Scarpette di cristallo, piedi nudi e calzari da soldato: Disney e l’emancipazione femminile

Lungo la serie dei classici Disney, le protagoniste femminili hanno attraversato un percorso di progressiva emancipazione: da creature fragili, salvate o liberate da un destino crudele, a donne forti, consapevoli, artefici del proprio avvenire. Per comprendere come sia avvenuta una tale evoluzione, si può iniziare da una delle principesse più amate del mondo Disney: Biancaneve. Fugge dal castello perché la regina, sua matrigna, invidia la sua bellezza. Non sapendo dove andare, disperata e sola, Biancaneve è soccorsa dai Sette Nani, che la accolgono in casa e la proteggono. Ma poi, appena si assentano, lei cade vittima del tranello della malvagia regina, e soltanto il bacio del principe potrà riportarla in vita. In due punti fondamentali della storia, allora, è una figura maschile a salvare la principessa.[ihc-hide-content ihc_mb_type=”show” ihc_mb_who=”1,2,3″ ihc_mb_template=”1″ ]
Sulle orme di Biancaneve si muove anche La Bella Addormentata, un’altra donna ancora tutta immersa nella favola: essendosi punta il dito col fuso di un arcolaio incantato, si addormenta per cento anni. Motivo scatenante della storia è, ancora una volta, l’invidia di una strega, che, a causa della sua malvagità, non era stata invitata al ballo in occasione della nascita della principessa. Soltanto il bacio del vero amore potrà risvegliare Aurora dal sonno, e infatti, dopo mille peripezie, il principe riesce a raggiunger la sua amata e poi a sposarla.
Una storia un po’ diversa è invece quella di Cenerentola. Condannata ad essere serva in casa sua, Cenerentola aspetta l’occasione giusta per uscire da quella condizione e vivere una vita felice. Il momento giusto arriva, e lei, aiutata dalla fata turchina, riesce a conoscere il principe, il quale si innamora di lei. Il resto della storia lo conosciamo. Tuttavia, come le altre principesse, Cenerentola è ancora un’attrice passiva della sua vita: è la “provvidenza” a tenderle la mano e a imprimere una svolta significativa al suo futuro. Inoltre, almeno nella storia Disney, lei non nasce principessa, ma lo diventa in seguito al matrimonio col principe: grazie a lui compie quella che potremmo definire una “scalata sociale”.
In tutte e tre le storie, l’antagonista è un personaggio femminile, e il motore della storia che incarna uno dei topos più ricorrenti: l’invidia per la bellezza di un’altra donna. Questo aspetto rappresenta un primo terreno di lotta per le protagoniste femminili: pian piano la Disney abbandona questa visione della donna come “creatura bella e graziosa” (e senza altre qualità rilevanti) capace di scatenare l’invidia altrui, superando un limite insito nella mentalità collettiva di un tempo.
Su un binario diverso, infatti, si colloca La Sirenetta. Il suo è uno spirito avventuroso, curioso, intraprendente, poco adatto ad una principessa, la quale dovrebbe vivere decorosamente in una gabbia dorata. Lei è tremendamente attratta dal mondo degli umani ancor prima di conoscere Eric, naturalmente un principe, e di innamorarsi di lui: va di continuo a cercare oggetti umani, conosce i nomi di alcuni di essi, li colleziona. Il suo è un continuo sforzo di emanciparsi dal padre, il re Tritone, il quale reputa gli umani vili e infidi. Poi, quando conosce Eric, salvandolo da un naufragio, va incontro al suo destino: si rivolge ad una strega per ottenere le gambe, non solo per inseguire il suo amore, ma per scappare da quella vita opprimente a cui il padre vorrebbe relegarla. Tuttavia, anche se alla fine è Eric ad uccidere la strega che, servendosi di lei, avrebbe voluto ottenere il trono, è il papà che la salva: la ama talmente tanto, che esaudisce il suo desiderio e la trasforma in un’umana, accettando la sua natura “diversa”. Dal canto suo, Ariel comprende l’insegnamento: ripartire sempre dalle proprie origini quando si sente l’esigenza di un cambiamento, scappare dalla propria famiglia è come rinunciare a se stessi. La storia della Sirenetta costituisce un punto di non ritorno per le principesse Disney: tutte le altre compiono delle scelte di vita che manterrebbero con o senza l’intervento del personaggio maschile. Si rendono protagoniste attive della loro felicità, anche se l’incontro con l’innamorato regala loro una felicità più piena, più completa.
Sull’esempio della Sirenetta nasce un’altra figura femminile, Belle, protagonista di uno dei cartoni Disney più amati, La bella e la bestia. Belle è una ragazza qualunque, che abita un anonimo paesino di campagna; il padre è un inventore ormai in età avanzata, che fatica a portare a termie i suoi progetti. Lei è, come suo padre, una sognatrice: ama leggere, in particolare le storie d’amore, e vorrebbe che la sua stessa vita fosse un’avventura, che la portasse lontano da quel mondo gretto, sempre uguale, in cui trascorre i suoi giorni. Infatti, la storia d’amore che vivrà sembra proprio essere uscita da uno di quei libri che lei ha letto e riletto mille volte. Il modello di donna imposto dal paese, che Belle rifiuta, è pressappoco così: ragazza da esposizione, continuamente intenta a trovare marito, e, una volta sposata, devota solo alla famiglia e alla casa. Come Ariel, anche Belle vorrebbe fuggire da un modo di pensare che non condivide affatto. Anche se non avesse conosciuto il principe, la Bestia, si sa come sarebbe andata a finire: sarebbe rimasta in compagnia di suo padre e dei suoi amati libri per sempre. Pertanto, giunta nel castello della Bestia e costretta a restare con lui, impara col tempo a vedere la sua vera natura e se ne innamora, come nessuna aveva fatto fino a quel momento. Ma anche lui è il primo ad accettare lei: realizzando uno dei suoi sogni più grandi, le regala un’intera sala del castello ove sono custoditi migliaia di libri. Alla fine, per la prima volta, è lei a salvare lui dalla maledizione di restare per sempre una Bestia (dentro e fuori) se non fosse riuscito a farsi amare; ma è anche lui a salvare lei da una vita che non avrebbe mai condiviso.
