La Certosa e il Museo di San Martino contro la violenza sulle donne

Dopo la visita illustrata nella sezione “Ottocento Napoletano”, a cura del servizio educativo del Museo, sarà possibile ammirare Immagine di Mila,  uno studio preparatorio di Francesco Paolo Michetti sulla Figlia di Iorio ispirato al tema della violenza sulle donne. Il dipinto testimonia non solo l’intesa ispiratrice che fu all’origine di capolavori pittorici ottocenteschi, ma soprattutto l’intenso legame di amicizia tra il pittore e Gabriele D’Annunzio. Il soggetto del dipinto è infatti inspirato da un evento di cronaca narrato dal poeta pescarese nella tragedia pastorale in tre atti  intitolata proprio La Figlia di Iorio, pubblicato nel 1903.

Ambientata in Abruzzo nel giorno di San Giovanni, la famiglia Lazaro di Roio sta preparando le nozze del figlio Aligi, pastore. Durante i preparativi irrompe Mila, la figlia di Iorio, che cerca rifugio per scampare le molestie di un gruppo di ubriachi. Aligi la difende, e insieme fuggono in montagna riparandosi in una grotta. Aligi per tutelare Mila dai tentativi di seduzione del padre finisce per ucciderlo. Viene così condannato a morte dalla comunità, così Mila per salvarlo si dichiara responsabile di tutto e viene condannata al rogo per stregoneria.

Il soggetto del dipinto di Michetti è ispirato a quello di una donna che era apparsa all’improvviso in mezzo alla piazza sconvolta, inseguita da un gruppo di contadini ubriachi. L’evento accadde a Tocco di Casauria ed essi si trovarono ad essere ignari spettatori: « […] D’improvviso vedemmo irrompere nella piazzetta una donna urlante, scarmigliata, giovane e formosa, inseguita da una torma di mietitori imbestiati di sole, dal vino e dalla lussuria. La scena ci impressionò vivamente: Michetti fermò l’attimo nella sua tela che è un capolavoro: ed io rielaborai nel mio spirito quanto avevo veduto[…]» (Intervista di D’Annunzio del giugno 1921).  La caverna invece è quella originale dannunziana  il cui vero nome è Grotta del Cavallone, che proprio per il successo del dramma è stata rinominata Sala di Aligi.

La visita è resa ancora più suggestiva grazie al gruppo di danza moderna, Modern Advisor Dance della coreografa e insegnante napoletana Stefania Contocalakis, invitata per l’occasione proprio per la sua capacità trasmettere attraverso i più semplici movimenti del corpo, quello che scrittura e pittura non sono riuscite ad indagare del tutto. La danza viene qundi utilizzata dal Museo  non solo per dare un messaggio, ma soprattutto per chiudere il cerchio delle arti visive che dialogano tra loro. Attraverso la sintesi delle molteplici esperienze di studio e lavorative, Stefania Contocalakis ha elaborato uno stile coreografico personale basato sulla fluidità e versatilità delle dinamiche, che nasce dalla personale urgenza espressiva ed emozionale, dagli stimoli ritmici e musicali e si arricchisce di un lavoro laboratoriale che coinvolge direttamene i danzatori e performers con cui di volta in volta collabora.

Il progetto coreografico messo in scena s’intitola L’Angelo Muto ed è liberamente ispirato alle vicende di Mila, ed di tutte le figure fragili in generale, dove,  partendo proprio dal quadro di Michetti più che la violenza in sé, viene esplorato il senso di sconfitta che questa provoca. Vittime, carnefici e società, da qualunque punto le si osservi, restano perdenti.

Il Museo ha quindi proposto un percorso innovativo di forte interazione con il pubblico stimolando la conoscenza di una figura quasi leggendaria, quale quella di Mila, prima attraverso la letteratura che origina il quadro, quindi l’immagine in sé della mal capitata grazie a Michetti, per finire con un un’interpretazione di quali possono essere state le sensazioni provate da Mila cento anni fa. La particolarità sta proprio nel trasmettere al pubblico un continuo senso di violazione psicologica che attraverso una sorta di transfert dello spettatore nei danzatori, comunica tutte le emozioni che possono essere provate da chi quotidianamente subisce violenza, chi avverte un forte senso di sconfitta  ma soprattutto la loro voglia di rivincita nella vita. Infatti, come nella storia di Mila, anche qui una sola luce può insinuarsi tra le tenebre, quella del sentimento più alto che l’essere umano ha dimostrato di saper provare, il solo in nome del quale ogni gesto, anche il più estremo è possibile che si compia…

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