Franca Sozzani: creatività e talento

Dalla risposta ad un annuncio di Condé Nast alla direzione trentennale della rivista di punta della moda internazionale: una carriera di successo e una vita per la moda.

La vita di Franca Sozzani come direttrice di Vogue Italia per quasi 30 anni è stata molto distante dall’immagine di editrice di moda veicolata dalla sua amica e collega Anna Wintour a cui è ispirato il celebre personaggio di Miranda Priestley, impersonato da Meryl Streep nel film del 2006 “Il Diavolo veste Prada”. Niente capricci, ordini perentori e occhiate gelide, dunque, ma intelligenza e gentilezza, a detta di tutti i suoi collaboratori; e poi, come aggiunse lei stessa in un’intervista: «chi mi avrebbe sopportata?».[ihc-hide-content ihc_mb_type=”show” ihc_mb_who=”1,2,3″ ihc_mb_template=”1″ ] Annunciando la sua prematura scomparsa, lo scorso 22 dicembre, Jonathan Newhouse, Chairman e Chief Executive di Condé Nast, ha affermato che si trattava della più triste notizia che avesse mai dovuto comunicare. Franca Sozzani era la persona più importante della moda italiana ed una delle più influenti della moda mondiale; sotto la sua guida Vogue Italia è divenuto un punto di riferimento internazionale.
Mantovana, classe 1950, Franca nasce in una famiglia borghese: suo padre è ingegnere, lei frequenta il Liceo classico e si laurea in Lettere e filosofia all’università Cattolica di Milano con una tesi in filologia germanica. Il suo destino sembrava essere già scritto: un marito, un figlio e una vita da «nullafacente di lusso» come lei stessa la definì. E invece il matrimonio finisce dopo soli tre mesi e Franca, incinta del suo unico figlio, parte per l’India per ritrovare se stessa. La risposta all’annuncio di Condé Nast era allora un modo per far digerire al padre la repentina separazione puntando tutto sul lavoro piuttosto che una volontà di fare carriera. La sua perspicacia e innato talento nel settore fanno tutto il resto: da segretaria passa a Vogue Bambini nel 1973; nel 1980 diviene direttore responsabile della rivista “Lei” e dal 1983 assume anche la direzione di “Per Lui”, la versione maschile del periodico. Nel 1988 assume la direzione di Vogue che manterrà per 28 anni, aggiungendo nel 2006 anche quella di “L’uomo Vogue” e poi di tutte le pubblicazione in Italia che ruotano attorno alla rivista; dal 1994 Franca è stata anche direttore editoriale Condé Nast per l’Italia. Accanto agli incarichi professionali, quelli umanitari che aveva particolarmente a cuore, come l’impegno in Convivio, la Mostra- Mercato italiana a scopo benefico fondata da Gianni Versace nel 1992 con l’obiettivo di raccogliere fondi a favore di ANLAIDS per assistenza, ricerca e prevenzione dell’AIDS sul territorio; dal 2013 Franca è stata anche presidente dello IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia.
La prima copertina della sua storia in Vogue, quella del luglio 1988, con la sola scritta “Il nuovo stile” e la foto color seppia di Steven Meisel segnalava già che non avrebbe giocato secondo le regole. Arrivata in Condé Nast quasi per caso, Franca ha finito per ribaltare la storia del costume in Italia, inventando un nuovo modo di raccontare la moda soprattutto attraverso la fotografia, che amava. «Sì che sono una vincente» affermò in un’intervista, «e non perché sono presuntuosa, ma perché tutte le mie idee hanno avuto successo». Ed il successo lo ottiene davvero: lancia le carriere di fotografi – oltre Meisel, Weber e Lindbergh – creativi, stilisti e di quasi tutte le supermodelle degli anni ’90. Riprende il lavoro di Marina Abramovich, sperimenta, utilizza l’enorme visibilità della rivista per trattare temi sociali di grande importanza: risale al luglio 2008 la rivoluzionaria “Black Issue”, un numero dedicato alle modelle di colore, impiegate in tutti i servizi e