L’esempio di Belle è seguito da Jasmine, la principessa protagonista di Aladdin. Lei, figlia del sultano di Agraba, rifiuta ogni pretendente, poiché sembrano tutti interessati solo alla sua ricchezza e potere. Per di più, non intende affatto sposarsi soltanto per legge, secondo cui c’è un limite d’età entro cui celebrare il matrimonio. Ma lei è una creatura fiera, come la sua tigre, e riconosce il valore dei suoi sentimenti. Quindi si innamora di un povero ragazzo, Aladdin, costretto a rubare continuamente per mangiare: soltanto dopo aver sconfitto Jafar, che con un colpo di stato aveva usurpato il trono del sultano, Aladdin riesce a conquistarsi la fiducia di quest’ultimo, il quale gli concede di sposare sua figlia, anche senza un soldo. Anche in questo caso, l’intervento del personaggio maschile imprime una svolta alla storia della protagonista femminile, ma lei afferma la sua personalità, il suo modo di vedere la vita, fin dal principio: sarebbe sicuramente invecchiata da zitella, ma Jasmine non avrebbe accettato nessuno che non avesse reputato degno di lei.
Un’altra principessa che segue le orme delle precedenti, ma è forse l’unica a vivere una storia dal finale non felice, è Pocahontas. Come Jasmine, anche lei rifiuta di sposare il marito scelto da suo padre per lei. E inoltre, come Ariel, incarna uno spirito intraprendente e inquieto, e si innamora del nemico giurato del suo popolo: un inglese dalla pelle bianca. Alla fine, dopo aver confessato il suo amore al padre, non abbandona il suo mondo come Ariel, e lascia andare il suo amato. Il finale è sintomo di una scelta diversa: anche se ama la sua famiglia e la sua terra, Pocahontas riesce a rifiutare le scelte che il padre compie per lei, se non le accetta. Ha imparato a fidarsi di sé e sceglie di essere guida per se stessa. Anche se il sequel si evolve in modo completamente diverso, (lei si ricongiunge a John, ma si innamora di un altro, e lo segue nel suo paese), si potrebbe considerare il primo finale come significativo per la storia di questo personaggio, proprio in virtù della sua originalità.
Con Mulan l’emancipazione femminile tocca il suo punto più alto. La protagonista della storia sceglie di travestirsi da soldato e combattere in guerra al posto di suo padre, il quale ha subito un infortunio alla gamba. Come Belle, rifiuta il ruolo di donna casalinga e futura progenitrice, compiti per i quali si sente completamente inadatta. Mulan ci aveva anche provato ad uniformarsi a quel modello, ma senza alcun successo: allora prova una strada completamente diversa, per andare alla ricerca di una sua identità che ancora non conosce. Anche durante la storia, sarà lei stessa ad ammetterlo: il suo gesto non è stato finalizzato soltanto a salvare suo padre, ma soprattutto per dimostrare agli altri, anzi, a se stessa, il suo vero valore. Anche lei, come Pocahontas, compie una ricerca faticosa della sua identità, per trovare la sua felicità e il suo posto nel mondo.
Un’ultima donna Disney, Merida (The Brave), potrebbe essere considerata una sintesi di questo lungo percorso compiuto dalle protagoniste femminili. Lei, principessa di un regno scozzese, non accetta di sposarsi, e vorrebbe che sua madre rispettasse il suo desiderio: è evidente il legame con Jasmine, ma lei non incontra nessun giovane che la faccia innamorare di sè. Merida, disperata, ricorre ad un incantesimo che possa indurre sua madre a cambiare idea, ma, inaspettatamente, la trasforma in un orso (e sotto questo aspetto c’è un visibile collegamento con Ariel). Soltanto vivendo fianco a fianco, cambiano entrambe: l’una impara a comprendere l’altra e riescono a trovare un nuovo modo di comunicare. Alla fine, Merida non è più costretta a sposarsi, perché la legge viene cambiata dalla madre (altro riferimento a Jasmine).
La nuova donna Disney, più libera e consapevole, ha bisogno di trovare la sua strada per realizzare la sua felicità e concepisce l’amore come parte di un suo percorso. Lei non aspetta che sia lui a tenderle la mano per salvarla, non concepisce che la felicità possa arrivare soltanto da fuori, e non da se stessa. Il destino alberga dentro di lei, e perciò, se desidera cambiare qualcosa, prova ad adattarsi alla nuova situazione. Ciò non vuol dire subire le decisioni altrui, ma anzi, attraversare un’evoluzione interiore, cambiare il modo di vedere il problema e riuscire a trovare la soluzione che conduca alla vittoria. Per questo motivo, è lei a porsi come guida ed esempio per ogni uomo che potrà incontrare lungo il suo cammino.[/ihc-hide-content]

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