Van Gogh: parabola di un artista incompreso

Il 26 febbraio scorso ha chiuso i battenti la mostra “Van Gogh. I capolavori ritrovati” tenutasi a Napoli, presso il Real Museo Borbonico di Capodimonte e che per soli venti giorni ha esposto al grande pubblico due capolavori del maestro olandese trafugati 14 anni fa dal Van Gogh Museum di Amsterdam e ritrovati dalla Guardia di Finanza e dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Napoli a Castellammare di Stabia in un covo della camorra, a settembre dello scorso anno.[ihc-hide-content ihc_mb_type=”show” ihc_mb_who=”1,2,3″ ihc_mb_template=”1″ ]
Dei due dipinti, Paesaggio marino a Scheveningen del 1882 e Una congregazione che esce dalla Chiesa Riformata di Nuenen del 1884/85 si persero ogni traccia poiché i due malviventi responsabili del furto, poco dopo arrestati e condannati al risarcimento, non collaborarono alle indagini per il loro ritrovamento. Le tele però sono finite nelle losche mani della malavita organizzata e sono state ritrovate in seguito ad una inchiesta sul narcotraffico internazionale e sul business della cocaina facente capo a Raffaele Imperiale, recentemente condannato e latitante a Dubai, e Mario Cerrone, arrestato lo scorso anno. Proprio dalle dichiarazioni del pentito si è potuto arrivare ai due quadri che, nascosti in un panno, si trovavano nell’abitazione dei genitori di Imperiale nel rione “Annunziatella” di Castellammare.
In attesa di intraprendere il loro viaggio di ritorno verso “casa”, in Olanda, le due tele hanno fatto la loro sosta a Napoli in questa mostra “dall’alto valore simbolico e civico” come ha potuto sottolineare il neo direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger.
L’esposizione ha permesso a tantissimi visitatori di conoscere più da vicino il famoso ma incompreso artista della “Notte stellata”, la cui produzione è celebre in tutto il mondo.
Vincent nacque a Groot Zundert (Olanda) il 30 marzo 1853, figlio di un pastore protestante, già in giovane età comincia ad eseguire i primi disegni. Nel 1886 raggiunge il fratello Theo a Parigi entrando in contatto con il gruppo degli Impressionisti. Stringe una forte amicizia con Paul Gauguin conclusasi tragicamente, in seguito a continue dispute per le differenti opinioni artistiche, nel dicembre 1888, con il famoso episodio del taglio dell’orecchio (si suppone infatti che Vincent abbia assalito Gauguin con un rasoio. Fallito l’attacco, in preda ad una crisi di nervi, si taglia il lobo dell’orecchio sinistro). Da allora furono sempre più frequenti gli eccessi di follia che terminarono nel tragico evento del suicidio avvenuto nel 1890 a soli 37 anni.
Sicuramente, oltre alle sue opere, sono le centinaia di lettere scritte al fratello Theo e agli amici artisti a comporre il sorprendente racconto della sua vita e a rappresentare uno strumento indispensabile per penetrare il suo universo artistico. Questi scritti sono la testimonianza di un vero e proprio genio maledetto con una precisa visione del mondo e alla costante ricerca del senso dell’esistenza.
Nel luglio 1880 scriveva infatti al fratello, più giovane di lui di quattro anni:

