prima donna, nel 1979, ad essere ammessa al prestigioso studio legale Rose dell’Arkansas, in qualità di avvocato specializzato in casi di proprietà intellettuale e diritti dell’infanzia. Dopo l’elezione del marito alla Casa Bianca, fu la prima donna laureata ad accedere al ruolo di first-lady e la prima a ricoprire incarichi di alto rilievo governativo, come capo della riforma sanitaria nazionale dal 1993.

Alcuni degli scandali del periodo alla Casa Bianca sono ancora oggi riportati in auge dai suoi avversari per screditarla, in particolare gli episodi legati all’infedeltà coniugale del Presidente e al famoso caso Lewinsky. La candidata democratica ha da sempre diviso il pubblico tra chi la idolatra per il suo ruolo atipico di first lady e la sua carriera di successo e chi la critica per le sue risolute prese di posizione.

Nel campo repubblicano, Donald Trump, imprenditore milionario e personaggio televisivo dal 1998, ha conquistato la nomination del suo partito costringendo alla resa tutti i suoi oppositori ed ottenendo il doppio dei voti rispetto al suo sfidante più tenace, Ted Cruz, ritiratosi dalla campagna nei primi giorni di maggio, dopo avergli strappato il popoloso Texas di cui è senatore. Notevole il dato secondo cui Trump sarebbe il candidato repubblicano più votato nella storia del Partito, sbriciolando il precedente record di George W. Bush e lo storico record di Lincoln, primo Presidente Repubblicano degli Stati Uniti, nel 1861.

Il milionario repubblicano è tuttavia nuovo alla politica, dato apprezzato dai suoi sostenitori che lo ritengono estraneo all’establishment politico del Paese. Dopo una laurea in economia e alcuni anni di lavoro presso l’azienda del padre Fred, ricco immobiliarista di New York, Trump rilevò la società ribattezzandola “Trump Organization” e riuscendo ad aumentarne i profitti al punto di entrare nella classifica di Forbes degli uomini più ricchi al mondo con un patrimonio stimato in almeno 4 miliardi di dollari. A renderlo famoso lo show “The Apprentice” in cui giudicava l’abilità negli affari dei partecipanti, da cui la NBC lo ha allontanato dopo affermazioni polemiche sugli immigrati negli USA.

Secondo i suoi detrattori la realtà sarebbe ben diversa, considerata la sua mancata presenza tra i maggiori dieci immobiliaristi di New York e soprattutto il fiasco dei suoi casinò che gli costò una parte del patrimonio nel 1991. La stessa Clinton lo ha più volte attaccato riguardo la cosiddetta “Trump University”, non una vera università ma corsi motivazionali per imprenditori che avrebbero spillato migliaia di dollari ai cittadini.

Nonostante le polemiche che continua ad alimentare, Trump non è stato abbandonato dai suoi elettori tanto da presentare, a pochi giorni dal terzo dibattito televisivo, un ritardo nei sondaggi di soli 7 punti, margine – per i più ottimisti – ancora recuperabile.


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