Attenzione: Attori in campo, fra il Diavolo e l’Acqua Santa!

Il teatro: una sintesi della vita attraverso il sorriso
Un’unica, lunga,ininterrotta, fragorosa risata. Se il Leopardi scriveva che chi sa ridere è padrone del mondo, il teatro insegna e aggiunge che chi sa far ridere lo ha già conquistato. La nascente compagnia teatrale amatoriale di Campolattaro (Bn)”Attori in campo”, diretta con appassionato ardore da Nella Nardone, lo ha dimostrato per la seconda volta. Sabato 7 aprile 2018, infatti, alle ore 21.00 presso l’ex Asilo Comunale di Campolattaro (Bn), in una doppietta più unica che rara, ha felicemente riproposto la commedia di Raffaele Caianiello, autore di spicco in tutta Italia, “Fra il diavolo e l’acqua santa”. Due atti di puro divertimento, in cui alla maniera plautina l’equivoco regna sovrano dall’inizio alla fine. Del resto, non capita tutti i giorni, come al protagonista Saverio Esposito (interpretato da Walter Di Mella) di ritrovarsi in Paradiso per scambio, di fronte al Giudizio divino (Stefano Cimmino) perché un angelo (Amerigo Mella) si è confuso e lasciato disorientare da uno dei tanti casi di ominimia a Napoli. E non capita neppure altreattanto spesso di essere chiamati alla morte per sbaglio, e, quindi, restituiti alla vita con la cogente missione di raddrizzarla, eliminando quanto di storto vi sia o vi sia stato. Si tratta del fortunato destino di Saverio Esposito, ma non è affatto facile poiché si ritrova ‘na votè ncoppè e na votà sòtt! Pecchè ce stannè sempe duje forzè oppòst ca’ si combattòn. Egli è, così, costantemente diviso fra scelte pruriginose che mettono a dura prova la sua persona, fra il Diavolo( Marco Mancini) e l’Acqua Santa (Raffaella Carrozza). Il napoletano medio, si sa, non spicca tanto per onestà tra i suoi miglior pregi, quanto, invece, per l’arte di arrangiarsi anche a discapito dell’altro, a patto che sia- machiavellianamente- a fin di bene. Saverio Esposito se l’era sempre raccontata così, nel suo intricato universo di relazioni carnali ed extraconiugali con numerose donne- Alizè (Claudia Palladino), Lauretta (Gianna De Vincentis)- alle spalle della moglie Mariuccia (Giovanna Morelli), le quali, in cambio, lo pagavano, aiutandolo al sostentamento della famiglia. Si sentiva, così, autoassolto. Dietro il riso, la dramamticità di una nera miseria napoletana, per nulla inverosimile, che costringe il protagonista a prostituirsi per la sopravvivenza. A schiocchi di risate si realizza una catarsi collettiva.
Nei personaggi più comici, quali, il messo comunale (Enzo Rubbo), San Pietro (Danilo morelli), il sindaco (Fabrizio Palladino), Cesare Filippetti (Clauio Sorda), suo padre (Salvatore Zacchino), Cosimo Spatecchia (Simone Paglia), Geppino (Davide De Angelis) e Caterina (Chiara Nardone), Carmenella (Carmelina Iacovella), si sublima il senso della vita, un’eterna lotta tra bene e male, esorcizzata dall’ironia, una forma raffinata di intelligenza.

Si ringraziano tutti coloro i quali hanno reso possibile ciò: dall’aiutoregista, Imma Zullo, agli aiuti di Alessia Palladino e Angela Nardone; alle luci e suoni di Pino Narciso; alla truccatrice Samantha Simeone; all’Amministrazione Comunale; all’Antico Forno di D’Addona Mario, a quello di Maurizio Tatavitto; alla ditta De Blasis Roberto e Mino e De Blasis Paolo;al Green Bar e a tutti coloro che hanno dato un contributo piccolo o grande per la riuscita.

I commenti sono chiusi.