“Natale al fuoco, Pasqua al gioco”

Siamo a dicembre: nonostante le giornate serene e tutto sommato soleggiate alternate ai temporali, il freddo è arrivato già da un po’. Non c’è traccia di neve, ma di aria di Natale sicuramente sì. E’ una festività particolarmente diffusa nel mondo; ma è così radicata l’idea che il Natale sia immediatamente sinonimo di presepe, albero e panettone, che si può restare sorpresi nello scoprire modi diversi di celebrare questa ricorrenza.
Innanzitutto il giorno. A differenza della Pasqua, il Natale cade sempre il 25 dicembre e, a dispetto di quello che si possa immaginare, le motivazioni sono antiche, riconducibili al mondo pagano. Non si ha certezza alcuna, ma pare che sia stata fissata la data del 25 per sostituire la festa del Natalis Solis Invicti con la celebrazione della nascita di Gesù, che nel libro di Malachia viene indicato come “nuovo Sole di giustizia”. Il Dies Natalis Solis Invicti era una festa che ricordava la nascita del Sole (il dio orientale Mitra), introdotta nell’Urbe nella metà del III sec d. C. dall’imperatore Eliogabalo, e sarebbe stata ufficializzata dall’imperatore Aureliano nel 274 d.C. con la data del 25 dicembre. Prima del Dies Natalis Solis Invicti, dal 17 al 24 dicembre venivano festeggiati i Saturnali in onore di Saturno, dio dell’agricoltura, e si prevedevano per l’occasione scambi di doni e banchetti. Gli studiosi sono sempre più concordi sul fatto che, con la sempre maggiore diffusione del Cristianesimo, la festa in onore di Mitra sia stata sostituita da quella celebrante la nascita di Gesù. A questo, però, bisogna anche aggiungere che ci sono chiese cristiane (in genere quelle ortodosse orientali e slave) che celebrano il Natale il 6 e il 7 gennaio (la chiesa armena di Gerusalemme addirittura il 19); questo sfalsamento è dovuto all’utilizzo, presso quelle popolazioni, del calendario giuliano.
Importante quasi quanto il Natale è il periodo che lo precede, scandito dal sempre più diffuso calendario dell’Avvento. A dispetto di quello che si possa immaginare, questo modo di conteggiare i giorni che restano al Natale, è un’usanza molto popolare nei paesi di lingua tedesca. Non è un caso che nell’inverno del 1920, proprio in Germania, si diffuse un tipo di calendario dell’avvento di cartone con 24 finestre riempite di forme di cioccolata raffiguranti i simboli natalizi per eccellenza. Addirittura nelle ultime edizioni del mercatino di Natale di Bolzano, la società Alto Adige Marketing ha trasformato il palazzo della propria sede in un gigantesco calendario dell’avvento: ogni finestra rappresenta un giorno dal primo al 24 dicembre.
A proposito di simboli natalizi, i più significativi, soprattutto nella tradizione italiana, sono il presepe e l’albero. La rappresentazione della Natività ha origini antiche, di cui si hanno attestazioni in alcune catacombe cristiane, però il primo a ricrearla dal vivo fu S. Francesco d’ Assisi: infatti, nel 1223, di ritorno dal suo viaggio a Betlemme, chiese al papa Onorio III il permesso (che gli fu concesso) di ricostruire nella cittadina di Greccio l’ambiente che aveva circondato Gesù al momento della sua nascita. Ogni paese del mondo ha fatto propria questa usanza: in Francia, ad esempio, il presepe è fatto con i famosi santons, statuine d’argilla, mentre tutta tedesca è l’abitudine di allestire i Christkindlmarkt, cioè i “mercati di Gesù bambino”, dove è possibile trovare pastori e presepi già montati, oltre a dolciumi e cioccolata. Inoltre, secondo la leggenda, sembra che nel Duomo della città di Colonia siano conservate le spoglie dei Re Magi; questo rende la tradizione del presepe molto sentita nei paesi germanofoni.
Quella dell’albero, invece, sembra essere un’usanza proveniente dai paesi del Nord Europa, dove nell’ XI secolo si diffuse la consuetudine di rappresentare scene della Bibbia. Nel periodo dell’Avvento, in particolare, veniva spesso allestita la rappresentazione del brano della Genesi sulla creazione. Per simboleggiare “l’albero della conoscenza del bene e del male” del giardino dell’Eden si ricorreva ad un abete al quale si appendevano i frutti. Da quella antica tradizione si giunse all’albero che si suole addobbare in questo periodo, del quale si ha la prima testimonianza certa in Alsazia, nel 1512.
Natale è anche legato allo scambio di doni, perciò non si può non accennare a Babbo Natale. Questa figura è nota al mondo anche col nome di Santa Klaus oppure Sinterklaas ed è collegata a San Nicola, come il nome ci può suggerire. Non si tratta di un caso. San Nicola era originario dell’Asia Minore e le sue spoglie sono conservate in diverse città, tra cui Bari; tra le leggende legate a questo personaggio ce n’è una particolarmente significativa riguardante i bambini: quando era già vescovo, San Nicola resuscitò tre bambini che un macellaio aveva ucciso e messo sotto sale per venderne la carne. Per questo e altri episodi di grande carità, San Nicola è ritenuto un santo benefattore e protettore, specialmente dei bambini; probabilmente è proprio da qui che può aver avuto origine il mito di Santa Klaus. Però Babbo Natale non è l’unico a consegnare i regali: nelle province di Trento, Udine, Verona, Piacenza, Lodi, Cremona, Mantova, Bergamo, Brescia e della bassa modenese i bambini aspettano anche i doni portati da Santa Lucia da Siracusa durante la notte del 13 dicembre, mentre in Spagna i doni sono portati dai Re Magi, sacerdoti ed indovini di religioni pagane, durante la festa dell’Epifania.
