L’amore non ha età: la storia millenaria di San Valentino

La festa di San Valentino è una ricorrenza nota in tutto il mondo: si festeggia soprattutto in Europa e in alcuni paesi dell’America e dell’Asia, come gli Stati Uniti e il Giappone. Gli innamorati, e in particolare i giovani fidanzati, rinnovano la loro promessa d’amore con un omaggio al proprio amato. Dietro questo gesto si intrecciano storie e leggende che narrano la vita del vescovo Valentino e provano a spiegare il suo legame, ancora oggi non così chiaro, con gli innamorati. Per ripercorrere la storia del Santo e della festa, partiamo dalla sua patria natia, la città di Terni, ove nacque nel 197.[ihc-hide-content ihc_mb_type=”show” ihc_mb_who=”1,2,3″ ihc_mb_template=”1″ ]
Le fonti raccontano che la famiglia di Valentino era pagana, ma lui si convertì al cristianesimo da giovanissimo: a soli 21 anni era già diventato vescovo. Della sua vita sono giunte poche notizie: sappiamo che si dedicava alla diffusione del messaggio cristiano ed aveva una particolare attenzione per i bambini e i giovani in difficoltà. Nell’anno 270, ormai molto vecchio, Valentino giunse a Roma, su invito dell’oratore greco e latino Cratone, per predicare il Vangelo e convertire i pagani. Qui Valentino subì una prima persecuzione da parte dell’imperatore Claudio II il Gotico, il quale gli intimò di cessare la predicazione e abiurare la sua fede: in seguito al rifiuto del vescovo, lo arrestò e condannò a morte, ma infine gli concesse la grazia e lo affidò ad una nobile famiglia. Ma, sotto l’imperatore Aureliano, succeduto a Claudio II, San Valentino non riuscì a salvarsi. Da alcune fonti, il motivo della condanna del Santo risiederebbe nella forte popolarità che stava acquistando presso i romani, e che costituiva un elemento di forte squilibrio per l’Impero; secondo altre fonti, invece, la causa principale sarebbe la celebrazione di un matrimonio tra una cristiana e un pagano. Il vescovo avrebbe accettato l’unione tra i due coniugi soprattutto perché Serapia era in punto di morte, e aveva espresso il desiderio di essere unita in matrimonio con Sabino, nonostante la ferma opposizione dei suoi genitori. Ma questo particolare potrebbe anche essere un’invenzione della Chiesa per giustificare l’azione del vescovo. Così, stando alla Passio Sancti Valentini (VIII sec.), i soldati romani catturarono il vescovo e lo condussero fuori dalle mura della città, lungo la via Flaminia, temendo che il popolo potesse addirittura insorgere in sua difesa: qui lo flagellarono e torturarono. Infine, fu decapitato il 14 febbraio 273, all’età di 97 anni. Comunque, se la storia della celebrazione del matrimonio tra Serapia e Sabino fosse vera, potrebbe essere una prima fonte del legame tra San Valentino e il titolo di “protettore degli innamorati”. Intorno alla storia del Santo, ci sono anche altri racconti e curiosità, che provengono anche da lontano: una leggenda americana, infatti, narra che il Santo avrebbe sentito due innamorati litigare vicino al giardino della sua casa, e così, avrebbe portato loro una rosa invitandoli a stringerla insieme, facendo attenzione a non pungersi con le spine. Tutt’oggi è ignoto se la leggenda abbia contribuito al culto del San Valentino odierno, oppure gli sia stata cucita addosso in seguito alla sua diffusione.
