Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti

Dopo una lunghissima campagna elettorale durata quasi un anno e mezzo e dopo un’interminabile giornata elettorale, Donald Trump è divenuto il 45° Presidente degli Stati Uniti, portando a casa una imprevedibile vittoria. Quasi nessuna delle proiezioni elettorali degli ultimi mesi, infatti, aveva presagito una tale eventualità, con alcuni dei principali quotidiani nazionali certi da settimane di una vittoria democratica. Le principali borse, intanto, risultano in picchiata, con perdite di oltre il 5%  sull’indice Nikkei della borsa di Tokyo. Perdono terreno il peso messicano ed il dollaro sull’euro.

In attesa degli ultimi voti dagli “swing states”, di cui a lungo si era parlato, appaiono decisive per il repubblicano le vittorie in Florida, Pennsylvania e Ohio, oltre che in North Carolina. La campagna di Hillary Clinton aveva a lungo battuto gli stati in bilico, con eventi volti ad attrarre l’attenzione delle minoranze del paese, tentando fino alle ultime ore di portare al voto le fasce di popolazione a lei più favorevoli. Il candidato repubblicano è riuscito nell’impresa di conquistare stati come Michigan e Wisconsin, tradizionalmente democratici, consolidando il numero di grandi elettori che tra poco più di un mese, il 19 dicembre, eleggeranno ufficialmente il nuovo presidente; il giuramento e l’insediamento alla Casa Bianca avverranno invece il 20 gennaio.

Tra gli stati indecisi fino all’ultimo, Colorado, Nevada e Minnesota si sono rivelati fedeli alla candidata democratica, oltre ai tradizionali stati liberali di California e New York. Ed è da individuare proprio nella perdita di stati democratici come la Pennsylvania e il Michigan, in cui la campagna della Clinton aveva investito considerevole tempo e denaro, il decisivo sorpasso del rivale repubblicano.

Oltre alla conquista della Casa Bianca, il Partito Repubblicano ha mantenuto la maggioranza alla Camera e l’ha recuperata al Senato permettendo al prossimo presidente di lavorare con un Congresso favorevole almeno fino alle elezioni di metà mandato del 2018. Barack Obama, intanto, lascia un paese con crescita al 3% e disoccupazione al 4,9%, grazie alla creazione di oltre 15 milioni di posti di lavoro dopo la terribile crisi economica del 2008.


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