” È davvero cosa buona e giusta la riforma costituzionale?”

Prima di fornire delle motivazioni per votare no alla riforma costituzionale è necessario comprendere quali saranno i cambiamenti reali ed effettivi in caso di approvazione. Essa ha come obiettivo: il superamento del bicameralismo perfetto paritario, una riduzione del numero dei senatori e taglio alle spese, una revisione della suddivisione delle competenze tra Stato e Regione ed infine eliminazione delle province dalla costituzione e soppressione del CNEL.

Ma cosa significa esattamente bicameralismo perfetto paritario? Il parlamento italiano è costituito dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica ed ha un potere legislativo, che consiste nel discutere e votare le leggi.

Per le leggi non bicamerali l’iter è più lungo in quanto c’è la proposta di un disegno di legge da parte della Camera, segue l’approvazione e la trasmissione del disegno di legge al Senato, il quale a sua volta dovrà esaminarlo ed  apportare eventuali modifiche, rinviare il testo modificato alla Camera affinché possa decidere se accettare o respingere tali modifiche. I tempi ovviamente sono molto lunghi essendo affidato il potere legislativo ad entrambe le Camere.

La riforma prevederebbe la fine di tutto ciò in quanto la Camera dei deputati diventerà l’unica assemblea legislativa e manterrà da sola il potere di votare la fiducia al governo.

Il numero dei senatori verrà ridotto da 315 a 100 di cui 5 saranno scelti dal Presidente della repubblica e 5 dalle Regioni in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri. I senatori avranno competenza legislativa per quanto riguarda le riforme costituzionali, le ratifiche dei trattati internazionali relative all’appartenenza dell’Italia all’unione europea, le leggi elettorali degli enti locali e quelle sui referendum popolari. Ogni disegno di legge approvato dalla Camera verrà subito trasmesso al Senato che entro 10 giorni dovrà esaminare e successivamente deliberare a maggioranza assoluta proposte di modifica del testo sulle quali la Camera si pronuncerà in via definitiva.

La riforma prevede anche l’eliminazione del CNEL ossia Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, e verrà sostituito da un commissario straordinario a cui sarà affidato la liquidazione e la ricollocazione del personale presso la Corte dei Conti. Anche le provincie saranno eliminate dal testo della Costituzione e saranno premiate le Regioni considerate virtuose ossia con i conti in regola.

Vediamo adesso quali sono i motivi per votare no a tale riforma costituzionale.

La riforma non supera il bicameralismo paritario ma lo rende solo più confuso ed l’iter per l’approvazione di un disegno di legge è solo apparentemente più veloce ma in realtà i procedimenti legislativi passano da 1 a 10 quindi si potrà legiferare seguendo 10 percorsi differenti, in questo modo c’è il rischio che la legge venga bloccata e che non si trovi una soluzione definitiva poiché l’approvazione verrà fatta in estremis dai due presidenti della Camera, i quali potrebbero avere un’idea opposta e quindi non trovare un accordo.

Il numero dei senatori sarà ridotto ma  non verranno più eletti direttamente dai cittadini, inoltre saranno scelti tra i consiglieri regionali e i sindaci delle città d’Italia proposti dalle segreterie di partito, in questo modo i politici avranno un doppio mandato, la confusione aumenta. I consiglieri regionali e i sindaci che diventeranno senatori acquisiranno l’immunità parlamentare, quindi qualora venissero iscritti nel registro degli indagati, gli inquirenti non potranno sottoporli a  perquisizioni, arrestarli, o utilizzare intercettazioni telefoniche senza autorizzazione del Senato, di cui ricordiamo faranno parte. Inoltre non si ridurranno i costi di funzionamento del Senato, il risparmio non sarà di 500 milioni l’anno ma al massimo di 50.

Il numero di firme da raccogliere per le leggi di iniziativa popolare passa da 50.000 a 150.000, dunque sarà più difficile presentare progetti di legge di iniziativa popolare quindi si riduce ancor più il concetto della sovranità del popolo.

Il termine Provincie sarà cancellato dalla costituzione ma continueranno ad operare  cambiando semplicemente l’appellativo con il quale si identificano ossia “enti di area vasta” o ” aree metropolitane ” inoltre i cittadini non eleggeranno i consiglieri provinciali.

Il CNEL sarà eliminato ma non si è specificato quale ente gestirà l’archivio dei contratti collettivi di lavoro, gli accordi internazionali, la banca dati sul l’immigrazione, sul mercato del lavoro, sulle statistiche territoriali, insomma probabilmente che nel risolvere queste questioni ci sarà nuovi costi.

 


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