Questa pazza serie A: Milan sempre più secondo, Inter a picco

Napoli – Un nono turno da brividi quello di serie A, considerando che sin dal sabato il calendario regalava il derby della lanterna e un Milan – Juventus in quel di San Siro che vale le prime posizioni della classifica. A questi match dal grande fascino si sommano l’esordio nella massima categoria dello stadio Ezio Scida – scenario della prima vera gara interna in A del Crotone contro un Napoli voglioso di scacciare la crisi – ed un Torino – Lazio per le zone Europa League.

Le sorprese arrivano proprio dai due scontri del sabato. Nel pomeriggio a Genova infatti la Samp che non vinceva da cinque turni e invischiata nella zona retrocessione batte il Genoa di Juric, lanciato verso le zone da Europa e fra le sorprese di queste prime giornate. In serata alla scala del calcio il Milan batte la Juventus e va a meno due dai bianconeri primi in classifica. A decidere la sfida ancora una prodezza del giovanissimo e talentuoso Locatelli e una parata eccezionale dell’altro baby fenomaneo rossonero, Donnarumma. In un brutto remake a panchine invertite Allegri si vede annullare un gol per fuorigioco come quello di Muntari del 2012. Stavolta “vittima” illustre della svista arbitrale e Pjanic, che vede cancellata la marcatura da punizione per un fuorigioco inesistente di Bonucci.
Per Allegri San Siro in questa stagione si dimostra stregato, ma adesso cominciano ad arrivare le prime e giustificate critiche sia per un gioco che latita sia per la gestione della super rosa.
La Juventus sulla carta oggi doveva dominare la stagione e schiantare anche squadre come Inter e Milan. Secondo molti la Juventus avrebbe perso si e no due gare forse a Napoli e Roma. I bianconeri invece in nove gare ne hanno perse già due contro le milanesi. Queste due debacle unite al pareggio con il Siviglia, alle vittorie non proprio limpidissime per il gioco espresso come quella di Lione o di Roma contro la Lazio dimostrano che i bianconeri contro squadre di medio – alto livello non riescono ad esprimere tutto il loro potenziale, soffrendo troppo, segnando poco e rischiando poi di subire giocate importante degli avversari.
La rosa c’è indubbiamente, costruita per essere realmente competitivi in tutte le competizioni, ma il numero e la forza dei singoli non basta. Serve un gioco, un’identità e un’amalgama oggi assenti.

In questo campionato difficile e altalenante il Milan si dimostra dunque la vera sorpresa. Gli uomini di Montella si ritrovano dopo nove turni in seconda posizione insieme alla Roma, vincente contro il Palermo, a due lunghezze dalla Juventus. Alzi la mano chi avrebbe scommesso dai cinque euro in su sul diavolo di Montella, Donnarumma, Bacca e Romagnoli, probabilmente nemmeno il tifoso rossonero più innamorato. Il Milan invece dopo aver lasciato intravedere sin da subito una buona trama di gioco e una grande forza offensiva figlia delle qualità di Niang e Suso e delle capacità da cecchino di Bacca ora mostrano una solidità difensiva data dai giovanissimi di scuola rossonera o su cui la società ha puntato con forti investimenti (Donnarumma, De Sciglio, Romagnoli). A questo si aggiunge la vera e propria favola di chi sembra un predestinato, Locatelli. Il numero 73 in venti giorni si è preso il centrocampo del Milan, diventando decisivo in due gare non da poco: Milan – Sassuolo e Milan – Juventus, trascinando la squadra là dove non era da ben sei anni. Difficile pensare che il Milan, per penuria tecnica della rosa e per inesperienza, possa restare lì in alto fino alla fine, ma considerando che Montella con i suoi ragazzi potrà concentrarsi solo sul campionato i rossoneri potrebbero essere la vera variabile impazzita della stagione.

La Roma si conferma in grande forma dopo il momento di mini crisi per le sconfitte con il Torino e la Fiorentina. I giallorossi trovano la terza vittoria di fila con un attacco che si dimostra devastante. Sugli scudi per prestazione e per gol fatti c’è ancora Edin Dzeko. Il bosniaco trova l’ottava rete in nove gare di campionato, spedendo nel dimenticatoio la stagione da incubo vissuta lo scorso anno. L’ex city potrebbe essere l’Higuain di questa stagione, quel campione che con i suoi gol e le sue giocate può fare la differenza e trascinare una squadra inferiore alla Juventus a contendere sino alla fine con i bianconeri per il tricolore.

