Il regno del terrore nelle sue molteplici facce: Jihad, Daesh, Isis e Boko Haram, quali sono le differenze e chi i finanziatori?

Parigi, Berlino, Nizza… la lista delle città colpite dal terrorismo si fa sempre più lunga, come cresce anche la lista delle vittime che fino a luglio 2016 ne contava 788 e alle quali vanno aggiunte quelle della strage di Berlino. Il più recente colpo al cuore dell’Europa conta 12 vittime tra cui l’italiana Fabrizia Di Lorenzo (31 anni, Sulmona) e più di 40 feriti. La firma è quella di Anis Amri, questo il nome dell’uomo ritenuto autore della strage ed ucciso dalla polizia a Sesto San Giovanni. Durante un normale controllo stradale in piazza I Maggio ha estratto una pistola e sparato agli agenti di una volante che hanno risposto al fuoco uccidendolo. L’ISIS dal canto suo ha rivendicato l’attentato tramite la propria agenzia di stampa Amaq.[ihc-hide-content ihc_mb_type=”show” ihc_mb_who=”1,2,3″ ihc_mb_template=”1″ ]

Si, il sedicente Stato Islamico ha una propria agenzia di stampa. Essa agisce anche in chiave propagandistica e anche se si dichiara come vero e proprio organo di stampa molti esperti ne criticano l’indipendenza data la sua forte esposizione nei confronti degli ideali di Jihad e Daesh. Questi sono soltanto alcuni dei mezzi a sua disposizione. Per comprendere meglio il fenomeno bisogna scavare fino alle radici dell’Islam e degli insegnamenti che i seguaci di Maometto seguono.

Lo Jihad appunto, può essere tradotto nella nostra lingua come ‘’sforzo’’, lo sforzo in riferimento alla fatica e all’impegno, interiore e materiale per la causa di Dio nella sua accezione coranica. L’ultima spiegazione del termine riprende un significato più profondo: Jihad come atto ‘militare’, concesso però dalle sacre scritture islamiche del Corano solo come difesa del popolo musulmano. L’Isis quindi usa questi insegnamenti, li estremizza e li inculca nelle nuove reclute. Non fa altro che usare una religione come pretesto per seminare morte e distruzione in Medio Oriente come in Europa.

Nel parlare di Islamic State (vale anche per le varianti Is, Isis, Isil) ci riferiamo a uno Stato a tutti gli effetti, come almeno lo autodefinisce il suo leader, il Califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Il cosiddetto Isis, un tempo, era soltanto una sezione irachena di al-Qaida, diventata poi Stato Islamico in Iraq, Stato Islamico dell’Iraq e della Siria e, infine, autoproclamatasi Stato Islamico. La semplificazione terminologica fino ad arrivare al semplice Stato Islamico è un tentativo di rimuovere le particolarità geografiche volendo farlo apparire come una sorta di nuovo Stato. Basti pensare che un altro modo per indicare lo Stato Islamico è al-Dawla, letteralmente «Lo Stato».  Peccato che questo Stato non abbia dei veri e propri confini omogenei, né un territorio unito. Non a caso, i nomi precedenti all’autoproclamazione voluta da Abu Bakr al-Baghdadi nel 2014 comprendono specifiche aree geografiche, come Stato Islamico in Iraq e al-Sham (termine arabo che si può tradurre con Grande Siria) o come quel Isil in cui la “L” sta per Levante, cioè potenzialmente anche i territori di Palestina Giordania, Libano e Israele.

Come Isis, anche Daesh è un acronimo: significa cioè “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante”, o “della Grande Siria”. Apparentemente il significato è lo stesso ma l’accezione attribuita a Daesh (o Dāʿish, per essere precisi) è spesso dispregiativa, perché somiglia a un altro termine arabo che significa «portatore di discordia». Che il termine non sia di gradimento ai seguaci del Califfo è confermato anche dalle testimonianze di chi racconta di punizioni corporali per chi utilizza pubblicamente il nome Daesh.