Un’altra delle più antiche tradizioni natalizie è quella del ceppo di Natale: attestata per la prima volta in Germania nel 1184 e diffusa in molti paesi europei, quali Scandinavia, Gran Bretagna, penisola iberica e balcanica, prevedeva che la sera della Vigilia di Natale il capofamiglia, dopo un brindisi di augurio, bruciasse nel camino un grosso tronco di legno. Questo veniva lasciato ardere anche nelle 12 notti successive, fino all’ Epifania; i resti del tronco venivano poi conservati perché si pensava che avessero proprietà magiche e che favorissero la fertilità dei campi e con questi stessi resti spesso si accendeva il ceppo dell’anno successivo. Erano usate qualità di legname diverse a seconda del luogo, ma è innegabile che questa usanza sia legata al Natale: lo testimonia il fatto che in alcune lingue il termine per indicare il Natale o la vigilia abbia a che fare col ceppo di legno. Inoltre è proprio da questa tradizione che deriva quella del delizioso Bûche de Noël.
Ci sono diverse piante invernali associate al Natale, ma la storia del vischio è decisamente la più interessante. La più antica risale ai Druidi, sacerdoti celti, che attribuivano al vischio un grande potere. E’ una pianta che non ha radici, ma vive attaccata al tronco di altri alberi; per questo motivo era considerata manifestazione degli dei che vivono in cielo; poteva essere anche un buon medicamento, ma, se usato male, poteva essere velenoso. Viene definita la pianta della Luna, per le sue bacche bianche; i Celti lo raccoglievano soltanto in caso di reale necessità e con un falcetto d’oro, vestiti di bianco, scalzi e digiuni. Il vischio era anche la pianta associata alla dea anglosassone Freya, dea dell’amore e degli innamorati. La leggenda narra che Freya aveva due figli, Balder e Loki e, quando venne a sapere che il secondo voleva uccidere il primo, chiese agli elementi naturali, a tutti gli animali e alle piante di giurare la loro protezione per l’incolumità del figlio, e così fecero. Loki però scoprì che la madre non si era rivolta ad una pianta, che viveva né sopra né sotto terra: il vischio. Intrecciando i rami di questa pianta fece così un dardo appuntito, lo diede al dio cieco dell’inverno, che lo tirò dal suo arco e colpì Balder, uccidendolo. Freya pianse tutto il suo dolore sul corpo del figlio e le sue lacrime, a contatto con il dardo di vischio, diventarono le bacche perlate della pianta e Balder riprese vita. Così Freya, colma di felicità, ringraziò chiunque passasse sotto l’albero su cui cresceva il vischio con un bacio. Da lì in poi la dea vuole che chi sta sotto il vischio si baci, per avere la sua protezione eterna.
Altre tradizioni, però, possono sembrare davvero divertenti, come quella del Caga Tio in Catalogna: si tratta di un piccolo ceppo di legno sorridente che “espelle” regali dalla parte posteriore. A partire dalla notte dell’8 dicembre, il divertente ceppo viene posto accanto al caminetto con una calda coperta e trattato come un vero animale domestico. Ogni sera i bambini lo alimentano con noci e cioccolato nella speranza che possa crescere sempre di più. In Islanda, invece, c’è il Jólakötturinn anche conosciuto come gatto di Yule (dove Yule è la festa pagana corrispondente al Natale). Lo Jólakötturinn è un enorme gatto nero che va a caccia degli uomini che non sono riusciti a procurarsi, in regalo o producendolo con le proprie mani, un capo di abbigliamento nuovo da indossare a Natale. In Messico, nella regione di Oaxaca, si svolge la Noche de Rabanos, o Notte dei Ravanelli, un festival di arte che si tiene annualmente il 23 dicembre, in cui gli artigiani competono intagliando l’ortaggio in grandissime dimensioni e creando sculture elaborate; questa usanza sarebbe praticata fin dal XVI secolo.
Se ci si reca nei paesi dell’ Est, non si troveranno mai alberi addobbati di nastri e palline: in Ucraina, ad esempio, i ragni e le loro tele sono a tal punto considerati di buon auspicio da usarli come decorazioni. Infatti, esiste un’antica leggenda secondo la quale una vedova povera non aveva soldi per decorare l’albero di Natale della sua famiglia, perciò alcuni amichevoli ragni usarono le lacrime dei bambini per creare splendide e filanti ragnatele per decorare l’albero spoglio. In Norvegia, invece, vige la credenza secondo la quale, durante la notte di Natale, le streghe escano per andare alla ricerca di scope da rubare per volare via. Per questo motivo le donne nascondono tutte le scope e gli stracci per timore che le streghe possano rubarli. Nella Repubblica Ceca, infine, il periodo natalizio è considerato propizio per trovare marito. Infatti la tradizione prevede che una donna si affacci dalla porta di casa e lanci una scarpa da sopra la spalla. Se la scarpa cade con la sua punta rivolta verso la porta, la donna si sposerà anche l’anno seguente.
Qualunque sia il luogo e il modo di festeggiarlo, il Natale è sicuramente un momento per condividere attimi felici tutti insieme: forse è proprio questa la caratteristica che la rende una festa unica e speciale.

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