in tutti gli articoli per sensibilizzare colleghi e stilisti del mondo della moda riguardo lo scarso numero di modelle nere rispetto alle colleghe bianche. Nel 2011, invece, Vogue esce con il servizio “Belle vere”, dedicato alle modelle curvy, dalla taglia 48 in su. Altri temi trattati durante la sua direzione della rivista sono stati la violenza domestica, la chirurgia plastica e il rispetto dell’ambiente, con servizi che hanno fatto rischiare a Franca il licenziamento da Condé Nast per le sue scelte d’impatto che avrebbero potuto allontanare inserzionisti e pubblicitari. Dopotutto, lo aveva annunciato poco dopo aver assunto la direzione della rivista: il giornale avrebbe dovuto essere «stravagante, sperimentale, innovativo».
«La più instancabile lavoratrice che abbia conosciuto» è stato il giudizio di Anna Wintour, amica trentennale di Franca, oltre che sua collega dopo aver assunto la direzione di Vogue negli Stati Uniti nello stesso anno, il 1988. L’ultima loro apparizione insieme risale al pranzo di inaugurazione delle sfilate milanesi di settembre, accanto al premier Renzi. La Wintour ha ricordato l’amica dopo la sua scomparsa, sottolineando la dolcezza e l’intelligenza di Franca e ricordando il legame che lega sua figlia all’unico figlio dell’amica, Francesco Carrozzini, fotografo e regista. Nello stesso mese Franca Sozzani è stata protagonista del film-documentario girato da suo figlio Francesco e presentato al Festival del Cinema di Venezia “Franca chaos and couture”, in cui traspare il lato più intimo e riservato di una donna di ferro, inflessibile ma imprevedibile, capace di rovesciare i pregiudizi e le false idee legate alla moda. Alla prima visione del lavoro svolto dal figlio nel raccontare la sua vita definì la pellicola mediocre, ricordando al contempo di come «il sogno dev’essere sempre grandioso». Alla Roma Fashion Night del 2013, di cui è ideatrice, aveva affermato che la moda non è solo qualcosa di etereo, ma può e deve essere per tutti, creare lavoro e dare opportunità, soprattutto in Italia. Ha insistito sull’importanza di rafforzare il Made in Italy, mantenendo la forza produttiva e il genio creativo in Italia, sempre sostenendo la necessità di aiutare i giovani talenti, i nuovi volti creativi, lasciando qualcosa dietro di sé. Negli ultimi anni aveva preso a cuore la causa delle malattie alimentari legate alla moda, divenendo ambasciatrice Onu del programma alimentare mondiale. Ancora, è stata ideatrice del Photo Vogue Festival, dedicato esclusivamente alle fotografie di moda, cosa a cui nessuno aveva ancora pensato; è la mente dietro “Who is on next”, contest per promuovere nuovi talenti nella moda e farli conoscere da chi davvero conta nel settore, dagli stilisti ai buyers.
Franca Sozzani è stata Vogue Italia per quasi trent’anni, un punto di riferimento della moda contemporanea la cui parola aveva il potere di spostare investimenti da milioni di euro, che ha cercato di non dare mai risalto alla propria figura, utilizzando la sua posizione di enorme visibilità per altre cause. Nella sua ultima apparizione pubblica, ai premi del British Fashion Council le è stato tributato uno “Swarowski Awards for Positive Change” per il lavoro di promozione della diversità anche nella moda e per il suo coinvolgimento in cause benefiche, tra cui i numerosi viaggi in Africa per incontrare abitanti di lontani villaggi così come capi di stato e porre l’accento sui problemi delle realtà locali. Mentre resta ancora da capire chi sostituirà la leggendaria direttrice alla guida dei suoi giornali, Franca Sozzani può essere ben riassunta dalle parole del figlio durante il suo funerale a Portofino: «Franca ha amato me, il suo lavoro, le persone intorno a lei…e poi ha amato la vita».[/ihc-hide-content]


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