Dazi USA-UE: Trump posticipa la decisione al 1° giugno. Bruxelles: «Non negozieremo sotto minaccia»

Lo slittamento delle nuove tasse riguarda Unione Europea, Canada e Messico. I funzionari americani sperano in una diminuzione delle esportazioni da parte dell’Unione Europea

A poche ora dalla scadenza del 1° maggio, data inizialmente indicata per l’entrata in vigore dei dazi del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% sulle importazioni di alluminio, Trump annuncia di voler posticipare la sua decisione al 1° giugno. Un mese durante il quale i funzionari USA sperano di giungere ad una mediazione con l’Unione europea e con i Paesi parte dell’accordo commerciale NAFTA, ovvero Canada e Messico. L’obiettivo del Presidente Trump è chiaro: scoraggiare le importazioni di acciaio e alluminio a favore della produzione made in USA, rilanciando il settore siderurgico e le industrie americane come annunciato più volte in campagna elettorale. Dalla sua parte gli operai del settore siderurgico del Nord-Est, proprio quella fetta di popolazione – generalmente democratica –  che avrebbe garantito la vittoria a Donald Trump con una storica oscillazione del voto a favore del Partito repubblicano.

L’Unione europea, intanto, cercherà di sfruttare lo slittamento per negoziare una esenzione permanente dai dazi, ma ha già dichiarato una serie di misure da attuare in caso di fallimento delle trattative: nuove tariffe su prodotti di importazioni americana per un valore di circa 3 miliardi di euro l’anno. «La decisione degli Stati Uniti di prorogare per un breve periodo l’esenzione dell’Unione europea dai dazi prolunga l’incertezza del mercato» è stata la risposta di Bruxelles, che sperava in trattamento migliore vista la storica alleanza politica e commerciale che lega Stati Uniti ed Unione europea. I funzionari europei e americani tenteranno dunque di scongiurare una guerra commerciale come quella attualmente in corso tra Stati Uniti e Cina: meno di un mese fa Trump aveva annunciato dazi sull’importazione di oltre 1300 prodotti cinesi per un valore totale di 50 miliardi di dollari, e l’amministrazione cinese aveva risposto annunciando una controffensiva di equivalente valore commerciale. E se gli esperti temono l’innescarsi di una reazione a catena che potrebbe compromettere la ripresa economica, le misure di Trump appaiono ragionevoli verso il mercato cinese che continua ad utilizzare regole commerciali scritte tra 1999 e 2001, quando la Cina era considerata un’economia del terzo mondo. L’enorme progresso economico e tecnologico degli ultimi anni, invece, ha creato un mercato squilibrato a favore della Cina, che pratica dazi fino a dieci volte più alti di quelli che l’Occidente impone sulle importazioni made in China.

Intanto, la Corea del Sud ha già raggiunto un accordo con l’amministrazione USA: esenzione dai dazi su acciaio e alluminio in cambio della diminuzione del 30% delle proprie importazioni di acciaio negli Stati Uniti. Simili accordi potrebbero essere siglati a breve con Argentina, Australia e Brasile, e tutti si baseranno quasi certamente su simili impegni a ridurre le proprie importazioni in USA, vitali secondo Trump per rilanciare le industrie americane.


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