Sondaggi elettorali: come si svolgono e quanto sono affidabili?

In vista del prossimo referendum costituzionale del 4 dicembre il tormentone è “come voteranno gli italiani? Vincerà il SI o il NO?”. Ma cosa si intende per sondaggio elettorale? E che margine d’errore può avere?

Più ci si avvicina al giorno in cui i cittadini sono chiamati ad esprimere il proprio volere, maggiore diventa l’attenzione ai sondaggi elettorali mirati ad anticipare il risultato delle urne. Non fa eccezione questo prossimo referendum costituzionale nel quale gli italiani sono chiamati a decidere sul superamento del bicameralismo paritario, sulla riduzione del numero dei parlamentari, sul contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, sulla soppressione del Cnel e sulla revisione del Titolo V della parte II della Costituzione.
Da molti giorni ormai ci si sente ripetere che il NO cresce e attualmente supera il SI di oltre 4 punti. Ma, come spesso è avvenuto in passato, sappiamo che i sondaggi elettorali possono sbagliare e addirittura marchiare come perdente lo schieramento che, dati alla mano, vincerà.
Interessante è il tema dei sondaggi elettorali e dei margini d’errore che essi possono presentare; ne abbiamo discusso con il dott. Antonio Borriello, esperto in materia. Laureatosi a pieni voti in Scienze statistiche, è ricercatore presso l’Istituto di Ricerche Economiche dell’Università di Lugano e attualmente svolge la sua ricerca, sotto la supervisione del prof. John Rose, presso l’Institute for Choice (University of South Australia) a Sydney.