Proprio come l’isis e le sue molteplici facce si sono sviluppate nel Medio Oriente anche nell’ Africa sud occidentale la Jihad è stata estremizzata. Ed è In Nigeria nel 2004 ed esattamente in uno dei suoi 36 stati, il Boro, che una nuova organizzazione del terrore nasce e si sviluppa: Boko Haram. Il gruppo viene fondato da Ustaz Mohammed Yussuf nella città di Maiduguri con l’idea di instaurare la shari’a nel Borno, il significato di Boko Haram infatti è ” divieto di educazione occidentale”. Yussuf fonda un complesso religioso che comprende una moschea ed una scuola, dove le famiglie povere della Nigeria e degli stati vicini possano iscrivere i propri figli. Il centro si dà altri obiettivi politici e presto lavora per reclutare i futuri Jihadisti per combattere lo stato federale; il gruppo include anche membri provenienti dai Paesi vicini come Ciad e Niger e parla solamente Arabo. Sale alla ribalta della cronaca inizialmente per gli attentati compiuti: si pensa che nel solo 2011 ha compiuto più di 115 attentati con autobombe o esplosivi di fortuna. Ma è nel 2014 che gli occhi del Mondo si posano sulla Federazione Nigeriana: nell’aprile vengono rapite 276 studentesse e anche se 50 riescono a fuggire molte rimangono prigioniere, vendute come schiave, stuprate o costrette a sposare i combattenti, questo il loro destino. Sull’argomento è intervenuta la ex first Lady degli Stati Uniti Michelle Obama: “Le studentesse rapite sono nostre figlie”. Gli stessi U.S.A., dopo aver inviato l’FBI ad indagare, pongono una taglia da 7 milioni di dollari sulla testa del nuovo capo dell’organizzazione Abubakar Shekau.

Come è facilmente intuibile queste grandi organizzazioni terroristiche che vogliono addirittura sostituirsi agli stati dove crescono, non sorgono dal nulla e forse risalendo alle fonti dei finanziamenti che fluiscono costantemente nelle loro casse si scopre qualcosa in più. Boko Haram ha diverse fonti di finanziamento tra cui furti in banca e i riscatti per i rapimenti. Ad esempio, nell’inizio del 2013, degli uomini di Boko Haram hanno rapito una famiglia di sette turisti francesi in Camerun. Due mesi dopo, hanno rilasciato loro e altri 16 ostaggi per un totale di 3,15 milioni di dollari. Il denaro ricavato dai rapimenti dovrebbe essere di molto superiore a qualsiasi donazione fatta loro in passato da Al-Qa’ida. Il denaro è spostato da corrieri, rendendolo impossibile da rintracciare e le comunicazioni sono condotte faccia a faccia. Adesso che l’Isis ha assorbito anche questa organizzazione non si escludono altri tipi di finanziamento come i proventi dal petrolio.

Lo Stato Islamico dal canto suo vanta un patrimonio stimato in 2 miliardi di dollari: si crede che la maggior parte di questi soldi provengano dalla Banca centrale di Mossul saccheggiata insieme alle altre banche minori del Paese nel giugno del 2014. Insieme ai dollari statunitensi sono state sottratte anche ingenti quantità di oro. Non vengono disprezzate come eventuali fonti di introiti i rapimenti e le estorsioni nei confronti dei locali e i proventi della droga. Si pensa inoltre che il gruppo riceva dei considerevoli finanziamenti dalle sue operazioni nella Siria orientale, dove ha sequestrato campi petroliferi e contrabbandato materiali grezzi e beni archeologici.  L’Isis guadagna denaro anche dalla produzione di petrolio grezzo e vendendo energia elettrica nella Siria settentrionale e al governo siriano. I donatori di questa enorme organizzazione criminale non mancano, alcuni addirittura fanno parte ufficialmente delle forze anti Isis come ad esempio il Qatar, Kuwait e Arabia Saudita anche se attraverso finanziatori privati rimangono i sospetti di un sodalizio finalizzato all’espansione della cultura jihadista nel Medio Oriente e nell’Europa.[/ihc-hide-content]


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