Culle vuote, una crisi da non sottovalutare

Il periodo che va dal 2008 al 2015, ultimo dato reso pubblico da fonti ufficiali governative, è stato caratterizzato da un trend negativo preoccupante per le nascite nel nostro Paese. Nel 2015 infatti i nuovi nati sono stati inferiori al 16% rispetto al 2008.
Il quadro allarmante che emerge da queste statistiche sembra essere confermato anche per il 2016: a fine anno i nati sarebbero circa 465.000, 20.000  l’intera popolazione di un piccolo paese vesuviano – in meno rispetto al 2015.
Anche nel resto del Vecchio Continente le nascite sembrano essere un problema serio: il più alto numero di nascite è stato registrato in Irlanda -14,2 ogni mille residenti; seguono la Francia con 12 nuovi nati ogni 1000, il Regno Unito (11,9/1000) e la Svezia (11,7/1000). Tra i meno prolifici, appena prima dell’Italia, ci sono il Portogallo (8,3/1000) e la Grecia (8,5/1000). La media a livello europeoè di 10 nati ogni mille residenti.
In momenti storici come questi allo Stato l’arduo compito di varare soluzioni concrete e attuabili che possano invertire la rotta. In questo senso è intervenuta il Ministro della Salute Lorenzin con una campagna finanziata dal Ministero della Salute ‘’FertilyDay’’. Ma quello che doveva essere un invito alla consapevolezza sulla propria fertilità è sembrato ai più un invito alla gravidanza sconsiderata, procurando non poche critiche e l’imbarazzo generale del ministro che ha poi cercato di correggereil tiro su Twitter scrivendo:”La campagna non è piaciuta? Ne facciamo una nuova. #fertilityday è più di due cartoline, è prevenzione, è la #salute degli italiani”. Generalizzando sull’argomento.
Le critiche peggiori sono arrivate da tutta l’opposizione e non solo. Lo stesso Roberto Saviano, autore di Gomorra rincara la dose, puntando il dito su quello che per lui èla vera causa della crisi demografica: la mancanza di occupazione tra gli under 30 non avendo un reddito sufficiente non se la sentono di mettere al mondo figli non potendo garantire loro un adeguato stile di vita e livello di istruzione.
Il governo, d’altro canto, sembra avere molto in considerazione il tema. Basti pensare ai problemi che,se la crisi demografica dovesse perdurare, ci sarebbero.Nella nuova manovra dovuta alla legge di stabilità ancora al vaglio di Bruxellese dell’ufficio affari economici cerca nuove soluzioni: l’idea sarebbe quella di estendere il bonus bebè alle donne al settimo mese di gravidanza mentre oggi solo dopo la nascita del bimbo scatta il bonus di 80 euro mensili (960 euro l’anno per tre anni) per le famiglie con un reddito non superiore ai 25mila euro l’anno.
Facendo due calcoli, si trattadi circa 2,6 euro al giorno.il ministro Costa vorrebbe ampliare il numero delle famiglie a cui destinare il bonusestendendolo a tutte le mamme under 30, a prescindere dal reddito visto che nel 1975 l’età media in cui le donne mettevano al mondo il primo figlio era 24,7 anni e oggi è 30,7.nel documento sarebbero previsti anche sconti sui prodotti per la prima infanzia, biberon, pannolini e detrazioni fiscali per le famiglie con mamme under 30.
L’entusiasmo della popolazione per queste nuove politiche resta comunque al palo, molti si aspettavano nuovi bonus per i lavoratori a tempo indeterminato o nuovi tagli all’Irpef per le aziende che cosi avrebbero potuto assumere più lavoratori, che a loro volta avrebbero creato nuovi nuclei familiari e un saldo positivo per le nuove nascite.
In altre parti del Mondosembra che l’incoraggiamento alla procreazione diventi piuttosto diretto. In Danimarca i potenziali genitori vengono incentivati a partire per week-end romantici e procreativi in Russia il 12 Settembre è la Giornata del Concepimento, una festa nazionale. Le politiche governative Giapponesi a favore delle nascite pause lavorative “romantiche” durante la settimana incentivi economici; a Singapore il governo offre consigli sentimentali e un servizio stile Tinder per i giovani laureati. Per fortuna sembra che nessuno ancora sia stato ispirato dalle politiche vessatorie del dittatore Rumeno Ceausescu che negli anni ‘60, per far fronte a una crescita demograficaa zero imponeva una tassa del 20% a tutti gli over 25 senza prole.
Restando in Italia si ha l’impressione che né le attuali riforme messe in campo dal governo né le iniziative portate avanti in modo scriteriato dal Ministero della Salute possano invertire l’andamento al ribasso delle nascite. A quanto pare non ci resta che aspettare la ripresa del mercato del lavoro e il conseguente calo della disoccupazione giovanile per vedere di nuovo piene le culle italiane.


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