Quali tipi di sondaggio possono essere condotti relativamente alle elezioni o referendum?
Esistono sostanzialmente due tipi di sondaggi che possono essere condotti: il sondaggio d’opinione, che viene condotto prima delle votazioni, e il sondaggio elettorale, in inglese exit poll, che viene condotto durante le elezioni o referendum con lo scopo di prevedere l’esito delle stesse.
Chi finanzia questi sondaggi e chi se ne occupa?
I sondaggi di opinione sono solitamente finanziati dai partiti politici stessi con lo scopo di poter indirizzare al meglio la loro campagna elettorale. I sondaggi elettorali, invece, sono condotti su mandato di giornali o televisioni per poter “vendere” la notizia prima dell’esito definitivo delle votazioni. Entrambi i tipi di sondaggi sono condotti da compagnie specializzate e accreditate dal governo, come l’istituto Ixé, Winpoll e Tecnè (nel caso di elezioni o referendum nazionale).
Man mano che ci si avvicina al 4 dicembre, cresce notevolmente l’interesse per l’esito SI/NO. Ma come viene condotto nello specifico un sondaggio elettorale?
Occorre innanzitutto specificare che mentre il sondaggio d’opinione è una vera e propria ricerca di mercato basata sulle intenzioni di voto, il sondaggio elettorale è basato sui voti stessi. Il primo si conduce prima delle votazioni, raccogliendo i pareri sul voto su un campione della popolazione attraverso modi diversi (di persona, per telefono, via mail, tramite un panel online).
Per quanto riguarda invece il sondaggio elettorale, che avviene durante i giorni delle votazioni per il referendum (o per qualunque elezione), all’uscita dai seggi l’intervistatore chiede ai soggetti che hanno appena votato di dichiarare il loro voto. Ovviamente, non è immaginabile chiedere a tutti gli individui le loro preferenze e pertanto ci si basa su un campione (una parte dei votanti) scelto con criterio.
La maggior parte di coloro che si recano alle urne non si è mai imbattuta in tali intervistatori. E molto probabilmente possiamo dire altrettanto per i sondaggi d’opinione condotti per tracciare le proiezioni prima delle votazioni. Pertanto, quali sono i criteri utilizzati per scegliere il campione?
L’unica regola importante per la scelta di un campione (in qualunque tipo di ricerca) è che esso sia rappresentativo della popolazione. Prendiamo ad esempio una popolazione che possa essere distinta soltanto da due caratteristiche, genere ed età, e che presenti specifiche proporzioni di uomini/donne nonché di fasce d’età. Allora il campione selezionato dovrà rispettare il più possibile tali proporzioni per essere rappresentativo e per permettere ai risultati di essere generalizzabili dal campione alla popolazione intera. Tuttavia, è semplice constatare che l’eterogeneità di una popolazione è data da innumerevoli fattori, tra i quali la razza, l’istruzione, l’occupazione, l’orientamento religioso oltre a genere ed età. Per questo motivo, tenere conto di tutti queste caratteristiche ed avere un campione rappresentativo della popolazione non è così semplice. L’inferenza statistica suggerisce però che al crescere del numero dei rispondenti la distorsione del campione diminuisce (premesso che si utilizzino in linea di massima le proporzioni della popolazione). Il problema è però che all’aumentare degli intervistati, aumentano il tempo per la raccolta dati e il costo per effettuare il sondaggio e per tale motivo si cerca sempre un giusto trade-off (compromesso) tra il numero di individui da includere nel campione (e conseguentemente l’errore che si è disposti a commettere nelle stime) e i costi da sostenere. Dal punto di vista pratico tuttavia, molte compagnie che offrono tali servizi, utilizzano un campione casuale semplice, vale a dire un campione dove tutti gli individui hanno uguale probabilità di essere inseriti. Questo comporta in pratica innanzitutto la scelta dei seggi dove effettuare le interviste (in maniera random ad esempio pescando da una lista con tutti i seggi), e in seguito la scelta degli individui da intervistare. Solitamente, per questi ultimi si adotta il criterio basato su intervalli, ossia si decide a priori ogni quante persone fermare per l’intervista (se ad esempio l’intervallo è di 5, si intervisteranno la quinta, la decima, la quindicesima e così via). Un campione casuale semplice “dovrebbe” garantire la rappresentatività del campione.
Quanto sono affidabili questi sondaggi?
Gli errori nei quali si può incorrere sono principalmente due. Come già detto, il campione può essere distorto e quindi non rappresentativo della popolazione a causa del “cattivo campionamento” effettuato dall’agenzia che si occupa del sondaggio, rappresentando maggiormente alcune fasce della popolazione e sotto rappresentandone altre. Basti pensare a ciò che è accaduto con le elezioni presidenziali negli USA pochi giorni fa, dove la Clinton era data per vincente da ogni pronostico. Sappiamo tutti che le elezioni sono invece finite con il trionfo di Trump! Molti media hanno accusato le compagnie di sondaggi di aver incluso nel campione pochi individui residenti in zone rurali e con basso livello di istruzione. Analoghi errori sono accaduti anche in Italia con le elezioni del 2006 o con il referendum della quota proporzionale nelle elezioni della Camera dei deputati del 1999. Bisogna inoltre tenere presente che molti elettori sono esclusi a priori dal campione per ragioni territoriali, contrastando quella che è la definizione di campionamento casuale: coloro che votano dall’estero ad esempio non potranno mai essere inclusi nei sondaggi elettorali perché il loro voto è spedito via posta. Il secondo errore è dovuto invece agli individui stessi che prendono parte al sondaggio: infatti, nulla obbliga i rispondenti ad indicare la loro reale preferenza espressa nel seggio e pertanto i risultati ottenuti dal sondaggio elettorale possono divergere anche parecchio da quelli reali.
In definitiva, fino a che punto è saggio fidarsi dei sondaggi elettorali?
In Italia, come in molti altri paesi, è illegale da qualche anno diffondere gli esiti dei sondaggi elettorali prima che siano chiusi i seggi. Negli anni passati, quando questa pratica era ancora legale, gli elettori potevano essere condizionati dalle proiezioni e decidere di non recarsi al seggio o ancora peggio di cambiare la loro idea di voto. Ad oggi a mio parere, i sondaggi elettorali sono unicamente uno strumento utile per vendere notizie, cercando di anticipare i risultati ufficiali di poche ore e di alzare lo share, senza alcuna utilità diretta per i gli elettori. Diverso è invece il caso dei sondaggi d’opinione svolti prima delle votazioni, i quali possono essere utili ai partiti per indirizzare al meglio la loro campagna elettorale.


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