Trump e Kim Jong-un: vertice storico a Singapore

Incontro nella blindata isola di Sentosa alle nove del mattino ora locale: i leader si sono stretti la mano, hanno discusso per 40 minuti e firmato un documento congiunto

Oltre 5000 agenti stanziati, truppe militari e navi da guerra disposte attorno all’isola, 2500 giornalisti presenti e costi per oltre 15 milioni di dollari: questi i numeri dello storico incontro tra il Presidente americano Donald Trump e il suo finora rivale Kim Jong-un, dittatore nordcoreano. Si tratta della prima volta nella storia in cui un Presidente americano in carica stringe la mano ad un membro della famiglia Kim, ed avviene dopo mesi di rapporti piuttosto complessi e di esibizioni di forza da parte di entrambi i Paesi, più volte apparentemente sull’orlo di una guerra. La scelta del luogo di incontro è ricaduta su Singapore perché in buoni rapporti con entrambi i Paesi e perché uno dei pochi al mondo ad ospitare un’ambasciata nordcoreana. Trump si è detto fiducioso in apertura dell’incontro, affermando che «il vertice sarà un successo assoluto», e così Kim che ha replicato: «ci sono stati numerosi problemi, ma li abbiamo superati tutti». Prima dell’incontro, il Presidente Trump aveva brevemente discusso con il premier giapponese Shinzo Abe e con il Presidente della Corea del Sud Moon Jae-in, che ha riferito alla stampa di «aver trascorso una notte insonne».

L’incontro tra i due leader è stato incentrato sulla denuclearizzazione della Corea del Nord, che Trump ritiene prossima a differenza di alcuni analisti che hanno già definito troppo debole il linguaggio utilizzato a proposito del disarmo nucleare. Il faccia a faccia privato è avvenuto alla presenza dei soli rispettivi interpreti in un clima di apparente cordialità; a seguire, la parte del vertice allargata alle delegazioni di Stati Uniti e Corea del Nord. Accanto al Presidente Trump il Segretario di Stato Mike Pompeo, il Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton e il Capo di gabinetto John Kelly. «Il documento che abbiamo preparato è storico, il mondo assisterà ad un grande cambiamento» ha riferito subito dopo alla stampa il leader nordcoreano. Ora inizierà la fase dei negoziati, e non per la prima volta nella storia recente: nel 2000 Madeleine Albright si era già recata negli Stati Uniti in qualità di Segretario di Stato di Bill Clinton, e dopo strette di mano e di contatti personali con Kim Jong-il – padre dell’attuale leader – la missione si risolse in un nulla di fatto, e gli scienziati nordcoreani continuarono a sviluppare uranio arricchito per il primo test nucleare; ultimo tentativo, quello di Obama nel 2012,  in seguito al quale, però, la Corea del Nord lanciò un proprio razzo in orbita, scatenando reazioni piuttosto dure da parte della comunità internazionale.

Il vertice, insomma, è solo l’inizio di un duro lavoro che seguirà, si auspica, nei prossimi mesi. E se l’imprevedibilità dei due leader non permette di fare previsioni a lungo termine, i recentissimi fatti del G7 in Canada hanno aperto un panorama politico senza precedenti: Trump ha mostrato disprezzo per il suoi alleati storici, con i quali è sull’orlo di una guerra commerciale, ha attaccato il Primo ministro canadese definendolo «debole» e ha minacciato nuovi dazi sulle automobili che rischierebbero di compromettere importanti esportazioni da Gran Bretagna, Germania e Italia. L’isolamento degli Stati Uniti è ancora più completo se si pensa all’ormai incrinato rapporto con il Giappone e gli altri Paesi asiatici dopo l’abolizione del TPP, il trattato commerciale che legava i Paesi. Kim, da parte sua, potrebbe volersi liberare dalla dipendenza da Pechino instaurando rapporti con la Corea del Sud e con gli Stati Uniti. La partenza di Trump da Singapore, intanto, è prevista per la sera di oggi, mentre il Presidente ha già comunicato alla stampa di aver invitato il leader nordcoreano per un nuovo incontro alla Casa Bianca.


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