Tutta colpa di Freud

E’ un film diretto dal regista Paolo Genovesi quello che, dopo il successo cinematografico del 2014, è andato in onda su canale cinque lo scorso 15 novembre:  “Tutta colpa di Freud”. Si tratta di una commedia spensierata, leggera, ma non superficiale dove si ride, ci si commuove e si può riflettere su ciò che fa girare il mondo: l’amore.

Il film racconta la storia di un analista Francesco ( Marco Giallini) alle prese con tre casi disperati, molto diversi tra loro ma uniti da un filo rosso che è quello della diversità: d’età per Emma (Laura Adriani), diciottenne che ha una relazione con un uomo molto più grande di lei, Alessandro (Alessandro Gasman), splendido cinquantenne sposato; di orientamento sessuale per Sara (Anna Foglietta), lesbica che dopo essere stata lasciata per l’ennesima volta decide di voler cambiare orientamento riproduttivo perché rivendica forte, più che mai, il suo diritto alla felicità; e infine il terzo caso affrontato è quello della diversità dovuta ad una disabilità. Marta (Vittoria Puccini) è una ragazza pura, non ha pregiudizi e non si lascia condizionare dal giudizio degli altri. Si fida solo del suo istinto e si innamora di Fabio (Vinicio Marchioni), un ladro di libri, non udente, innamorato della lirica, col quale inizia una bellissima storia d’amore. La loro relazione però, sarà complicata da problemi di comunicazione: Fabio mostrerà in più occasioni la sua difficoltà a servirsi del linguaggio verbale. E’ diffidente, molto permaloso, facilmente irritabile. Vorrebbe che Marta si comportasse con lui esattamente come farebbe con una qualunque persona normale: “Io sbaglio, tu t’incazzi. Tu sbagli io m’incazzo” scriverà su una lavagna, dopo l’ennesimo atteggiamento compassionevole della ragazza.
In realtà, tra questi,  il vero caso disperato sembra essere però, quello dell’analista, se si considera che i tre casi che deve affrontare e risolvere sono quelli delle sue figlie.  Francesco, psichiatra romano affermato, ha cresciuto le sue figlie da solo, dopo l’abbandono della moglie. Egli avrà il lettino più invaso dalle sue figlie che dai pazienti e sarà il solo a rinunciare all’amore di coppia in cambio dell’amore paterno: ” Sigmund, dov’è che ho sbagliato. Dimmelo tu!” dirà, rivolgendosi al padre della psicoanalisi.

Il regista Paolo Genovese, attraverso un cast eccezionale dà vita ad una pellicola dove ci mostra che l’amore è un sentimento che, tra sorrisi amari e lacrime di gioia, tra lacrime troppo tristi da poter asciugare e sorrisi troppo belli da poter dimenticare, influisce su di noi facendoci del male, ma nello stesso tempo del bene.

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