Ma quindi, come nasce la storia del San Valentino, come lo conosciamo oggi? Secondo fonti ecclesiastiche, la festa è stata fissata da Papa Gelasio nel 496, nel tentativo di “convertire” al cristianesimo un antico rito pagano per la fertilità, i Lupercalia, che cadevano nel giorno successivo all’anniversario della morte del santo. Il nome della festa proviene da Lupercus, derivato di lupus, un’antica divinità rurale della mitologia romana protettrice della fertilità. La celebrazione della festa si svolse fin dal IV sec. a. C., in prossimità della fine dell’anno, (si ricordi che l’anno nuovo romano iniziava il primo marzo), gli antichi romani si preparavano alla stagione della rinascita: infatti è plausibile che già in quel periodo la natura iniziava a dare i primi segni dell’arrivo della primavera. Lo scopo pratico del rituale era tenere lontani i lupi dai campi coltivati e infatti proprio da ciò deriva il loro nome: proprio in quelle giornate, si racconta, i lupi uscivano a fare grande caccia e scorta di ovini e altro bestiame. Ma il significato più profondo della festa era di epurarsi dall’anno trascorso e celebrare la rinascita della vita e della fertilità, in segno di buon auspicio per l’anno nuovo. La festa si svolgeva nel santuario dedicato al dio, ovvero una grotta ai piedi del colle Palatino, il Lupercale, dove si narra che il pastore Faustolo trovò i gemelli Romolo e Remo. La prima parte del rituale consisteva nell’offrire in sacrificio dei caproni ed un cane; nella seconda parte, due giovani sacerdoti, i Luperci, venivano bagnati col sangue degli animali sacrificati e vestiti delle loro pelli, poi correvano attorno al Palatino, colpendo chiunque incontrassero, in particolare le donne incinte, con fruste ottenute sempre dalla pelle degli animali sacrificati: si credeva, infatti, che questo rituale fosse benefico per la nascita del bambino. Inoltre, per propiziare la fertilità, si racconta che i nomi di alcuni uomini e donne scelti venivano inseriti in un’urna e poi mischiati; quindi un bambino estraeva i nomi di alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità. I rituali dei Lupercalia dovevano essere considerati osceni per la Chiesa cristiana, la quale pensò di “sostituirla” appunto con la celebrazione di San Valentino: probabilmente la “cristianizzazione” della festa è entrata a far parte della mentalità collettiva proprio per il legame tra la figura del Santo protettore degli innamorati e il senso propiziatorio della fertilità, e quindi, dell’amore, dei Lupercalia. Oppure, ipotesi per certi aspetti più plausibile, San Valentino potrebbe aver rappresentato per papa Gelasio, l’amore universale, non soltanto tra due giovani, ma verso il prossimo, e, in particolare, verso i più deboli e bisognosi.
I primi indizi seminati dalla storia riguardo l’origine di San Valentino come festa del sentimento amoroso, risalgono infatti al millennio successivo. In una composizione di Geoffrey Chaucer, il Parlamento degli Uccelli, si associa la ricorrenza del santo al fidanzamento di Riccardo II d’Inghilterra con Anna di Boemia. Tuttavia, alcuni studiosi come Henry Kelly e altri hanno messo in dubbio questa interpretazione. Nonostante ciò, in Francia e Inghilterra, si riteneva che intorno alla metà di febbraio cominciasse l’accoppiamento degli uccelli e quindi, al di là dell’ipotesi del fidanzamento regale, l’evento si prestava a considerare il giorno di San Valentino come la festa degl’innamorati. Inoltre, un altro riferimento storico che può aver contribuito alla diffusione della festa degli innamorati è la fondazione, a Parigi, il 14 febbraio 1400, dell'”Alto Tribunale dell’Amore”: esso aveva lo scopo di decidere su controversie legate ai contratti d’amore, i tradimenti, e la violenza contro le donne. La sua fondazione era ispirata ai principi dell’amor cortese, e infatti i giudici venivano selezionati sulla base della loro familiarità con la poesia d’amore. Proprio a proposito di poesia, alcune fonti rivelano che il primo bigliettino d’amore chiamato “valentina”, sia nato proprio in Francia. Si narra che sia stato scritto da Carlo d’Orléans, nel XV secolo, dalla prigione della Torre di Londra, in seguito ad una grave sconfitta in battaglia: “Je suis desja d’amour tanné, ma tres doulce Valentinée”. Poi, dei biglietti d’amore si perdono le tracce, fino alla metà del XIX secolo, quando una trovata commerciale statunitense li fa diventare il simbolo della ricorrenza di San Valentino. L’usanza si diffonde anche in Italia, con i cioccolatini ideati da Luisa Spagnoli e da Giovanni Buitoni, che tutti oggi conosciamo come i Baci.
Nonostante la festa di San Valentino abbia girato tutto il mondo, ed oggi sia considerata piuttosto mondana, la sua patria resta sempre la città natia del Santo. Ogni anno a Terni, nella basilica di San Valentino, durante la domenica precedente la ricorrenza, si celebra la “Festa della promessa”, nella quale il vescovo della diocesi di Terni-Narni-Amelia accoglie più di cento coppie che diranno il loro “sì” entro l’anno. I fidanzati pellegrini provengono da tutta Italia, Roma e provincia, Viterbo, Perugia, Ancona, Milano, Teramo, dalla Puglia, Campania, Toscana. Il senso della festa, per come la si voglia interpretare, è proprio questo: l’amore, se vero, non conosce fatica, né usura, né vecchiaia, ma soltanto una continua rigenerazione. L’augurio che il vescovo rivolge a tutte le coppie è di conservare sempre viva questa energia che permette a tutte le coppie di compiere, appunto, un lungo viaggio insieme.[/ihc-hide-content]

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