La storia del Giorno del Ringraziamento

Nell’autunno del 1621 circa cinquanta coloni di Plymouth, in Massachusetts, festeggiarono il raccolto autunnale insieme agli indiani Wampanoag: è questa, secondo la tradizione, la prima volta in cui si celebrò l’abbondanza dei prodotti agricoli con granturco e cacciagione insieme agli ortaggi che abbondavano in questo periodo dell’anno. Dopo questo primo festeggiamento – di cui scarsissime sono le notizie – la festa venne celebrata in momenti diversi dalle singole colonie fino al 1863 quando, nel bel mezzo della Guerra civile, il Presidente Lincoln proclamò Thanksgiving Day festa nazionale da tenere ogni novembre.

A Plymouth i padri pellegrini erano giunti partendo dall’omonima cittadina inglese, da cui quella nel Nuovo Mondo prese il nome, e dopo 66 giorni di navigazione a bordo della Mayflower gettarono l’ancora nella baia di Cape Cod, dove fondarono il primo villaggio. I 102 pionieri erano stati spinti a partire dalle persecuzioni religiose in patria, con la promessa di terre ricche e ospitali al di là dell’oceano, giungendo nell’autunno del 1620 e trovando un clima piuttosto rigido ed immensi territori incolti. La maggior parte dei coloni rimase a bordo della nave durante il lungo inverno, alcuni morirono di scorbuto e malattie infettive. Solo metà della popolazione partita dall’Inghilterra riuscì a vedere la primavera successiva, quando gli indiani indicarono ai nuovi venuti i prodotti migliori e più adatti ad essere coltivati in quel territorio, così come gli animali da allevare. Strinsero allora un rapporto di amicizia celebrato con i primi festeggiamenti di quell’autunno, per i quali si narra che gli indiani offrirono cinque cervi. Se il banchetto del 1621 previde anche aragoste, pesci e molluschi, oggi non più tipici della ricorrenza, mancarono tuttavia torte e la tipica salsa di cranberry – una bacca simile al ribes – dal momento che lo zucchero era una prelibatezza assai costosa nel XVII secolo.

Le tredici colonie non celebravano il Giorno del ringraziamento contemporaneamente e nell’ottobre del 1789 il Presidente George Washington diede le prime indicazioni di festeggiamento per tutti gli stati, da molti non accolte, invitando la popolazione a ringraziare per la fine della Guerra di indipendenza e la ratificazione della Costituzione degli Stati Uniti. Già all’inizio del secolo successivo la festa aveva preso piede in tutti gli strati della società ed era diffusa nella maggior parte dei territori allora abitati. Fino ad Abramo Lincoln i presidenti scelsero liberamente se tenere un discorso di Ringraziamento ma dopo il celebre abolitore della schiavitù la prassi divenne comune. New York divenne il primo stato a stabilire ufficialmente una festività annuale, mentre negli stati del Sud fu a lungo molto meno diffusa.

Non mancano le polemiche tra gli storici: molti infatti sostengono che la prima celebrazione oggi comunemente riconosciuta non sia stata in realtà la prima di questo tipo. Alcuni colonizzatori europei avevano attuato cerimonie di ringraziamento, tra cui lo spagnolo Pedro Menendez de Avilé che nel 1565 invitò i membri della locale tribù Timucua in Saint Augustine, Florida, per ringraziare Dio e festeggiare l’arrivo della sua flotta sana e salva. Molti asseriscono, inoltre, che sia possibile individuare simili tipi di festeggiamenti anche prima dell’arrivo dei coloni oltre l’Oceano Atlantico, in particolare da parte dei puritani inglesi durante periodi di abbondanza, o addirittura in usanze degli egizi e dei romani, sempre conseguenti ai periodi di raccolta.

Oggi, la festa è particolarmente sentita in tutto il paese ed il giorno dei festeggiamenti cade a data mobile, il quarto giovedì di novembre, secondo quanto stabilito dal presidente Roosevelt nel 1941; in Canada, invece, la festa è tenuta il secondo lunedì di ottobre. Roosevelt aveva tentato di anticipare i festeggiamenti di una settimana, modificando la data prevista per l’ultimo giovedì di novembre già dal presidente Lincoln, in un tentativo di stimolare le vendite prenatalizie su un periodo di tempo più lungo durante la Grande Depressione, ma la dura opposizione incontrata dal suo piano lo spinse a ritrattare per il quarto giovedì del mese. Per l’occasione, le città statunitensi si riempiono di sfilate e carri, come la celebre parata di Macy’s, a New York, che attrae oltre 3 milioni di visitatori ogni anno e oltre 50 milioni di telespettatori. La parata è arricchita da bande musicali e giganteschi palloni con forme di cartoni animati e personaggi dei fumetti –  gonfiati durante un rituale aperto al pubblico, il giorno precedente – che avanzano per un percorso di 4 chilometri a partire dalle 9 del mattino del giorno festivo. Le celebrazioni prevedono anche che il Presidente in carica “grazi” uno o due tacchini che gli vengono portati, secondo una tradizione di incerta origine, durante una piccola cerimonia alla Casa Bianca.

I sontuosi banchetti contemporanei comprendono tacchino ripieno, simbolo in assoluto della festività – arrostito, cotto in forno o addirittura fritto – torte di zucca, patate dolci, ortaggi, biscotti preparati in casa e l’immancabile salsa di cranberry, enormemente diffusa oggi che lo zucchero ha perso il suo status di “materia preziosa”.


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