Atleta di Lisippo: il Getty non vuole mollare

Il Tribunale di Pesaro ha ordinato l’immediata confisca dell’Atleta vittorioso, attribuito a Lisippo, statua bronzea datata tra il IV e il II secolo a.C. e ripescata in Adriatico al largo di Fano nel 1964 dal peschereccio fanese ‘Ferruccio Ferri’ e acquistato, dopo tante peripezie e passaggi di mano, dal Getty Museum di Malibu  nel 1977 per 3,98 milioni di dollari.
Si tratta di una scultura di bronzo realizzata con la tecnica della fusione a cera persa, alta circa un metro e mezzo e che rappresenta un giovane atleta nudo nell’atto di incoronarsi e dal forte impianto geometrico la cui impostazione rimanda a Lisippo, artista che lavorò per Alessandro Magno e ultimo tra i grandi maestri della scultura greca classica, attivo dal 372-368 a.C. fino alla fine del IV secolo a.C., tuttavia diversi studiosi l’attribuiscono alla sua scuola e non direttamente al maestro.
Lo scorso 8 giugno, il gip di Pesaro Giacomo Gasparini con una ordinanza di ben 50 pagine, ha ribadito che la  statua deve ritornare in Italia “ovunque si trovi”, respingendo l’opposizione alla confisca intentata dal museo americano. Ma il Museo americano farà ricorso in Cassazione non riconoscendo il valore dell’ordinanza di confisca. L’ultimo gip che ha emesso l’ordinanza di confisca, aveva già riconosciuto che il bronzo è stato ripescato in acque nazionali e trafugato in Italia dato che si era in possesso di una concrezione dell’opera. E’ vero che il luogo preciso del ritrovamento che ha preservato l’oggetto per più di due millenni non è mai stato stabilito con certezza ma probabilmente la nave degli antichi romani che la trasportava stava attraversando le acque dalla Grecia verso l’Italia quando per cause ignote affondò.
Vari governi italiani in passato hanno reclamato il ritorno della statua in Italia ma il museo ha sempre rigettato le accuse. L’attuale ministro dei Beni Culturali, Bonisoli ha intanto replicato che il provvedimento di confisca per l’Atleta vittorioso al netto di un eventuale giudizio in cassazione «è legittimo». E auspica «si possa arrivare attraverso un canale di diplomazia culturale a un accordo con il Getty Museum utile a riconoscere la proprietà italiana della statua e a prevederne il rientro nel nostro Paese, in modi e termini reciprocamente vantaggiosi. La contesa dunque è ancora aperta ed ogni decisione è rimandata alla fine di tutto il procedimento giudiziario.


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