Accadde oggi: Darwin pubblica “L’origine della specie”

E’ il 24 novembre 1859 quando per la prima volta viene alla luce il trattato che rivoluzionerà letteralmente il modo di guardare alla natura e alla specie umana stessa. Il naturalista britannico Darwin aveva cominciato a lavorare alla sua opera già oltre vent’anni prima ma, consapevole che la sua visione dell’evoluzione avrebbe potuto causare la sua condanna per blasfemia, continuò a raccogliere prove scientifiche schiaccianti prima della pubblicazione dell’ “Origine della specie”.
E’ bene precisare che agli inizi dell’Ottocento era convinzione comune che le specie di animali e piante fossero state create da Dio come creature indipendenti le une dalle altre, perfette e complete (si parla infatti di “creazionismo”). Pensate, dunque, a quanto scalpore potesse suscitare nella società di inizio diciannovesimo secolo una teoria come quella di Charles Darwin!
Dopo la laurea, il naturalista britannico si imbarca per il Sud America sulla nave HMS Beagle e per ben 5 anni, osservando l’enorme quantità di specie animali e vegetali, raccoglie le prove scientifiche a fondamento della sua rivoluzionaria teoria.
Saranno proprio le sue prove raccolte sul campo a far cadere la convinzione secondo cui ogni specie sarebbe il risultato della creazione divina. Ma quindi come si sarebbero sviluppate le varie specie che abitano la Terra?
Secondo Darwin tutte le specie discendono linearmente da specie estinte: tutti gli animali sono quindi imparentati tra loro in qualche modo (e in particolare l’uomo moderno discende dal suo antenato scimmia-ominide). Bisogna immaginare che in un determinato periodo storico sulla Terra esistono un determinato numero di specie animali e vegetali (a loro volta discendenti da specie estinte); ad un certo punto, per cause sconosciute, la natura genera variazioni per cui nascono degli individui con caratteristiche in parte diverse da quelle della specie cui appartengono. A questo punto si genera allora una lotta per la sopravvivenza tra gli individui di una stessa specie, che lottano ad esempio per il cibo, e in questa lotta per la vita sopravvivono ovviamente gli individui che sono più adatti. Con quella che Darwin chiama selezione naturale, vengono eliminati gli individui più deboli (cioè quelli che non hanno le caratteristiche adatte per vincere nella lotta per la sopravvivenza) mentre i più adatti, oltre a sopravvivere, trasmettono le loro caratteristiche ai loro figli.
L’evoluzione per selezione naturale, ipotizzata da Darwin, può essere facilmente compresa attraverso un esempio famoso: quello del collo lungo delle giraffe. Secondo il naturalista francese Lamarck le giraffe, nate tutte col collo corto, man mano che si esaurivano le foglie sui rami più bassi, sono state costrette a sforzare il collo che tira e tira, con il passare delle generazioni, diviene lungo. Darwin, opponendosi alla teoria lamarckiana, afferma invece che tra le giraffe col collo corto ad un certo punto della loro evoluzione, per una variazione generata dalla natura, nascono delle giraffe col collo lungo. Ora le giraffe col collo corto e quelle col collo lungo vivono per un tot di tempo fianco a fianco poi, man mano che si esauriscono le foglie sui rami più bassi, ovviamente le giraffe col collo corto, non potendo mangiare, muoiono (e si estinguono come gruppo) mentre quelle col collo lungo mangiano le foglie più alte e sopravvivono (trasmettendo, ovviamente, ai loro figli la loro caratteristica “vincente” cioè il collo lungo).
Allo stesso modo si sono evoluti tutti gli esseri viventi e, quindi, anche l’uomo! Darwin infatti scrive: “L’uomo nella sua arroganza si crede un’opera grande, divina. Io più umilmente, credo che sia più giusto considerarlo discendente degli animali.”

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