Pompei, riaprono al pubblico le domus dimenticate

Grazie ai 3 milioni di visitatori Pompei è diventato il sito culturale più visitato in Italia subito dopo il Colosseo. Risulta vincente il “grande Progetto Pompei” che ha consentito la messa in sicurezza, il restauro e l’apertura di molte Domus ma anche un “rilancio” generale degli scavi con molte mostre inaugurate negli ultimi anni, e tanti grandi eventi musicali che hanno visto anche David Gilmour, Elton John o Ludovico Einaudi esibirsi negli scavi in favolosi concerti notturni. Come nella Pompei Notturna di Imbriani, il sito archeologico nell’ultimo anno ha preso vita di notte, dando il via a suggestive visite guidate che hanno favorito ed aumentato la curiosità dei turisti nostrani e forestieri. Mercoledì 16 novembre, alle ore 11 ci sarà un’anteprima stampa per la riapertura di  un’ulteriore Domus pompeiana che viene restituita al pubblico. La Casa dei Mosaici Geometrici (Regio VIII), così denominata per la ricca decorazione pavimentale con mosaici a tessere bianche e nere, apre al termine degli interventi di restauro. Si tratta di una delle più grandi Domus di Pompei con più di 60 ambienti su una superficie di 3000 mq e una scenografica disposizione a terrazze panoramiche. Torna,dunque, visitabile dopo decenni un altro pezzo di Pompei. Nel cuore della città romana, presso il Foro, dove c’era il centro della vita politica, economica e religiosa della colonia latina, conquistata dall’imperatore Silla nell’89 a.c. e perciò consacrata a Venere, la divinità prediletta dal dittatore romano. Una casa stupenda, mai vista prima, praticamente ignota al grande pubblico: Chiusa perché aveva grossi problemi strutturali e agli apparati decorativi, a cominciare dal vasto atrio, uno dei più ampi della città di Pompei, con un impluvio (la vasca per la raccolta dell’acqua piovana) finalmente recuperato. Tornano,dunque, a splendere intonaci e  mosaici molto raffinati. La casa affaccia sul panorama del sinus Stabianus (il golfo di Stabiae), verso la costiera sorrentina e il monte Faito. Riaprono anche gli edifici municipali della parte meridionale della città come il Comitium edificio della piazza nel quale si svolgevano le elezioni che ogni anno servivano per scegliere i magistrati cittadini: qui, gli  archeologi delle università tedesche hanno portato alla luce strutture dell’età  ellenica e sannitica. Riaprono poi la serie dei tre edifici affiancati che aprono direttamente sul Foro, dove aveva sede l’amministrazione pubblica: il Tabularium, l’archivio della città, circondato da un’intercapedine per isolarlo dal resto degli edifici a protezione dal rischio incendi; poi la Curia, la sede dove si riuniva il senato locale, edificio con gli alloggiamenti delle sedute per ospitare i membri della Curia; infine, l’Edificio dei Duoviri che ospitava i magistrati che governavano Pompei: anche qui sono stati condotti degli scavi che hanno portato alla luce  una serie di botteghe nello strato più profondo risalenti al III e al II secolo avanti Cristo. Queste strutture vennero poi distrutte per far spazio al lato meridionale del portico in tufo che collegava la Basilica con il Comitium. Interessante è la notizia della riapertura della ” casa del piccolo lupanare” annunciata dalla Soprintendenza con un twit,per raggiungere questa domus si deve percorrere tutta la via di Nola voltando a destra in uno dei vicoli senza nome che entrano nel cuore della Regio IX, lì c’è la domus, dall’anonima facciata, chiamata “casa del piccolo Lupanare”. Anche in questa domus ci sono pavimenti in mosaico e le pitture nei vari ambienti affacciati sull’atrio principale e poi anche un ambiente “particolare” e appartato. Quando fu scoperto, nel 1878, lo chiamarono “lupanariello”, piccolo lupanare, perché contiene quadretti con scene erotiche che decorano le pareti affrescate. Dal sito della Soprintendenza agli Scavi apprendiamo anche che entro il 2 dicembre 2016 aprirà un percorso per disabili che verrà inaugurato dal ministro Dario Franceschini. Finalmente potremmo vivere un ‘esperienza al pari di quella descritta dal celebre libro di Marc Monnier, Pompei e i Pompeiani, con un un itinerario “lungo non cento ottanta leghe, ma cento ottanta secoli”, ma sopratutto potremmo confondendere le nostre orme con quelle degli antichi romani.

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