Cremati sì, ma seppelliti in luogo sacro!

CITTA’ DEL VATICANO. Netta è la posizione assunta dalla Chiesa cattolica in materia di cremazione. Importanti i passi avanti compiuti dal 1963 ad oggi; tuttavia risultano specifiche e stringenti le norme che istruiscono sulla sepoltura dei defunti e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione. E’ stata presentata stamattina in Sala Stampa vaticana l’istruzione Ad resurgendumcumChristo, alla presenza del cardinale Gerhard Mueller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, di padre Serge Thomas Bonino, segretario della Commissione Teologica Internazionale e di monsignor Angel RodriguezLuno, consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Da più di cinquanta anni è molto vivo il dibattito sulla pratica crematoria e sulla sua accettazione da parte delle istituzioni cattoliche: è il Concilio Vaticano II, con l’istruzione Piam et constatemdella Suprema Congregazione del Sant’Uffizio, a disporre per la prima volta che possano essere sepolti secondo rito ecclesiastico anche i fedeli che sono stati cremati. Tuttavia si ribadisce l’invito ai vescovi di predicare l’inumazione e, come si legge nel Catechismo della Chiesa cattolica, la sepoltura del defunto cremato può avvenire a condizione che la scelta della cremazione non derivi dalla negazione dei dogmi cristiani, da appartenenza a sette, dall’odio verso la religione cattolica o verso la Chiesa.

Come ci si aspettava, il documento Ad resurgendumcumChristo si muove lungo la stessa strada battuta da anni ormai e la Chiesa ribadisce nettamente il proprio divieto alla dispersione delle ceneri o alla loro conservazione in luogo non sacro, pur permettendo di fatto la pratica crematoria.

Come si legge nell’istruzione vaticana, partendo dalla constatazione che la prassi della cremazione si è notevolmente diffusa negli ultimi anni in molte Nazioni, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha ritenuto opportuno pubblicare un nuovo documento che, ribadendo la preferenza per la sepoltura dei corpi, illustrasse le norme per la conservazione delle ceneri in caso di cremazione.

Si continua a preferire l’inumazione e la Chiesa lancia l’appello agli ecclesiastici affinché sia mantenuta la consuetudine di seppellire i corpi dal momento che l’inumazione è la forma più idonea ad esprimere la fede nella risurrezione del corpo – corpo che, trasformato, risorgerà insieme all’anima per volontà di Dio.

Il corpo ha un valore enorme per i cristiani: è creato da Dio, è destinato alla risurrezione e, dunque, è parte integrante della persona. E’ necessario allora nei confronti del corpo un atteggiamento che ne rispetti la dignità ed è per questo che la Chiesa, come si legge ancora nel documento Ad resurgendumcumChristo, non può permettere comportamenti derivanti da concezioni errate della morte, ritenuta, ad esempio, come annullamento definitivo della persona o come momento della sua fusione con la natura.

Tuttavia, se in nome di ragioni di tipo igienico, economico o sociale si è portati a scegliere la cremazione, anche le ceneri, secondo le recentissime istruzioni, devono condividere il destino dei corpi e quindi vanno seppellite in luoghi sacri. La sepoltura in cimiteri risponde dignitosamente alla pietà e al rispetto che i cristiani devono al corpo dei defunti, oltre al fatto che essa favorisce il ricordo e la preghiera da parte della comunità cristiana.

Le ceneri allora vanno conservate nei cimiteri o in una chiesa o in un’area appositamente dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica, affinché le tombe diventino luoghi di preghiera, riflessione e ricordo. E’ vietata categoricamente la conservazione delle ceneri nelle abitazioni, la loro divisione tra i parenti, la conservazione in ricordi commemorativi come gioielli e la dispersione delle stesse in natura.

Il rispetto per il corpo – nella sua integrità o per ciò che di esso ne resta dopo la cremazione – è valore fondamentale per gli uomini che, raccolti in preghiera o meditazione, presso le sepolture possono sentire la vicinanza con l’estinto. La Congregazione per la Dottrina della Fede sembra quindi riproporre il concetto reso celebre da Foscolo che definiva “celeste dote” la “corrispondenza di amorosi sensi”, generata dal ricordo del caro estinto, grazie alla quale si ha l’impressione che il defunto continui a vivere sulla terra circondato dall’amore dei suoi cari.


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