Risorge, seppure fra mille difficoltà, il Napoli di Sarri. Gli azzurri non si fanno abbattere né dalle critiche e dalle sconfitte né dal tifo caldissimo della prima gara allo Scida del Crotone. Gli azzurri con un turnover intelligente gioca come sa e va presto in vantaggio. A mettere a rischio il ritorno alla vittoria degli uomini di Sarri ci ha pensato Gabbidiani. Il numero 23 con il fallo di reazione ed annessa espulsione chiude forse anticipatamente la sua esperienza in azzurro. Dopo le prestazioni grigie, le forti critiche, un feeling con Sarri mai scattato somma una reazione immatura e forse frutto della frustrazione figlia della situazione difficile. Ad oggi è molto complicato immaginare un Gabbiadini ancora al centro del progetto azzurro dopo ciò. Le occasioni e le presenze arriveranno forse solo per la forzata assenza di Milik, ma il rischio è che saranno occasioni dal minutaggio risicato. Grazie al caduta della Juventus il Napoli torna a meno quattro dai bianconeri, ma davanti ha un Milan rivelazione e una Roma che oggettivamente ad oggi sembra superiore e capace di dare maggiori sicurezze.

Risale anche la Fiorentina con una vittoria importante e perentoria in uno degli stadi ad oggi più difficili in cui giocare, quello di Cagliari. Con la squadra risorge anche Kalinic con una tripletta. Ora i viola, con una gara in meno, sono a cinque punti di distanza dal quarto posto. La conclusione a cui si giunge dopo quest’ultima settimana è che la Fiorentina aveva enormemente bisogno dei gol di Kalinic, trascinatore nella scorsa esaltante stagione, e delle giocate di Bernardeschi. Probabilmente Sousa dopo averlo fatto sbocciare lo scorso anno ha gestito troppo con il contagocce un talento che per i viola è fondamentale avere in campo. Sicuramente la Fiorentina può rientrare fra le contendenti per le zone Europa League, bisognerà trovare una continuità sin qui mancata.

Oltre alle solite note sono tante, però, le sorprese di questa stagione. Moltissime squadre si attestano nella zona alta della classifica e ad oggi sembrano poter tenere ancora a lungo il passo delle migliori, mettendo in bilico il camino di tutte verso l’Europa. il Torino di Mihjalovic è ad appena quattro punti dal secondo posto a pari merito con la Lazio. Proprio contro i biancocelesti, altra mezza rivelazione, arriva il sesto risultato utile consecutivo. Anche la Lazio guidata da Inzaghi ad oggi possono vantare un ottimo ruolino di marcia. Le uniche sconfitte sono state quella con Juventus e Milan. Altro elemento importante è la rinascita di Immobile, sei reti in nove gare.

Dietro Torino e Lazio tante altre belle realtà. Ad appena tre punti dal Napoli quarto c’è il Chievo, a quattro punti un gruppetto formato da Atalanta, Sassuolo e Cagliari ed infine a cinque il Genoa di Juric. Tutte squadre dalla rosa modesta, ma capaci di un progetto efficiente e di gareggiare alla pari di squadre di gran lunga superiori per potenza economica e per rosa. Queste sono quelle squadre capaci di rendere la serie A il campionato forse non più spettacolare del mondo, ma sicuramente il più difficile a livello tattico, quello in cui ogni squadra può concretamente perdere la partita secca contro chiunque.

In zona retrocessione la situazione, ad oggi, sembra sin troppo delineata. Crotone, Empoli, Palermo e Pescara sembrano avere qualcosa in meno rispetto a tutte le altre. Le rose di queste squadre non si sono rivelate sin qui all’altezza delle altre e la battaglia per restare in A si riduce quasi esclusivamente a queste quattro compagini. Troppo pochi i punti sin qui raccattati. Il Crotone è addirittura fermo ad uno, il Palermo e l’Empoli appena sei e il Pescara è a sette, ma tre punti sono stati conquistati a tavolino per il clamoroso errore da scrivania del Sassuolo. Anche Sampdoria e Udinese, sin qui non brillanti, comunque appaiono meglio attrezzate per la permanenza nella massima serie.

La squadra pienamente in crisi è l’Inter. I nerazzurri sono precipitati dopo le sconfitte contro Cagliari e Atalanta in quattordicesima posizione. Davanti un gruppone di squadre in cui sembrano tutte superiori alla squadra di De Boer per gioco. Una situazione così al limite che sembra condurre direttamente all’esonero dell’olandese dopo appena nove gare. Considerando che l’ex Ajax è arrivato a Milano appena due settimane prima dell’inizio del campionato per sostituire il separato in casa Mancini ad oggi non si vede chi e a cosa servirebbe il terzo cambio in appena due mesi. In questo caos creato anche dal caso Icardi sembra difficile giocare anche per le posizioni Europa League. Insomma un’annata molto nera e quasi per nulla azzurra, non molto diversa dalle ultime due. Forse il problema reale non era né Mazzarri né Mancini, ma una società incapace di allestire realmente una rosa competitiva e gestire le situazioni difficili.

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