“Devo ora annoiarti con alcune cose astratte, però desidererei che tu le ascoltassi con pazienza. Io sono un uomo istintivo, capace di fare cose più o meno insensate ,delle quali mi accade più tardi di pentirmi. Un uccello chiuso in gabbia in primavera sa perfettamente che c’è qualcosa per cui egli è adatto, sa benissimo che c’ è qualcosa da fare, ma che non può fare; che cosa é? Non se lo ricorda bene, ha delle idee vaghe e dice a se stesso:” gli altri fanno il nido e i loro piccoli e allevano la covata” e batte la testa contro le sbarre della gabbia. E la gabbia rimane chiusa ,e lui è pazzo di dolore:” Ecco un fannullone”, dice un altro uccello che passa di là,” quello è come uno che vive di rendita”. Intanto il prigioniero continua a vivere e non muore, nulla traspare di quello che prova, sta bene e il raggio di sole riesce a rallegrarlo. Ma arriva il tempo della migrazione. Accessi di malinconia – ma i ragazzi che lo curano nella sua gabbia si dicono che ha tutto ciò che può desiderare – ma lui sta a guardare fuori il cielo turgido, carico di tempesta, e sente in sè la rivolta contro la propria fatalità. “Io sono in gabbia, sono in prigione, e non mi manca dunque niente, imbecilli? Ho tutto ciò che mi serve ! Ah, di grazia la libertà, essere un uccello come tutti gli altri!”.
Uomo istintivo, dunque, dai sentimenti forti che solo il fratello Theo seppe comprendere e amare, con aiuti anche di natura economica.
Vincent è un dunque artista incompreso che, come l’uccellino della lettera si sentiva in prigione, incapace di uscire dalla gabbia dei pensieri cupi in cui era costretto. Un artista insomma che vuole trovare se stesso e che attraverso l’arte esprime al meglio la sua interiorità tormentata da una vita resa ancor più dolorosa dai rifiuti, dagli insuccessi e dall’isolamento che lo portarono alla profonda depressione e alienazione mentale e poi alla morte.
Dei circa 900 dipinti eseguiti è riuscito a venderne soltanto uno ma è divenuto uno dei pittori più influenti di sempre.
Dalla produzione grafica e dal cupo realismo degli inizi (nei Mangiatori di patate ad esempio), si passa all’esplosione dei colori nella maturità in seguito al trasferimento parigino (come nei Girasoli o nei Campi di grano).
Il suo spirito creativo era forte e impaziente. Era capace di eseguire in brevissimo tempo un numero impressionante di disegni o dipinti anche su di un medesimo soggetto. Sulla tela le pennellate diventano irregolari e fluide e spesso creano dei veri e propri effetti ipnotici.
Come sottolinea il critico d’arte Giulio Carlo Argan “la pittura di Van Gogh distrugge la propria struttura nel momento stesso in cui la costruisce, ma in quell’istante in cui l’arte brucia se stessa, il valore estetico brilla di una luce accecante”.
Ritornando alle tele ritrovate ed esposte nella sala 82 del Museo Nazionale di Capodimonte dal 7 al 26 febbraio scorsi, esse si collocano nella prima stagione pittorica dell’artista (1880-1885) e al nero realismo degli anni olandesi. In questi dipinti, caratterizzati da pennellate dense ed irrequiete, è rappresentata la mancata vocazione dell’artista a diventare un evangelizzatore come il padre.
La marina di Scheveningen risale al soggiorno di Van Gogh a l’Aia (1881-1883), dunque è una delle sue prime prove pittoriche dove l’artista riesce a catturare sulla tela l’atmosfera tesa che preannuncia una imminente tempesta. Invece, La congregazione che esce dalla Chiesa riformata di Nuenen fu eseguito per la madre nel 1884 e mostra la chiesa del villaggio dove il padre di Vincent era stato pastore. Nel 1885, dopo la morte di quest’ultimo, Van Gogh modificò il dipinto, aggiungendo il gruppo di fedeli in sostituzione di una precedente figura isolata di contadino. Insomma si tratta di un dipinto caratterizzato da un senso di profonda nostalgia e memoria degli affetti familiari.
Le due opere sono stati rinvenute in buone condizioni e una volta rientrate in patria saranno sottoposte ad un accurato intervento di restauro. L’idea di mostrarle al pubblico della città partenopea e ai numerosi turisti che hanno affollato il Museo è stata considerata come un gesto di speranza e di riscatto per una città e una regione spesso agli onori delle cronache solo per episodi di criminalità. Infatti, come ha sottolineato il governatore Vincenzo de Luca: “La Regione Campania ha voluto finanziare e sostenere l’allestimento e la promozione di questa speciale esposizione a Capodimonte, perché essa rappresenta, allo stesso tempo, un evento culturale di livello mondiale e un segnale profondo di civiltà e legalità. È un omaggio a due capolavori che si temeva perduti per sempre, ma è anche il pubblico riconoscimento dell’azione di quegli uomini che si sono caparbiamente impegnati a ritrovarli.
Dunque, un evento di grande portata per la nostra Regione che sicuramente ha arricchito tutti coloro che hanno visitato la Mostra e che ha reso il già celebre artista ancora più familiare rendendo giustizia postuma ad un uomo che, per la sua vita e per la sua arte, lascia un’eredità più unica che rara.
«Non posso cambiare il fatto che i miei quadri non vendono. Ma verrà il giorno in cui la gente riconoscerà che valgono più del valore dei colori usati nel quadro».
E oggi possiamo dire che la sua profezia si è pienamente realizzata.[/ihc-hide-content]


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